La bambina che non voleva cantare, una favola italiana sulle note della nostalgia e dell’ottimismo: la recensione

Non la classica biografia televisiva per Nada, la cui infanzia è raccontata soffermandosi sulle sofferenze ma anche sulle speranze di un futuro migliore

Fin dal suo titolo, La bambina che non voleva cantare rivela la propria natura. Non una vera e propria biografia (anche se, in fondo, di quello si tratta), ma la storia della nascita di una stella di nome Nada. Il film-tv di Raiuno nato dal libro “Il mio cuore umano” (edito da Edizioni Atlantide) assume piuttosto i connotati della favola italiana, che porta a conosce l’avventura di, appunto, una bambina che non voleva cantare.

L’infanzia raccontata da Nada nel libro sopra citato ha aiutato e non poco la regista Costanza Quatriglio nel pensare a questo progetto come ad un racconto favolistico. Il mondo che circonda la piccola Nada è quello di personaggi buoni, a volte eccentrici, ma sempre pronti a dare alla protagonista un insegnamento o una visione del mondo che, alla fine, si rivelano essere tasselli di una morale più grande.

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C’è tanta realtà, sia chiaro, nel film-tv: c’è la provincia, la paura di restarvi ingabbiati, l’orizzonte delle luci della ribalta che (negli anni Sessanta come oggi) alimentano sogni e speranze. Ma c’è anche il male di vivere, ai tempi non ancora ben identificato, di cui soffre la madre della protagonista: un male che prova ad inghiottire tutti gli altri personaggi, ma che non ci riesce.

Perché La bambina che non voleva cantare non rinuncia mai a quella vena di ottimismo che vediamo fin dai primi minuti: anche nelle scene più drammatiche, resta nell’aria la volontà di non cadere mai nel dramma più cupo, ma piuttosto di dare la dimostrazione che un sorriso può aiutare ad andare avanti.

Il film-tv diventa così qualcosa di altro rispetto alle altre produzioni simili viste sul piccolo schermo: la vita di Nada non è un racconto di formazione (tant’è che finisce là dove comincia il suo successo a livello nazionale), ma è uno sguardo su quel passato che va custodito e protetto.

La direzione intrapresa funziona: si segue la crescita di Nada senza cadere nel già visto, ma con un ritmo tutto suo, a volte veloce altre lento, ma sempre adatto alla situazione. Ovviamente, stiamo parlando di una storia che andrà a toccare le corde di un pubblico più grande, e di questo si tiene conto.

La bambina che non voleva cantare si prende così un posto tutto suo all’interno delle fiction dedicate ai personaggi pop del nostro tempo. Un posto comodo, senza sgomitare, per trovare un pubblico ben disposto a sentire questa storia di una bambina di nome Nada che di cantare non voleva sentire parlare.