Stanotte a Napoli con Alberto Angela è il vero regalo di Natale agli italiani

Stanotte a Napoli regala una puntata diversa, in cui la colonna sonora restituisce la vita della città e le immagini la sua maestosità.

Visto che qualcuno ha ‘minacciato’ doni natalizi di stampo quirinalizio per il 2022, vale la pena ricordare il significato della parola ‘regalo’: e questo Stanotte a Napoli di Alberto Angela ne è un ottimo esempio. Si può dire, senza possibilità di smentita, che questa nuova puntata del ciclo di Stanotte a… è il vero regalo di Natale per gli italiani in questo ultimo scampolo, particolarmente difficile, del 2021. Una serata di bellezza, nei contenuti e nella forma, per un programma che riesce a regalare di volta in volta qualcosa di diverso, mantenendo sempre elevatissima la qualità della scrittura, della produzione, della realizzazione visiva.

Difficile non ripetersi parlando di un programma che, appuntamento dopo appuntamento, fa della cura uno dei suoi principali tratti distintivi. Ma Stanotte a… ci aiuta a non farlo, offrendo al telespettatore ogni volta qualcosa in più: e non è facile. Dopo aver resuscitato la quotidianità di Pompei, adesso riesce a farci vivere Napoli come se fossimo davvero tra i suoi vicoli, permettendoci di godere della loro bellezza, di ripercorrerne la storia, di soffermarci su dettagli invisibili solitamente soffocati da alcuni dei mali atavici della città, dal traffico impossibile che attanaglia anche le zone pedonali al quel caos che col folklore ha poco da vedere, dall’arroganza di pochi alla distrazione di tanti.

Come promesso in conferenza stampa, in tv arriva una Napoli nascosta e segreta, che rivela tesori ignoti anche ai suoi abitanti: tesori più noti come quello di San Gennaro, nel cuore della città, ma anche piccoli scrigni quasi impercettibili, come le tante piccole chiese che intervallano i ‘vasci’ dei Quartieri Spagnoli e che riescono a raccontare la storia antica della città e nello stesso tempo finiscono per essere uno spaccato della società contemporanea. Penso alla ‘fotografia’ che restituisce un luogo unico come la Galleria Borbonica: un viaggio nel tempo reso possibile da una qualità di ripresa di ultima generazione. Una città sospesa tra passato e presente, con un futuro sempre incerto, che Stanotte a Napoli riesce a raccontare in tutte le sue stratificazioni, storiche, artistiche, sociali, culturali: un melting pot che solitamente si liquida negli stereotipi e che qui invece viene ripercorso e illustrato come un carotaggio che scompone la grande anima della città.

Stanotte a Napoli, la colonna sonora è il respiro della città

E a proposito di anima, Stanotte a Napoli riesce a restituirla al pubblico tv grazie agli ospiti e alla colonna sonora che, non a caso, in questo appuntamento assume un valore e un peso particolare e inedito rispetto ai precedenti appuntamenti. Alberto Angela ha raccontato in conferenza stampa – e anche ospite di Milly Carlucci a Ballando con le Stelle – come lo abbia sempre colpito il fatto che a Napoli i ragazzi cantino le canzoni dei loro bisnonni: i grandi classici della musica napoletana dell’inizio di fine Ottocento e inizio Novecento sono patrimonio comune, indipendentemente dal livello socio-culturale, dal quartiere di provenienza, dall’età. La musica, dunque, è – insieme all’arte monumentale e a quella che si è mimetizzata con la crescita della città – un ponte concreto tra passato, presente e futuro, che è poi l’essenza stessa della città, come evidenzia il programma.

Ma non è solo questo.

Stanotte a… ha raccontato musei, siti archeologici, artisti, e città come Firenze e  Venezia che in sé sono opere d’arte, al di fuori del tempo e dello spazio. Napoli è anche altro: Napoli è carne e sangue, è rumore e urla, è straordinariamente (quasi dolorosamente) viva: e questa vita, che è un aspetto sostanziale della città, viene portata in tv tramite le voci dei testimonial (penso a Serena Rossi), le risate degli ospiti (e vado a Marisa Laurito), le esibizioni musicali (su tutti Massimo Ranieri che intona Munasterio ‘e Santa Chiara) o la prima produzione di Pino Daniele, che rompeva gli schemi della tradizione musicale partenopea con quella voglia di smantellare gli stereotipi che fu pure di Massimo Troisi e che in fondo è il ‘basso continuo’ di questo racconto. “La conoscenza è nemica del luogo comune” ha detto più volte Alberto Angela e questo suo viaggio a Napoli è anche questo, come omaggio a una città amata.

Stanotte a Napoli

Diversamente dagli altri appuntamenti, dunque, qui i testimonial non si ‘limitano’ ad accompagnare Angela, ma prendono la scena perché in fondo sono una parte della città da mostrare e raccontare, tanto quanto il Cristo Velato. Simbolico Angela che si  ferma ad ascoltare Ranieri e lo applaude alla fine della sua esibizione.

E per restare sulla scrittura e su Ranieri, un passaggio è sintomatico: la voce di Sophia Loren che riecheggia a San Domenico Maggiore in un estratto di Matrimonio all’italiana, la trasposizione cinematografica di Filumena Marturano di Eduardo De Filippo diretta da Vittorio De Sica. Ed è il link per arrivare al Monastero di Santa Chiara: ma il riferimento è, se si vuole, anche più sottile. La canzone ‘omonima’, quella che da lì a poco canterà Ranieri (in una versione jazz davvero suggestiva) è usata dal protagonista, Domenico Soriano (Marcello Mastroianni nel film), per cercare di capire quale dei figli di Filumena sia il suo. Sono i dettagli che fanno la scrittura.

Stanotte a Napoli

Del ‘format’, dunque, resta Giancarlo Giannini e la sua ‘incarnazione’ storica, ma tutto il resto degli ospiti, con le loro voci, la loro tridimensionalità, sono  un modo per trasferire al pubblico il respiro e la voce di Napoli. Una città decisamente tridimensionale che viene raccontata attaverso i corpi e le voci di alcuni dei suoi protagonisti, tra i più iconici e amati dal grande pubblico. Ma la città è così intrisa della sua storia, anche letteraria, teatrale, cinematografica, da far capolino dalle sue mura, come De Filippo – Luca Cupiello col suo presepe prima di raccontare quello della Certosa di San Martino.

Stanotte a Napoli

Stanotte a Napoli, anche il silenzio è protagonista

Sembra quasi scontato parlare della qualità visiva del programma tanto ci si è ‘abituati’ alla ‘meraviglia’, ma faremmo un torto alle maestranze e agli autori: Stanotte a… non è un programma che si può fare con ‘la mano sinistra’, per cui è giusto mettere in evidenza anche questa volta la ricercatezza delle immagini per fotografia (alla quale va una menzione speciale perché rendere affascinante il buio spesso amaro dei vicoli di Napoli richiede il suo sforzo), color, inquadrature e movimenti di macchina (la panoramica della Cappella Sansevero, giusto per citarne uno), montaggio, regia e quel sapiente uso dei droni e delle riprese aeree di cui avemmo modo di parlare nelle recensioni dei vari cicli di Meraviglie. Merita una citazione anche il racconto del mosaico del MANN con un plongée per mostrare il mosaico in una sequenza disegnata e montata così bene da sembrare quasi un long shot nonostante il passaggio alla steady. Chapeau.

E i testi non sono da meno: iniziare la puntata su uno spettacolare tramonto che accompagna Alberto Angela e il pubblico verso la notte di Napoli è un inizio solo apparentemente scontato. Ci vuole un’idea di racconto e una preparazione produttiva granitica per riuscirci con una precisione quasi chirurgica: le luci del tramonto non ammettono venti ciak… E aggiungiamoci anche quanto già detto sui link e le citazioni, spesso sottotraccia, alla cultura pop legata alla città che fanno da puntello al racconto: Alberto Angela lascia la parola alle icone della città.

Stanotte a Napoli

Ma torniamo sulla particolarità di questa puntata, racchiusa nell’attenzione narrativa e produttiva al sonoro, c’è anche il silenzio: certo, è una caratteristica propria del format, ma che in questo caso ha un valore particolare perché è un aspetto, questo, inedito per Napoli tanto quanto alcuni scorci sconosciuti ai più. Il viaggio notturno tra i vicoli regala non solo spazi diversi e prospettive particolari, ma anche un silenzio sconosciuto alla città. Voci e musica, dunque, restituiscono il calore e la vita così come il silenzio permette di immergersi nel corpo della città, senza distrazioni. In questo senso, Stanotte a Napoli si conferma essere lontano dal semplice ‘format’ applicato a contenuti diversi, quanto piuttosto un abito di alta sartoria che adatta forme e tessuti – quindi scrittura e specifico televisivo – per esaltare l’essenza del suo protagonista, ma senza mistificazioni. La maestria artigianale è la chiave della bellezza, si diceva anche nella nostra intervista.

Ne vien fuori una Napoli ‘filtrata’ e nello stesso tempo autentica, anche sul piano sonoro: si silenziano i rumori per lasciare spazio alle armonie. Una Napoli ‘snaturata’ senza napoletani e forestieri, senza abitanti e senza turisti, ma che anche per questo riesce ad essere più suggestiva che mai. La gente di Napoli c’è nella cultura  di cui sono ‘porta-voce’ gli ospiti in carne e ossa e quelli proiettati sui suoi vicoli. Le luci di Napoli su cui Stanotte a… si voleva soffermare, lasciando il buio ad altri programmi, passano, dunque, anche per l’audio, da cui si espungono ‘le ombre’.

Ecco perché Stanotte a Napoli è il vero regalo di Natale…

Chiudiamo, quindi, da dove eravamo partiti. Stanotte a Napoli è un regalo di Natale non solo per la sua collocazione del palinsesto di Rai 1, né solo per la bellezza (e come dice Angelascoprire la bellezza e la conoscenza è uno dei più bei regali che si possono dare e ricevere”), ma soprattutto perché aiuta a guardare da prospettive diverse una città di cui si pensa di sapere tutto. Senza pregiudizi, tanto da mettere insieme Mozart e Maria Nazionale, 99 Posse, Reginella, Liberato e la NCCP. Aprire la mente, cambiare lo sguardo: avere qualcuno che ti aiuti a farlo è un regalo unico. In questo Alberto Angela è un’autorità.

E a proposito di autorità, se proprio qualcuno volesse fare un regalo agli italiani potrebbe suggerire ‘altri nomi quirinalizi’ per il 2022. Uno a caso, diciamo… Il discorso agli italiani già ce l’abbiamo e non l’abbiamo dimenticato, anzi resta attualissimo. Certo, non sarebbe un ‘regalo’ per il diretto interessato, ma lasciateci questo “sogno a occhi aperti” (giusto per citare Alberto Angela nel definire il suo viaggio a Napoli) fatto per puro divertissement.

Noi intanto questo cadeau natalizio l’abbiamo gradito, ma chi l’avesse perso – o volesse riaprirlo – può vederlo su RaiPlay. Ora attendiamo Meraviglie, al via il 28 dicembre per viaggiare ancora tra le bellezze d’Italia e nell’arte televisiva.

 

 

PS. Un messaggio per la Rai: le leviamo quelle luminose fastidiose che rovinano un’estetica ricercata con fatica? Grazie, eh.

Stanotte a Napoli

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