Skam Italia 5 ci ricorda che possiamo essere tutti bulli, ma anche che possiamo crescere: la recensione

Alla sua prima stagione non derivata dal format norvegese, Skam Italia esce dai confini del già detto e visto, esplora nuovi territori e fa centro

Su Skam Italia non possiamo non essere d’accordo su una cosa: dal 2018 ad oggi quella che è nata come serie tv di nicchia e destinata ad un pubblico ristretto è cresciuta. Eccome, se è cresciuta: merito del format norvegese che non ha mai tradito la sua missione, ma anche -e soprattutto- di chi ha lavorato alla versione italiana, con lo stesso obiettivo. Skam Italia 5, però, è ancora di più, per una serie di ragioni che cercheremo di spiegarvi in questo articolo.

Skam Italia 5, la prova “italiana” è stata superata

Partiamo dal primo dato di fatto di cui eravamo a conoscenza fin da quando Netflix (su cui sono disponibili tutte le stagioni) ha rinnovato la serie: questa quinta stagione è la prima a non seguire il percorso indicato dall’originale norvegese, chiuso dopo quattro stagioni con la fine della maturità dei protagonisti.

Ludovico Bessegato, regista e sceneggiatore con Alice Urciuolo, ha sempre seguito con precisione il format scandinavo, fino all’ultima puntata di Skam Italia 4, in cui il POV passa da quello della protagonista di stagione Sana (Beatrice Bruschi) a tutti i personaggi principali delle stagioni.

Skam Italia 5 parte, insomma, con questo grande interrogativo: “E adesso?”. Una domanda che ha trovato risposta, in Bessegato ed Urciuolo, con una mossa inaspettata ma che ha fatto decisamente centro.

Se nelle prime quattro stagioni Skam Italia ha scandagliato il mondo dei sentimenti in una delle età più difficili per l’uomo e la donna, ora è il momento di diventare più concreti e guardare in faccia alla realtà che ci circonda. Perché se è vero che è una serie per adolescenti, è altrettanto vero che il pubblico che ha iniziato a seguire la serie nel 2018 è cresciuto insieme al cast. E crescere vuol dire affrontare nuovi problemi.

Elia e la virilità tossica: Skam Italia 5 supera (finalmente) il confine

È toccato ad Elia Santini ed al suo bravo interprete Francesco Centorame prendere per mano il pubblico ed accompagnarlo in quello che è il passaggio di Skam Italia tra un “prima” e un “dopo”. La quinta stagione, forte probabilmente di una richiesta giunta da Netflix (che ricordiamo ha acquisito la serie da TimVision), getta il protagonista in un limbo, sotto vari aspetti.

Si ritrova ancora al liceo perché bocciato; è diviso tra le prove della band formata con gli amici di sempre ora all’Università e i compiti in classe; soprattutto vorrebbe anche lui iniziare una relazione, ma la patologia di cui è affetto (l’ipoplasia peniena, comunemente detta “micropene”) lo blocca.

La scelta di un disagio (ricordiamoci che la parola “Skam” vuol dire proprio “disagio, vergogna”) così specifico riesce a catturare un tema molto più universale ed in cui tutti finiamo per essere coinvolti.

Skam Italia parte infatti dal problema di Elia per raccontare come la virilità tossica e gli stereotipi che l’accompagnano e secondo cui un uomo per essere considerato tale debba avere determinati requisiti fisici e comportamentali non sia solo qualcosa di cui leggiamo nei giornali, ma sia davvero presente nel quotidiano di ciascuno di noi.

Skam Italia
© Netflix

Bessegato, Urciuolo ed il regista Tiziano Russo affrontano l’argomento della virilità tossica affidandolo a uomini e donne non ancora adulti, ma non più bambini: i personaggi di Skam Italia 5 vivono -proprio come Elia stesso- in un limbo, e forse proprio questo essere ancora alla ricerca di se stessi permette di fare del tema principale della stagione qualcosa da raccontare senza arrampicarsi su teorie, concetti e spiegoni. Ma che, semplicemente, viene vissuto sulla loro pelle. Che siano i ragazzi (la scena dell’abbraccio di componenti storici maschili del cast racchiude dialoghi su dialoghi in materia), o le ragazze, il genere diventa superfluo se si tratta di aiutare un amico.

E questo vissuto, che mancava nelle stagioni scorse -almeno in modo così forte ed attualizzato- segna un confine tra quello che era Skam Italia fino alla quarta stagione e quello che è diventato con la quinta: una serie che ha imparato ad aprirsi non solo ai sentimenti ed alle sue ramificazioni più varie, ma anche al senso di inadeguatezza che, giovani o adulti, ci attanaglia sempre.

Skam Italia 5 e quell’avvertimento a tutti noi

© Netflix

Non c’è solo la vicenda legata ad Elia in questa stagione di Skam Italia. Senza fare spoiler, scopriremo nel corso degli episodi che un altro personaggio della serie (o forse più di uno) deve affrontare il dolore legato alle conseguenze di una manipolazione psicologica.

Questo, insieme a quanto deve subire Elia non appena la sua condizione diventa una notizia pubblica, va a formare quella che potremmo considerare il vero senso di Skam Italia 5.

© Netflix

Ciò che emerge da questi episodi è infatti anche la triste ma effettiva consapevolezza che viviamo in un’epoca in un tutti possiamo diventare bulli. Da una risatina, ad una battuta detta sottovoce ma non troppo, fino al semplice gossip che si trasforma in body shaming. Ma anche approfittandosene di chi non ha ancora tutti gli strumenti utili per capire come muoversi nel mondo.

Skam Italia 5, alla fine della sua visione, ci lascia proprio con questo monito: se è vero che possiamo essere vittime, ricordiamoci che spesso siamo anche artefici. E proprio da qui dobbiamo partire, se vogliamo davvero crescere. I ragazzi di Skam lo stanno capendo, ora tocca a noi.