Prisma di Prime Video è per adolescenti, ma anche per tutti gli altri: la recensione

Bessegato e Urciuolo, già dietro Skam Italia, accompagnano il pubblico dentro una generazione a sua volta immersa tra dubbi e incognite

Se non siete adolescenti, nel vedere Prisma dovrete inevitabilmente soccombere all’idea che tra voi e le nuove generazioni sì, c’è un abisso. Ma non è un abisso cupo, che spaventa, o da cui stare lontani: se c’è una cosa la nuova serie tv di Prime Video vuole raccontare è quanto la diversità dei ragazzi e delle ragazze di oggi rispetto al passato sia improntata non alla distruzione, ma all’evoluzione. E i protagonisti di Prisma evolvono, anche senza saperlo, proprio come i giovani telespettatori che vedranno le loro storie.

Prisma serie tv, la recensione

L’esperienza accumulata da Ludovico Bessegato e Alice Urciuolo, creatori di Prima, sul set di Skam Italia si vede tutta: non a caso il confronto con la serie tv ex TimVision ed ora su Netflix è inevitabile, almeno durante i primi episodi. Poi, però, succede qualcosa: Prisma inizia a vivere di vita propria, emancipandosi da un confronto sì inevitabile, ma che diventa via via superfluo, tanto si resta coinvolti da vicende che -proprio a differenza di Skam- non si focalizzano su un personaggio specifico a stagione, ma che abbracciano tutto il gruppo di giovani protagonisti.

Dai gemelli Marco e Andrea (interpretati da un unico, bravo, attore, Mattia Carrano), ai loro amici e primi amori: Prisma resta fedele al suo titolo ed offre davvero una varietà di situazioni dentro il pubblico può immergersi. Ma, più che l’intento narrativo, a prevalere è la sensazione di libertà che questa serie vuole trasmettere al pubblico che la guarderà, a prescindere dall’età anagrafica.

Ed, appunto, “evoluzione” ci sembra la parola migliore da usare per descrivere questa serie: perché, che lo vogliate o no, le nuove generazioni saranno sempre differenti da quelle che le hanno precedute. Prisma parte da questa considerazione per costruire un racconto corale in cui le storie sono tante, ma sono tutte accomunate da una necessità di comprensione che parte dai diretti interessati. Dai fratelli protagonisti, passando per la relazione virtuale dell’amico Daniele (Lorenzo Zurzolo), fino alla curiosità di Nina (Caterina Forza) verso chi la circonda e i dubbi che assalgono i vari genitori -che anche qui fanno capolino ma non sono mai al centro-.

La sceneggiatura di Prisma si comporta come ogni adolescente e si pone delle domande, si chiede cosa sia giusto e cosa sbagliato, fa degli errori, chiede scusa e ci riprova. Bessegato e Urciolo, rispetto all’esperienza con Skam Italia, diventano più riflessivi con i loro personaggi che sì, frequentano feste e praticano sport di gruppo (ma il nuoto resta un’attività solitaria), ma assaporano meglio gli attimi che si ritrovano a vivere.

In questo, la regia di Bessegato si conferma attenta a valutare gli istanti, proponendoli al rallentatore quando necessario, come ad enfatizzarne il significato; oppure soffermandosi su attimi apparentemente riempitivi, come lo sguardo che osserva il panorama durante un viaggio in auto, ma che alimentano la natura riflessiva di personaggi di fantasia, ma in cui qualcuno sarà riuscito a immedesimarsi.

Prisma, si leggerà da più parti, è la serie tv dell’inclusione e della fluidità: mai una serie italiana è stata più audace nel raccontare la crescita soffermandosi più sui dubbi che sulle certezze. Ma Prisma è anche una serie sulla comprensione o, meglio, sulla necessità di comprendere e di capire. E, proprio per questo, in alcuni momenti riesce a toccare le corde di chi adolescente non lo è più.