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Elezione del Capo dello Stato. Quello che i talk di prima serata sperano

Lunedì partono le votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica e ogni talk spera di raccontare l’evento. Con l’incubo Sanremo

Lunedì partiranno le votazioni per l’elezione del Presidente della Repubblica che, inevitabilmente, si trasformeranno anche in un evento televisivo. Speciali a raffica durante la giornata, ma anche talk di prima serata chiamati a modificare temi e scalette, con lo sguardo sul Colle che diventerà prioritario.

Il covid stravolgerà gli scenari. Si effettuerà infatti un solo scrutinio al giorno, con gli ingressi di parlamentari e grandi elettori scaglionati per evitare assembramenti. I senatori entreranno in aula dalle 15 alle 16.40, i deputati dalle 16.41 alle 19.25 e i delegati regionali dalle 19.26 alle 20.

Un procedimento lento che, per paradosso, rischierà di azzerare il senso dei lunghi approfondimenti pomeridiani già annunciati da Rai1, Rete 4 e La7, con la maratona di Mentana che farà storia a sé, perché in questo caso stiamo parlando di un format indipendente che fa spettacolo sul concetto stesso di attesa.

Ecco allora che l’occhio di bue si sposterà sul palinsesto serale, con la proclamazione del Capo dello Stato che potrebbe avvenire in pieno access prime time, con analisi, commenti e ulteriori sviluppi affidati alle proposte della sera.

Ad oggi, anche se nessuno lo ammetterà mai, le redazioni dei programmi tifano affinché l’elezione ‘cada’ nella loro serata di riferimento.

Quarta Repubblica, ad esempio, spera che già il primissimo scrutinio vada a segno come accadde a Cossiga nel 1985 e a Ciampi nel 1999. Difficile, ma non impossibile.

Se ci volessero due tornate, a beneficiarne sarebbero Cartabianca, Di Martedì e in parte Fuori dal Coro. Floris sarebbe costretto a rinunciare ai numerosi blocchi registrati, ormai diventati un must, mentre Giordano potrebbe a sorpresa rendere marginale l’avvenimento, considerata la natura del suo ‘show’.

Con tre operazioni di voto si approderebbe al mercoledì, giorno presieduto da Zona Bianca e Non è l’Arena, rispettivamente su Rete 4 e La7.

Con quattro scrutini a sorridere sarebbero Dritto e rovescio e, soprattutto, Piazzapulita. Formigli, a differenza di Del Debbio, da mesi ha avviato una narrazione accurata sui destini del Quirinale e gradirebbe non poco la fortunata concomitanza. Stando ai precedenti, quattro furono le operazioni necessarie per eleggere Mattarella nel 2015 e Napolitano nel 2006. Per il bis di quest’ultimo, al contrario, ce ne vollero sei. Se succedesse ancora, stavolta si invaderebbe la programmazione del weekend, bloccatissima su Rai 1 e Canale 5 (Tali e quali e C’è posta per te non verrebbero toccati) e sostanzialmente ‘spenta’ sulle altre generaliste. Suggestiva, invece, l’ipotesi di una cronaca consegnata a Propaganda Live al termine di un quinto scrutinio che, a Mediaset, troverebbe l’occupazione surreale del Grande Fratello Vip.

Nove, infine, è il numero da non raggiungere assolutamente per evitare clamorose sovrapposizioni con Sanremo. Tuttavia, con il raggiungimento di nove votazioni per la scelta del Presidente della Repubblica, più che il Festival a tremare sarebbe il Paese, che andrebbe dritto verso una dolorosa crisi di governo.