Rai Fiction, non è più solo crime: finalmente l’offerta seriale ha aperto anche ad altri generi

Una volta era tutto indagine, ora, invece, sono state intraprese nuove strade, dal medical al legal drama: i risultati confermato che il pubblico apprezza

Fermi tutti: una nuova consapevolezza sembra aggirarsi tra gli uffici di Rai Fiction, qualcosa che -se confermata nelle prossime stagioni- potrebbe dare un’altra scossa all’offerta seriale della tv di Stato. Di cosa stiamo parlando? Semplice: del fatto che, forse, ci si è resi conto che non di soli polizieschi vive il pubblico italiano.

Per intere stagioni tv la Rai -ci soffermiamo sull’azienda pubblica in quanto maggiore produttrice di contenuti- ha tenuto compagnia ai propri telespettatori con titoli che, è vero, hanno sempre più alzato l’asticella e dato alla fiction italiana una qualità superiore, ma sempre relegati ad un genere che pochi spazi di manovra ha.

Chiamateli crime, gialli o polizieschi: il formato di gran parte delle produzioni è legato a casi da risolvere, misteri da svelare ed assassini da acciuffare. Non una scelta campata per aria, anzi: sappiamo bene che il genere crime è quello che aggancia maggiormente il pubblico, appassionato di cronaca -sia essa quella tratta dalla realtà o frutto della finzione degli sceneggiatori- e che per questo premia maggiormente quelle serie appartenenti al genere.

Eppure, tanto per parafrasare il testo di una canzone, “oltre ai poliziotti c’è di più”, ed in questa stagione che sta lentamente volgendo a conclusione ne abbiamo avuto la dimostrazione. Due i casi su Raiuno che ci teniamo a sottolineare maggiormente un ritorno ed una novità.

Il ritorno è, ovviamente, Doc – Nelle tue mani, la cui seconda stagione ha confermato l’affetto del pubblico ma anche la bontà del progetto di Lux Vide di giocarsi l’audace carte del medical drama tutto made in Italy. Certo, alcuni schemi tratti dai colossi statunitensi ci sono, ma la serie con Luca Argentero ha saputo adattarli al pubblico italiano diventando una serie di casa in cui poliziotti ed agenti stanno ben alla larga.

L’altro caso, la novità, è Studio Battaglia, di cui la prima stagione è appena andata in onda. Un legal drama, senza alcuna contaminazione di altri generi, che ha confermato che sì, anche in Italia si possono girare serie tv ambientate in studi legali senza scimmiottare le serie straniere. Ok, la fiction della Palomar è il remake di una serie inglese (The Split), ma il lavoro di adattamento, in questo caso, ha funzionato.

Aggiungiamoci anche titoli come La Sposa, Cuori, Lea Un nuovo giorno e Fino all’ultimo battito (quest’ultima per il rotto della cuffia, perché la parte detection c’è eccome), ma anche Mina Settembre, su Raidue, Mare Fuori e Volevo Fare la Rockstar: la fiction Rai ha finalmente scoperto non tanto che esistono altri generi oltre al crime, ma che possono funzionare.

Perché per avere un’offerta che sia valida, non basta tenere conto dei buoni ascolti o della qualità del cast artistico e tecnico coinvolto, ma anche della diversificazione dei contenuti: la saturazione causata da un genere potrebbe avere conseguenze inaspettate anche su quelle produzioni che, alla fine, meritavano di essere più seguite.

E, così facendo, si avvicina anche un pubblico con interessi variegati, più predisposto a seguire storie non di indagini ma di altro tipo: si riesce, insomma, ad ampliare il proprio bacino. Tutte considerazioni tecniche, che al pubblico che si mette davanti alla tv importano relativamente.

Ciò che conta è l’aver finalmente aperto una strada ad idee e soggetti che non abbiano di mezzo indagini e piste da seguire: una fiction diversa dai polizieschi è possibile, basta crederci sempre di più e dare fiducia a quelle storie che il pubblico, alla fine, sta solo aspettando di conoscere.