5 minuti prima, Tecla Insolia: “Una serie per adolescenti, ma anche una guida per i genitori”

Cantante e attrice, Tecla ci ha raccontato com’è stato interpretare la giovane protagonista di questa serie e le sue “prime volte” a Sanremo e su un set

A soli 18 anni, Tecla Insolia ha una carriera davvero niente male. Dopo aver vinto la prima edizione di Sanremo Young, a Sanremo 2020 (nelle Nuove Proposte) è arrivata seconda con il brano “8 marzo”, vincendo il Premio Lucio Dalla e il Premio Enzo Jannacci. Parallelamente, però, Tecla Insolia ha intrapreso anche la carriera d’attrice che, dopo averla portata a recitare in Vite in fuga ed ad essere una giovane Nada nel film-tv La bambina che non voleva cantare, la vede ora protagonista di 5 minuti prima, disponibile in esclusiva da oggi, giovedì 6 ottobre 2022, su RaiPlay.

Tecla è Nina, 16enne che non riesce proprio ad affrontare una delle prime volte più desiderate e temute da tutti noi: la prima esperienza sessuale. Paure, dubbi, ma anche voglia di crescere e di dimostrare a se stessa di essere all’altezza delle situazioni: Nina è un personaggio ordinario in cui molti di noi -non per forza gli adolescenti- possono ritrovarsi.

“Per entrare nei suoi panni ho letto a fondo le sceneggiature e parlato con il regista Duccio Chiarini”, ci ha raccontato Tecla. “E ci siamo fatti la stessa domanda, durante le prove prima dell’inizio delle riprese: ‘Chi è Nina?’. Non lo abbiamo scoperto, ma abbiamo affrontano questo personaggio di volta in volta. Insieme a Duccio c’è stata una simbiosi. Di sicuro in Nina c’è un po’ di me, nel modo che ha di approcciarsi alle nuove esperienze. Anche io sono introversa come lei, anche se ultimamente voglio cercare di non esserlo!”.

5 minuti prima è stata presentata in anteprima al Giffoni Film Festival, rivelandosi così al proprio pubblico di riferimento, ovvero i più giovani: quali sono state le reazioni che hai ricevuto allora e quali speri che possano essere le reazioni del pubblico inevitabilmente più ampio di RaiPlay?

“Purtroppo per impegni lavorativi non sono potuta essere all’anteprima della serie, ma sono stata a Giffoni qualche giorno dopo per partecipare ad un evento musicale del Festival. Ma ti posso rispondere: quando ho fatto il blue carpet alcune persone -sia adulti che giovani- mi hanno fatto i complimenti per la serie. È stato un momento molto bello! Spero che questa serie sia vista non solo dai ragazzi: 5 minuti prima potrebbe anche essere una guida, un po’ confusionaria, per i genitori che si ritrovano ad avere questi mostriciattoli incontrollabili in casa”.

Questa serie arriva dopo numerose altre produzioni italiane dedicate all’adolescenza, come Skam Italia, Prisma, Mental, Nudes… Ma cos’ha di differente 5 minuti prima?

“Ho visto tutte le serie che hai nominato. 5 minuti prima rispetto a queste ha la particolarità che permette alla protagonista di esprimersi tramite la sua passione, che è il disegno. Nel corso della serie ci sono queste inserzioni fumettistiche che rende il tutto più ricco. Ma la vera differenza sta nella regia di Duccio: è stata volutamente scelto un approccio non sofferente al problema di Nina, che poi non è un problema”.

C’è sì del drama, ma non è assolutamente cupa…

“Esatto, è una serie drammatica ma ha un tocco di leggerezza e non superficialità. Una cosa, questa, dovuta anche all’età della protagonista (ha 16 anni, ndr), un po’ più piccola rispetto alle altre serie”.

Pensi che una seconda stagione potrebbe essere possibile? Magari focalizzandosi su altri personaggi…

“Un po’ come Skam Italia… Oggi a pranzo volevo chiederlo ai produttori! Ma io spero di sì, mi piacerebbe molto vedere come proseguirebbe la storia di Nina ed anche di tutti gli altri personaggi”.

Tecla Insolita con il regista Duccio Chiarini e Ludovica Ciaschetti (Julia) © Debora Vrizzi

Sei molto giovane, eppure nella tua carriera hai già affrontano due prime volte molto importanti: la prima volta a Sanremo e la prima volta su un set: c’è qualcosa che le accomuna?

“Sicuramente ci sono dei punti in comune tra un set e il palco di Sanremo. Per me è la confusione nella preparazione: sono ambienti in cui riesco a muovermi bene nel mio ordine mentale, un po’ traballante, ma che mi fa appassionare a quello che faccio. Il mio momento preferito a Sanremo è stato quando stavo per salire sul palco, subito dopo la pubblicità, mentre l’orchestra aveva iniziato ad accordarsi: fu il momento più poetico di quell’esperienza. Su un set, invece, c’è il primo giorno di riprese”.

E quale vorresti che fosse, invece, la tua prossima prima volta, il tuo prossimo traguardo?

“Come prossimo obiettivo ho quello di non fermarmi mai. Spero che arriveranno altri lavori, e di poterli accogliere come vorrei costruire la mia carriera lavorativa, sia nella musica che nella recitazione. Lo farà fin quando potrò oppormi alle limitazioni che la società impone io andrò avanti per la mia strada”.