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Fabio Fazio

Roberto Saviano a Che tempo che fa del 5/2/2012 (Video)

pubblicato da Malaparte in: Fabio Fazio Che Tempo Che Fa Roberto Saviano

Roberto Saviano è stato nuovamente ospite di Fabio Fazio nella puntata di Che tempo che fa andata in onda stasera, 5 fennraio 2012, ed ha parlato prima di Scampia, poi della poetessa e saggista polacca Wisława Szymborska, scomparsa il 1° febbraio 2012.

Fazio e Saviano, lo ricordiamo, saranno presto di nuovo insieme con la versione di Vieni via con me di La7.

Nella prima parte dell’intervento dell’autore di Gomorra si è parlato dell’articolo del 2 febbraio scritto dallo stesso Saviano per Repubblica.

Saviano ha espresso anche il proprio apprezzamento per la guardasigilli Paola Severino: «Con il Ministro dell’Interno c’è grande empatia, è una donna di grande coraggio e ha in mente importanti progetti», anche se, ha aggiunto lo scrittore, sulla lotta alla mafia «questo governo è persino in ritardo». Poi ha ribadito che ritiene sia indispensabile definire come bloccare i beni delle mafie, come riutilizzarli.

Infine, Saviano ha parlato, come dicevamo, della poetessa Wisława Szymborska. Ne ha parafrasato alcuni componimenti, ha letti alcuni stralci delle di lei poesie e quello che, per lui, è il più bel verso d’amore del ‘900.

Poi, a tentare di dissacrare un po’ il tutto, è arrivata, come di consueto, Luciana Littizzetto.

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La musica che ti gira intorno - Ivano Fossati a Che tempo che fa con Laura Pausini, Zucchero e Fiorella Mannoia

pubblicato da Malaparte in: Fabio Fazio Che Tempo Che Fa

Ivano Fossati

Questa sera, RaiTre propone un nuovo speciale di Che tempo che fa dedicato a Ivano Fossati. Proprio da Fazio, il 2 ottobre scorso, Fossati aveva annunciato che avrebbe lasciato la musica al termine del tour ancora in corso.

Fra gli ospiti che accompagneranno Fossati in questa serata-amarcord, che sancisce, di fatto, l’addio alle scene del cantautore, ci saranno anche Laura Pausini, Zucchero e Fiorella Mannoia.

Laura Pausini interviene in collegamento via satellite da Rio De Janeiro, in Brasile, dove è in tournée, per eseguire una versione “bossanova” de La mia banda suona il rock.

In studio, Fossati esegue Una notte in Italia, Mio fratello che guardi il mondo, Viaggiatori d’Occidente, La costruzione di un amore e una versione di Pensiero Stupendo che il cantautore ha scritto per Patty Pravo e ha cantato solamente una volta, live, a Venezia.

Con Zucchero, duetta cantando, fra l’altro, L’amore fa, con Fiorella Mannoia I treni a vapore, e con entrambi La musica che gira intorno, che dà il titolo allo speciale.

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Riccardo Iacona a Che tempo che fa del 15 gennaio 2012 (Video)

pubblicato da Malaparte in: Rai 3 Fabio Fazio Che Tempo Che Fa YouTube Selection

Mentre va in onda una splendida - e agghiacciante - puntata di Presadiretta, dal titolo «Mafia al Nord», pubblichiamo il video di Riccardo Iacona ospite, pochi minuti fa, di Fabio Fazio nella puntata di Che tempo che fa del 15 gennaio 2012.

Iacona è uno dei pochi grandi giornalisti rimasti in forze alla Rai. Quanto presenta le prossime puntate di Presadiretta dice:

«Prendiamo la crisi dal lato delle ricchezze che ancora abbiamo e che vorremmo tanto che fossero occasione di lavoro.
Parliamo di cemento, di terra, di immondizia, del ciclo dei rifiuti senza inceneritori. […] Poi ci sarà una puntata dal titolo “Malaroma”: in un anno a Roma, nella capitale, gambizzazione, gente ammazzata: 35 morti. C’è di mezzo la droga. E la polizia che non ha i soldi.
»

Bene fanno, Fazio e RaiTre, a dare visibilità e promozione alle proprie eccellenze: peccato per il poco tempo a disposizione per Iacona. Non me ne voglia Fazio: lo preferisco di gran lunga quando affronta tematiche del genere e invita personaggi come il giornalista, piuttosto che quando intervista i politici (si veda, in merito, la sua intervista a Mario Monti, per esempio).

Mario Monti a Che tempo che fa dell'8 gennaio 2012. Una "lezione" senza domande vere (Video)

pubblicato da Malaparte in: Fabio Fazio Che Tempo Che Fa

E’ la serata di Mario Monti: il premier è ospite di Fabio Fazio a Che tempo che fa.
La presenza in televisione del premier - già commentata ieri da Santoro, che proprio nel salotto di Fazio disse: «Magari venisse da me» - era stata annunciata qualche giorno fa. Ed era molto attesa anche perché dopo l’ospitata a Porta a Porta (criticata da queste parti soprattutto per l’atteggiamento di Bruno Vespa) ci era sembrato di capire che il presidente del Consiglio si sarebbe tenuto per un po’ distante dalle telecamere (eccezion fatta, naturalmente, per quelle che mandano in onda i suoi discorsi in Parlamento).

Personalmente, ho sempre nutrito - e dunque nutro anche adesso - una naturale repulsione per questo atteggiamento della politica nei confronti della televisione e della televisione nei confronti della politica. Sì, certo, Fabio Fazio non è un giornalista d’inchiesta, lo si è ripetuto più volte, e il suo atteggiamento è garbato e via dicendo. Ma in questi lunghi minuti, durante i quali Monti espone le linee guida del proprio Governo (rimanendo peraltro evasivo sulla maggior parte dei temi), Fazio ha l’atteggiamento di chi si pone in ascolto del “professore” che fa la sua lezione e da cui c’è solo da imparare. Non è necessariamente così, ma sicuramente non può essere così da parte del servizio pubblico, che ha il dovere, oltre che di dar spazio alle esternazioni del presidente del consiglio, di opporre anche obiezioni sensate, laddove ce ne sia ragione e margine.

Invece niente. Fazio fa le sue domande con una deferenza imbarazzante.

Per chi non l’avesse visto, i colleghi di Polisblog raccontano cos’ha detto Mario Monti). E qui, invece, ecco un esempio del “botta e risposta” (se così si può chiamare):

    Fazio: «Lei prevede, o ritiene indispensabile, l’aumento dell’Iva dal 21 al 23%?»
    Monti (che fino a quel momento aveva apprezzato le domande): «Eh, ma che caduta di livello». Poi inizia lo spiegone: il premier la prende alla larga. Alla fine Fazio prende il coraggio a due mani e, sommessamente, chiede: «Si ma io non ho capito se aumenterà o no l’Iva». Monti risponde: «Fa bene a non aver capito».

    Applausi e risate.

Forse ci meritiamo davvero le lezioni dal pulpito, e chi pensa di no è solamente un povero illuso.

Mario Monti a Che tempo che fa dell’8 gennaio 2012
Fabio Fazio e Mario Monti a Che tempo che fa dell'8 gennaio 2012Mario Monti a Che tempo che fa dell'8 gennaio 2012Mario Monti a Che tempo che fa dell'8 gennaio 2012Fabio Fazio e Mario Monti a Che tempo che fa dell'8 gennaio 2012

Michele Santoro a Che tempo che fa del 7/1/2012 (Video)

pubblicato da Malaparte in: Fabio Fazio Che Tempo Che Fa Michele Santoro Servizio Pubblico

Michele Santoro a Che tempo che fa - Avevamo anticipato qualche stralcio della lunga chiacchierata del giornalista con Fabio Fazio. ora il video integrale è disponibile sul canale YouTube della Rai.

Fabio Fazio ha esordito così:

«Io ancora non mi capacito che tu non sia in Rai».

La Rai è uno dei temi principali della conversazione: dal fatto che Santoro si senta uomo-Rai ancora adesso alla sua necessità di difendere la sua autonomia nel lavoro; dalla Rai che perde identità (Santoro salva solo RaiTre), così come Mediaset, ai tentativi (a volte riusciti) di spegnere vari programmi; dall’ipotesi di privatizzazione (che Santoro un tempo riteneva possibile, ma ora pensa, invece, che bisognerebbe provare a far esistere una struttura televisione pubblica che funzioni, con una gestione del servizio pubblico attraverso curricula. Il giornalista ricorda la sua provocazione-candidatura a d.g. Rai) ad Augusto Minzolini che, recentemente, ha dichiarato di comprendere Santoro e i suoi ricorsi (Santoro ne ride e sottolinea che la materia dei ricorsi era un po’ diversa). Poi si torna a parlare dell’esperimento.

«Dall’esterno appare un programma normale. Io devo andarmi a trovare la pubblicità personalmene. E il fatto di essere riuscito a trainare in questa impresa - che poi hanno trainato me - più di 100mila persone coi loro 10 euro è stata un’impresa. Io non ho ancora speso un euro di quel che mi hanno dato: possiamo continuare. Ma è chiaro che se la loro partecipazione venisse meno, questa impresa non ha più senso di esistere. […] In Italia siamo costretti a vedere un programma che rendeva più di quanto costava uscire dalla televisione pubblica».

Parliamoci chiaro: il fatto che in Rai si possa nuovamente parlare della Rai in questo modo - al di là di come la si pensi su Santoro - è un segnale importante. Meno importante il fatto che Santoro - come sempre - non resista alla tentazione di fare il tribuno politico.

Comunque, oltre alla promozione per Servizio Pubblico (che riparte giovedì), personalmente, continuo a pensare che sia un chiaro segnale di riavvicinamento all’azienda. Che, a seconda del “tifo” verrà letto come un fallimento dell’esperimento multipiattaforma o come un successo dello stesso. I bilanci e le conclusioni, ovviamente, si trarranno a fine stagione.

Enzo Jannacci e Quelli che... Vengo anch'io, tutte le esibizioni (Video)

pubblicato da Malaparte in: Fabio Fazio Che Tempo Che Fa YouTube Selection

Ci sarebbe da fare un pezzo con aneddotica per ogni esibizione dello speciale Enzo Jannacci di Che tempo che fa: Vengo anch’io. Nel filmato qui sopra, la parte finale dello speciale: Antonio Albanese introduce una versione decisamente originale di Quelli che…, celebre brano di Jannacci che è diventato anche sigla della trasmissione dedicata al calcio (il cui primo conduttore fu proprio Fabio Fazio.

Quelli che. E quelli che vogliono bene ad Enzo Jannacci si sono uniti a lui nel gran finale di uno speciale di gran qualità che ha racchiuso in se storia della televisione, gusto per l’amarcord (a metà fra Che tempo che fa e Anima mia) e quel nonsense tipico di Jannacci, che può apparire innocuo ma che, in realtà, è pregno di critica sociale.

In verità è stato Jannacci - apparso molto invecchiato, ma ancora voglioso di stare in scena, con il figlio Paolo al pianoforte per tutta la serata, e molto commosso quando ha accompagnato l’esibizione del padre - a unirsi agli altri: ha partecipato allo speciale a lui dedicato nei venti minuti finali (dopo il salto la parte iniziale dell’esibizione), ma il suo spirito dissacrante era presente in tutte le esibizioni e performance.

In Paolo Rossi che ha cantato “Il Palo” e “Se me lo dicevi prima”. In Dario Fo che ha cantato “Ho visto un re”. In Antonio Albanese che, prima di introdurre “Quelli che”, ha cantato “Vengo anch’io”. E in tutti gli altri, che trovate qui di seguito: Ale e Franz, Massimo Boldi e Teo Teocoli, Fabio Fazio, Ornella Vanoni, Cochi e Renato, Cristiano De Andrè, J-Ax, Roberto Vecchioni e Paolo Jannacci.

Sì, c’è qualche discontinuità nello spettacolo, non c’è dubbio: Fabio Fazio, mentre inizia la gag con Ale e Franz, lo dice: «Non si è mai visto un programma così, in televisione. Non si capisce niente». Ecco, forse qualche volta si è visto, un programma così, anche se raramente, negli ultimi tempi. Perché un programma così è la negazione della tv di oggi, quella delle false lacrime vere e delle risatine stentate, quella delle autopromozioni e del buonismo che piace a tutti. Vengo anch’io è la negazione di tutto questo, ed è anche la tv che ci piace, senza troppi sconti, senza troppo cerchiobottismo. Come il testo di questo Quelli che, con tutti coloro che hanno partecipato a questa doverosa celebrazione, riscrivendo un classico fatto per essere riscritto. Esattamente come questo bello speciale. E come quelli che…

Quelli che, quelli che hanno 254mila254 amici su Facebook e poi cenano soli la sera in latteria
Quelli che non pagano le tasse in Italia perché non conviene, ma in Svizzera le pagherebbero
Quelli che non si sposano perché non se lo possono permettere e quelli che non divorziano perché non selo possono permettere
Quelli che escluse le mamme e le sorelle
Quelli che si sdraiano nudi al sole di Sharm per abbronzare i datteri
Quelli che non si ricordano mai i nomi dei sette nani
Quelli che ci vorrebbe uno Steve Jobs italiano, un Obama italiano, un Marchionne italiano
Quelli che se Enzo Jannacci, Enzo Jannacci fosse governatore della Bce si capirebbe tutto meglio
Quelli che tutti i giorni fanno pilates ma poi non ti vengono a trovare perché non hai l’ascensore

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Speciale Enzo Jannacci - Paolo Rossi canta Il palo e Se me lo dicevi prima (video)

pubblicato da Malaparte in: Rai 3 Fabio Fazio Che Tempo Che Fa

Paolo Rossi ha cantato, nello speciale Vengo anch’io, due canzoni di Enzo Jannacci: Il palo, accompagnato dallo straordinario clarinetto di Paolo Tomellieri e poi Se me lo dicevi prima (che è diventata, recentemente, anche tormentone di Crozza-versione-Marchionne).

Ha fatto anche un monologo, breve, in cui ha raccontato di un Aspettando Godot messo in scena dallo stesso Rossi, Gaber, Jannacci e Felice Andreasi (attore piemontese scomparso il giorno di Natale del 2005): l’aneddoto risale al 1991. La commedia dell’assurdo di Samuel Beckett venne messa in scena al teatro Carcano di Milano e al teatro Goldoni di Venezia.

Forse, qualcuno dei lettori ricorderà che Paolo Rossi e Enzo Jannacci hanno partecipato insieme al Festival di Sanremo del 1994, con un brano - naturalmente - dissacrante, dal titolo I soliti accordi (arrangiato da Giorgio Cocilovo e Paolo Jannacci, il figlio di Enzo): il video dell’esibizione, dopo il salto, mostra quanto i due fossero decisamente un momento di rottura per la messa cantata di Sanremo, condotta, all’epoca, da Pippo Baudo.

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Fabio Fazio: «Lorenza Lei rivuole Roberto Saviano in Rai»

pubblicato da Malaparte in: Fabio Fazio


Fabio Fazio si racconta in un’intervista al Corriere della Sera e parla, oltre che di sé e del suo Che tempo che fa, anche dei progetti futuri. In particolare, di quelli con Roberto Saviano (che, come noto, rivedremo su La7 e non su RaiTre):

«Lorenza Lei, nell’incontro che ho avuto a giugno, mi ha detto che vuole assolutamente riportare Saviano in Rai. Vedremo. Intanto ora facciamo La7 (a maggio), poi chissà. Le cose hanno una stagione, non sono eterne. Di certo quello è stato un atteggiamento della Rai molto grave»

Nel corso dell’intervista, Fazio commenta anche quel che gli si imputa molto spesso. Ovvero, di essere troppo buono:

«Ormai c’è questa volontà sciocca e per me insopportabile del politicamente scorretto. Per non essere tacciati di moralismo si preferisce il cinismo. Ma le parole sono importanti. La scorrettezza come simbolo di coraggio serve per costruire monumenti a se stessi»

Si può anche essere d’accordo: d’altro canto, Che tempo che fa ha regalato, negli anni, ottimi momenti di televisione. Penso, per esempio, recentemente, all’accoppiata Lou Reed-Metallica, che non avrebbe mai trovato spazio in altri programmi mainstream italiani: ma gli esempi, andando a ritroso nel tempo, sono numerosissimi e di qualità (come prova, fra l’altro, la percezione degli utenti di TvBlog, che hanno premiato la squadra ai TvBlog Awards 2011). Ma ha regalato anche, soprattutto di recente, qualche promozione di troppo - il libro di ieri di Zucchero valga come esempio su tutti - e qualche intervista che, forse, avrebbe potuto essere condotta diversamente, fermo restando che Fazio conduce in un talk-salotto e non deve certo essere un watchdog giornalistico. Quello lo dovrebbero fare i giornalisti.

Che tempo che fa pronto per il week end di Rai1

pubblicato da Hit in: Talk Show Rai 1 Rai 3 Fabio Fazio Che Tempo Che Fa

Che tempo che fa pronto per il week end di Rai1

Ci sono delle cose che devono, o che dovrebbero naturalmente prendere la propria strada per un ordine che non ha bisogno di scrittura ma che è già scritto. Prendiamo il caso di Che tempo che fa , il programma che conduce Fabio Fazio nei fine settimana di Rai3 da alcuni anni. Ormai è diventato, a torto o a ragione, ognuno è ovviamente libero di pensare come crede, uno dei punti fermi del palinsesto televisivo italiano. Per alcuni forse un po’ troppo referente verso una parte del nostro paese, per altri invece cardine del dibattito culturale nella TV di oggi. Che tempo che fa è un talk, nel senso letterale del termine, si parla, si discute di libri, di cinema, di musica e di cultura in genere, in alcuni casi per la verità sotto la spinta della promozione impellente.

Ieri sera per esempio c’era in apertura di trasmissione una conversazione con Massimo Mucchetti, giornalista economico del Corriere della Sera, che è valsa in termini di comprensione della crisi economica che stiamo attraversando più di decine e decine di pagine di giornale, più di quasi tutti i servizi dei telegiornali, che spesso danno tutto per scontato, a partire da quei termini economici che fanno più la gioia di chi li pronuncia che la vera voglia di farsi capire da chi li ascolta. C’era poi un Tiziano Ferro, in promozione, che ha presentato due pezzi del suo nuovo lavoro musicale “L’amore è una cosa semplice” (video dopo il continua) presentato da Fazio come unica ospitata televisiva del cantante laziale, c’era forse una frecciatina al #piùgrandespettacolodopoilweekend?

Quindi un Ettore Scola, uno dei registi cinematografici italiani più grandi di sempre, che si è raccontato fra gli imbarazzi di un’età che avanza e ricordi di un passato molto diverso rispetto ad un presente che contiene però, a suo dire, anche cose belle sul fronte cinematografico. Una confessione di un signore di 80 anni, autore di alcune delle più belle pellicole italiane di sempre, fatta con la calma, con il disinteresse e l’autorevolezza che solo tutti quegli anni sulle spalle ti conferiscono. Ecco tutto questo per dire, che se ci fosse un ordine naturale delle cose che governasse la Rai di adesso, questo programma dovrebbe passare da subito nel week end della rete ammiraglia del servizio pubblico. In termini squisitamente tecnici Rai1 otterrebbe di far riposare il proprio game quotidiano, mentre in termini editoriali porterebbe nella propria squadra un programma autorevole, oltre che stilisticamente ben fatto. Tutto questo ovviamente al netto di fattori politici che qui non ci interessano e che purtroppo in Rai hanno una importanza troppo grande. Chiaro che a Rai3 non sarebbero d’accordo su questa decisione, ma forse questo è un passo che la direzione generale Rai dovrebbe almeno mettere sul tavolo, ma questo è un altro discorso.

Voi sareste d’accordo nel trasloco di Che tempo che fa su Rai1? Votate nel nostro sondaggio dopo il continua.

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Luciana Littizzetto a Che tempo che fa: «Grazie Napo». Ma grazie di che?

pubblicato da Malaparte in: Fabio Fazio Che Tempo Che Fa Luciana Littizzetto


A me piace sparigliare. Perché mi piacciono i fatti e non il tifo. Mi piace raccontare di La7 che dà per prima (fra le generaliste) il videomessaggio di Berlusconi, così come del fatto che non debba cedere alla tentazione di trasformarsi in una “all news” - prendendo a prestito il “buco”, che è avvenuto con modalità piuttosto buffe, dell’uscita di Monti. Mi piace sparigliare perché mi piace il pensiero critico e mi piacciono i ragionamenti trasversali. Quel che non mi piace è l’uniformarsi. Quel che non mi piace è che esistano delle categorie di pensiero. Che se uno critica il personaggio A, secondo qualcuno lo faccia per qualche ragione X. Che se parla bene di C, lo faccia perché deve dimostrare di essere fedele a Z. Non è così. E’ che bisognerebbe almeno provare a pensare lateralmente (altrimenti, poi, succede che se un parla bene di Rai News è comunista, se non ne parla non dà conto dell’ottimo lavoro di Rai News. Un paradosso, insomma). Ecco a quale premessa sono costretto per dire quel che sto per dire.

Ovvero, che a me Luciana Littizzetto che ha detto in studio

«Grazie Napo»

(Napolitano, ndr) e che l’ha fatto ripetere, al tre,

«Uno, due, tre, grazie Napo»

in coro al pubblico di Che tempo che fa (che nel frattempo non ha mica cambiato casa di produzione, che a sua volta non ha mica cambiato proprietari), be’, a me questo evento ha generato una profonda tristezza. Perché non era un numero comico. Non era satira. Non era null’altro che un «grazie» acritico, immotivato.

La satira fa politica, chi dice di no. La satira fa politica perché sbeffeggia il potente di turno: per questo non piace. Perché sbeffeggia tutti. La satira che ringrazia, invece, che cos’è? Uno zerbino televisivo?

Non mi è piaciuto. Come non mi è piaciuto l’omaggio ex ante a Monti di ieri. Come non mi è piaciuta la battuta di Santoro a Servizio Pubblico che ha detto di non volersi “già inimicare” il futuro presidente del consiglio.

Giornalisti e satiri non devono aver paura o desiderio di avere amici o nemici. I giornalisti devono essere i cani da guardia del potere (qualunque potere sia) e i satiri sbeffeggiarlo (qualunque potere sia). Tutto il resto è anomalia all’italiana. E il «Grazie Napo» (ma grazie di cosa, esattamente?) non fa che proseguire, ancora una volta, la retorica televisiva berlusconiana iniziata quasi vent’anni fa. L’unica differenza è che la prosegue dall’altro lato della barricata.