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Ascolti Tv 26 Gennaio 2012 - Che dio ci aiuti (6.9 mln - 23,05%), Milan - Lazio (5 mln - 16,78%), Le Iene Show (3.3 - 14,84%)

pubblicato da Gabriele Capasso in: Auditel Notizie Tv Ratings


    Vista l’impossibilità di mantenere online un archivio di dati Auditel, dopo tre giorni dalla pubblicazione i dati vengono cancellati.

L'Auditel fa ricorso al Tar per il multone dell'Antitrust. Giulietti: «Serve un'autorità terza».

pubblicato da Malaparte in: Auditel Notizie Tv Ratings


Era scontato, in qualche modo: dopo la multa dell’Antitrust (1,8 milioni di euro), l’Auditel non ci sta e annuncia che farà ricorso al Tar del Lazio. Nella nota diffusa dalla società si legge:

«Auditel prende atto della decisione dell’Antitrust e la considera del tutto inattesa anche nella consapevolezza del parere sostanzialmente favorevole espresso da Agcom sulla vicenda (AgCom era stata molto più “leggera” dell’Antitrust nel suo commento all’esposto di SKY, ndR) […] e resta convinta della correttezza del proprio operato, nei vincoli tecnici oggettivi che sono stati ampiamenti documentati nel corso dell’istruttoria». Una cosa è certa: Auditel presenterà ricorso al Tar del Lazio e confida in una integrale riforma del provvedimento».

Come esatto contraltare della posizione “difensivista” della società, arriva il commento di Giuseppe Giulietti, portavoce dell’associazione Articolo21, che commenta positivamente l’iniziativa dell’Antitrust e che fa una proposta concreta:

Ci fa piacere che l’autorità abbia accolto il ricorso di Sky e multato l’Auditel. Non è tuttavia possibile fermarsi a questo o festeggiare una multa più o meno salata ma bisogna constatare che questa sentenza colpisce al cuore le modalità di rivelazione di un sistema che si fonda sulla sovrapposizione tra controllori e controllati che sottovaluta gli ascolti di molte emittenti e nuove modalità di ascolto. E dal momento che l’Auditel orienta il mercato e la pubblicità televisiva questo non è un fattore privato ma una questione democratica. Quindi è necessario cambiare il sistema di rilevazione e affidarlo ad un’autorità terza e possibilmente alla medesima autorità di garanzia.

La voce di Giulietti va ad arricchire ulteriormente il dibattito sull’Auditel che anche qui, su TvBlog, stiamo portando avanti: domani pubblicheremo, infatti, la seconda parte dell’intervista all’ex membro della “famiglia campione” che vi abbiamo proposto oggi in esclusiva.

Auditel, target commerciale, stangata e approfondimenti

pubblicato da Malaparte in: Auditel Tv Ratings


C’è un fatto da cui partire: la multona dell’Antitrust di ieri ha dato un duro colpo alla credibilità dell’Auditel. Magari non nella percezione collettiva, né fra coloro che hanno sempre e solo considerato i dati d’ascolto per quelli che sono: misure statistiche, cui è associato un errore (che non viene mai comunicato né raccontato); misure statistiche utilizzate per raccontare, molto spesso, un’Italia che non c’è, confondendo volutamente nei titoli e nei toni i telespettatori con gli italiani tutti («un italiano su tre ha guardato», «mezza Italia segue», oppure, con enfasi da televoto, «gli italiani hanno deciso»). Gli italiani sono circa 61 milioni (il censimento ne dirà di più in merito). I telespettatori italiani sono molti meno: la gente esce, va al cinema, a teatro, al circo, al bar. L’equivalenza narrativa italiani=telespettatori è semplicemente una semplificazione giornalistica che fa comodo per esaltar successi o stroncare insuccessi.

Ma qui si va oltre, perché l’Antitrust parla di abuso di posizione dominante per favorire i propri azionisti di maggioranza, di dati falsati e gonfiati. Questa è una faccenda che va ben oltre la semplice constatazione del fatto che l’Auditel sia una convenzione per una misurazione statistica e per gli investimenti pubblicitari, che poi per varie ragioni è sfuggita di mano ed è diventata sinonimo di quantità e qualità.

Sul tema Auditel, ci invita alla riflessione Gregorio Paolini, con due pezzi. Uno sul target commerciale, uno, più generico, sul mestiere dell’Auditel. Sono pezzi articolati, da leggere e da commentare con calma e con spazi un po’ più ampi: lo faremo presto.

Per il momento, mi sento di sottolineare un paio di questioni: anche se in tutto il mondo i dati di rilevazione “statistica” delle trasmissioni televisive sembrano essere così importanti, il sistema di rilevazione è, semplicemente, obsoleto e anacronistico. Con le tecnologie digitali si può fornire una rilevazione molto più puntuale e con un margine di errore sempre più basso.

E’ importante dar rilevanza agli ascolti per evitare i crolli degli investimenti pubblicitari? Bene, è comprensibile e fa parte del sistema editori-inserzionisti. L’errore narrativo, probabilmente, è stato trasformare questo sistema in un’esaltazione autoriferita: l’errore è stato esaltare gli ascolti dentro alla tv (una specie di parallelepipedo sempre più sottile che non può fare a meno di parlare di se stessa), farli diventare questione di lotta per generare tifoserie e per alimentare un sistema che prima o poi sarebbe crollato. Se l’Auditel fosse rimasto quel che era (ovvero, una misura statistica per dare un parametro agli investitori e per chiudere i contratti), molte storture non si sarebbero mai verificate.
Ma oggi ha ancora senso pubblicare e dare rilevanza ai dati Auditel? Voi che ne pensate?


[Foto | Flickr]

Chi ha inventato il target commerciale?

pubblicato da Malaparte in: Auditel Tv Ratings

In un paese che ha una memoria a breve termine inesistente e una a lungo termine narcotizzata bisogna sempre tener alta la guardia, anche quando si dà per scontato che certi concetti siano assodati e consolidati. Così, dopo la favola del target commerciale, facciamo un po’ di storia sullo stesso.

Il target secondo i pubblicitari, è un segmento di pubblico cui è indirizzata una determinata campagna commerciale. Chi ha deciso che gli over 65 non siano destinatari di pratiche commerciali, dunque? E quando? Forse gli over 65 non consumano? Non è proprio così. E il target commerciale (15-64) non è affatto “sempre esistito”. Si deliberò ad aprile del 2006 di sdoppiare i dati. Votarono all’unanimità nel comitato tecnico, per inserire il dato con la stessa rilevanza degli altri target. E la Rai non si oppose affatto.

Su MegaChip, Marco Ferri ironizzava, molto giustamente:

Questa è la notizia, quelle che seguono sono alcune considerazioni. La prima considerazione appare un poco buffa, perché dire non interessanti ai fini della pubblicità in tv gli ultra 64enni equivale a estromettere ipso facto l’inventore della tv commerciale in Italia, cioè Berlusconi, ma anche l’attuale vice presidente di Mediaset, Confalonieri, per non dire del presidente di Auditel, Malgara e della Rai, Petruccioli.
Anche loro sono over 64 e quindi a quanto pare, poco interessanti ai fini delle statistiche Auditel. L’avranno presa bene?

Su TvBlog parlavamo di un nuovo Auditel e sottolineavo personalmente (pur sottovalutando l’importanza di questo dato per la sola Mediaset) quello che mi sembrava il dato culturalmente più grave:

la definitiva consegna del palinsesto televisivo alla sua funzione primaria - che nel tempo è stata sempre meno nascosta-: il riempire gli spazi fra un blocco pubblicitario e l’altro. Il tutto a rendere ancor più difficile il lavoro di chi cerca di commentare i risultati di questo o quel programma senza farsi condizionare dai comunicati stampa dei network che gridano sempre e comunque al successo.

Questo era più di cinque anni fa: confermo. E la musica non è affatto cambiata.

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Mediaset e la favola del target commerciale

pubblicato da Malaparte in: Auditel Tv Ratings Editoriale


Ci voleva il comunicato di Mediaset sul target commerciale - di cui ha dato conto Michele Biondi - per tornare a parlare di nuovo di Auditel e per confermare, nella sostanza, quel che sostenevo ieri: ovvero che, quando si tratta di ascolti televisivi, i numeri non sono più numeri, ma cambiano forma e sostanza a seconda di come li si racconta. Mediaset prova a puntare tutto, a livello di comunicazione, sul target commerciale, esalta il proprio “successo” nel target 15-64, definisce addirittura “pregiati” i propri ascolti, parla del target 15-34 (che definisce il pubblico più difficile da raggiungere, quello con alta propensione al consumo e più abituato a frequentare piattaforme alternative) e rigira la frittata, nascondendo una stagione di insuccessi e di ascolti per nulla esaltanti, e non solo per la crisi globale della generalista.
Questo rende ancor più palese il fatto che, quando si parla di dati Auditel (o di rating televisivo in generale), occorre fare dei distinguo.

In particolare, occorre fare dei distinguo nell’anomala situazione italiana, dove le stagioni televisive degli ultimi due decenni si sono susseguite, una dopo l’altra, fortemente drogate dal conflitto di interessi e da un progressivo smantellamento della Rai, che pure non ha coinciso con un crollo di ascolti del servizio pubblico.

Ma il discorso è davvero complesso e ci vorrebbe un saggio, non certo un pezzo breve, per descrivere gli ultimi vent’anni di televisione. Un saggio che, fatalmente, insieme al conflitto di interessi, ci porterebbe a parlare anche di politica; di aziende che producono perché hanno favori e occhi di riguardo; del ruolo inedito di un ex premier che controllava anche tre reti televisive commerciali e che, per il suo ruolo politico, aveva influenza enorme sul servizio pubblico e che resta uno degli uomini più ricchi del mondo.

E poi bisognerebbe tornare indietro ancora, e parlare della lottizzazione della televisione, della tradizione italiana, del fatto che - anche se qualcuno dice di no - la tv è una straordinaria fabbrica di consensi (o di dissensi) e che il potere politico ha bisogno di controllarla.

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Dell'Auditel, del Qualitel, della comunicazione e altre amenità

pubblicato da Malaparte in: Auditel Tv Ratings

Ci sono alcuni fatti da prendere in considerazione, in ordine sparso, per arrivare a una tesi, affatto nuova ma da ribadire ancora una volta: l’Auditel è importante solo ed esclusivamente per fini commerciali.

E’ una parametrizzazione che non ha nulla a che vedere col gusto e trasforma i telespettatori in numeri per puro interesse di mercato; la sua utilità è stata distorta, fino a diventare, nella percezione collettiva, equivalente alla qualità.

Critiche al sistema

Primo: Le critiche al sistema Auditel non arrivano da oggi, sono cosa vecchia. Su questo blog abbiamo scritto più e più volte - nel corso di oltre sei anni e mezzo di attività - delle problematiche dell’Auditel. Abbiamo citato il celeberrimo libro La favola dell’Auditel, parlato della possibilità - con l’introduzione del digitale terrestre - di una misurazione puntuale e non di una rilevazione meramente statistica. La nostra Marina ha realizzato una lunga intervista a Roberta Gisotti, l’autrice de La favola dell’Auditel. Michele Biondi ha dato risonanza a un’intervista del 2010 su La Stampa che non si filò quasi nessuno: «Si può anche barare», diceva un’arpista che aveva avuto il meter per 15 anni. Con Paolino abbiamo parlato della grande approssimazione del sistema. Abbiamo scritto di Gentiloni e del suo Qualitel per la Rai, di cui non si è fatto assolutamente nulla (era il 2008), a parte un esperimento nel 2009: il risultato? Le trasmissioni “attenzionate” dal Governo Berlusconi erano graditissime: e questo è uno solo dei motivi per cui il progetto non è stato portato avanti. Perché l’Auditel è e resta una convenzione accettata da emittenti, editori e investitori pubblicitari. Una convenzione statistica, affatto esatta. Tutte le volte che abbiamo parlato dell’Auditel, lo abbiamo fatto senza alcun interesse, a differenza di chi si ricorda dello strumento solamente quando gli ascolti non dicono quel che si vorrebbe. La prossima settimana, inoltre, pubblicheremo un’intervista dedicata.

La comunicazione

Secondo: la comunicazione abilissima degli uffici stampa dei programmi ha trasformato, nella percezione dei lettori, i numeri in qualità, secondo un’equivalenza che forse può funzionare per grandi o piccoli successi, ma che va sicuramente contestualizzata. Non esiste alcun teorema o dogma che equipari la quantità di telespettatori alla qualità di un programma.

Ma gli uffici stampa, che fanno il loro lavoro e giustamente lo fanno meglio che possono, devono comunicare i risultati. Ed esaltare i programmi per i quali lavorano: è il loro mestiere, non possono fare altrimenti.

«Non mi importa degli ascolti». Invece sì

Terzo: chiunque abbia fatto successo in tv, ha dichiarato, almeno una volta, di non essere interessato agli ascolti. Lo ha fatto Bonolis, lo ha fatto Fiorello, lo ha fatto Maria De Filippi, lo ha fatto Santoro. Chiunque, prima o poi, ha ceduto alla tentazione di ringraziare - in prima persona, o in terza, attraverso gli uffici stampa appunto - il pubblico per il gran risultato ottenuto e lo ha sottolineato. La verità è che a chiunque faccia tv importa moltissimo degli ascolti, i quali devono raggiungere gli obiettivi di rete, senza esagerare - in particolare nelle commerciali - per non danneggiare, eventualmente, altre reti dello stesso netwwork.

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Ascolti Tv mercoledì 30 novembre 2011: Sarò sempre tuo padre (8.135 - 29,28%), Chi l'ha visto (3.040 - 11.39%), Il Diavolo veste Prada (2.930 - 10.9%)

pubblicato da Gabriele Capasso in: Auditel Tv Ratings


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Ascolti Tv 21 Novembre 2011 - Fiorello (42.6% - 12.157), Grande Fratello (15.71% - 3.793)

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Ascolti Tv 16 Novembre 2011 - Un Amore e una vendetta (19,09% - 4.940), Le Iene Show (15,54% - 3.317), Questi Fantasmi (13,74% - 3.596)

pubblicato da Gabriele Capasso in: Auditel Notizie Tv Ratings


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Ascolti Tv 20 Ottobre 2011 - Don Matteo 8 (7.5 mln, 26% e 6.5 mln, 27.58%), Io Canto (4.2 mln, 17,9%), I Predatori dell'Arca Perduta (2.2 mln, 8,09%)

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