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La cultura in tv? C’è tutti i giorni, tutto il giorno…

Al di là di cosa è ‘cultura’, l’offerta di contenuti di pregio, nelle sue varie forme, è quotidiana, sulle reti lineari, generaliste e tematiche.

Cosa s’intende per ‘Cultura in tv’? Inizio banale e risposta difficile, ce ne rendiamo conto. Anche per questo non intendiamo dare una risposta: non ce ne sarebbero di complete e di definitive. Possiamo però dire che solitamente parlando di ‘Cultura’ (sì, quella con la maiuscola) si pensa automaticamente alle belle arti, alla musica classica, all’opera lirica, alla danza, ai documentari più o meno raffinati su musei irraggiungibili, alle testimonianze di vestigia antiche, alle meravigliose immagini dei docufilm naturalistici che in genere portano con sé la firma della BBC o di National Geographic. Se poi tutto questo compare nel prime time delle reti generaliste, gioia e giubilo invadono certe bolle social, bolle che il più delle volte scoppiano scontrandosi con i picchi delle griglie Auditel.

La forma più ‘popolare’ di ‘cultura in tv’ per il grande pubblico assume le forme della divulgazione scientifica o storica, con titoli come Meraviglie o Stanotte a… di Alberto Angela o il sempreverde SuperQuark di papà Piero a soddisfare le ‘quote presunte’ di contenuto ‘nobile’ per le reti generaliste e far tacere quanti si lamentano di assenze che dipendono il più delle volte da una scarsa, se non nulla, volontà di ricerca.

Quasi si dimentica infatti che questi contenuti, siano essi dal taglio più squisitamente divulgativo o più marcatamente documentaristico o ‘testimoniale’ (includo in questa pseudo-categoria la registrazione integrale di concerti, opere, pièces e quanto altro sia solitamente agito su un palcoscenico), non solo non esauriscono qualsivoglia tipo di categoria di ‘cultura in tv’, ma sono peraltro ampiamente disponibili tutti i giorni, tutto il giorno, su canali free-in chiaro-gratuiti. E per i più ‘smart’ anche online on demand.

Il riferimento è ovviamente ai palinsesti di Rai 5 e Rai Storia su tutti, anche se i canali 23 e 54 sembrano irraggiungibili anche per i più ‘scafati’ teledipendenti, di quelli che poi lamentano la mancanza di cultura in tv all’ennesimo discutibile varietà/game proposto da qualsivoglia emittente, sia essa pubblica o privata, lineare o digitale. Senza contare, e sono davvero quelli più misconosciuti e ignorati, gli spazi che puntellano i palinsesti quotidiani, dati ormai quasi per scontati tra le pieghe del daytime tv, come Geo, su Rai 3, che invece da anni propone contenuti di pregio con ascolti sempre molto interessanti, o Passaggio a Nord-Ovest, arrivando a colonne come Linea Blu, quella chicca che era Quante storie nella gestione Augias o il Passepartout che fu Philippe Daverio (e nominarli tutti è impossibile senza dimenticare il meglio).

Ai contenuti ‘canonici’ disseminati per i palinsesti, alle programmazioni dedicate ricche di perle sui canali lineari free Rai, si possono aggiungere ovviamente anche quelli più settoriali di Focus su Mediaset (che però si è ritagliato un interessante segmento con le dirette spaziali, e ditemi che anche quella non è cultura) e quelli pay di Sky Arte, che regala documentari e produzioni originali di grandissimo rilievo (e che ha provato a farsi concretezza e territorio con lo Sky Arte Festival) inclusi talent show incentrati sulle arti come Master of Photography o la programmazione sempre apprezzabile di laF, nel bouquet Sky. Lascio volontariamente fuori l’offerta OTT: mi limito a quanto è ritenuto ‘ancora tv’ dalla maggior parte dei telespettatori, cercando di rivolgermi soprattutto a quanti sono pronti a spianare i fucili contro la tv ‘tradizionale’, diciamo pure lineare, anche se nelle sue ‘derivate’ streaming.

Anche così parliamo solo di una ‘piccola parte’ dell’offerta quotidiana di cultura in tv.

La cultura ha tante forme

Annoveriamo tra gli spazi ‘squisitamente’ culturali presenti quotidianamente in tv anche programmi anche meno convenzionali per le classificazioni ‘draconiane’ come Blob. E qui si può aprire un capitolo a parte, più sfumato, circa la definizione stessa di ‘cultura’ che per me include anche tanti cooking doc, di ieri e di oggi, giusto per fare un esempio: forse il più rappresentativo ai giorni nostri, anche per la sua trasversale popolarità, è stato Anthony Bourdain. Non a caso la BBC realizzò una serie – a mio avviso sottostimata – dal titolo I buongustai dell’arte, un viaggio in Italia in più serie – Sicily Unpacked, Italy Unpacked, Rome Unpacked – con Andrew Graham-Dixon e di Giorgio Locatelli (sì, poi approdato a MasterChef Italia) tra arte e cibo, due volti della stessa cultura. Ma la lista, anche in questo caso, potrebbe essere molto lunga.

E si allunga quando daai contenuti online di RaiPlay, una miniera d’oro che offre anche un’ampia scelta che arriva direttamente dalle Teche: e come non considerare cultura, quindi, anche i programmi che hanno fatto la storia del mezzo e che 70 anni dopo ci raccontano, e ci ricordano, chi siamo. In questo senso l’offerta online di RaiPlay e di Rai Cultura hanno delle caratteristiche che nessun altro ‘player’ ha e come tale lo inseriamo nel novero delle risorse imprescinbili per questo tentativo di ragionamento/rassegna che cerchiamo di portare avanti. E qui emerge tutta l”altra cultura’ che risiede nel giornalismo investigativo di qualità, approfondimenti socio-culturali, dibattiti e talk. Come non considerare ‘cultura’ le inchieste di Joe Marrazzo o Match di Arbasino, senza contare gli tanti spazi dedicati al cinema o alla società.

Il discorso potrebbe continuare a lungo. Al di là dei contenuti disponibili on demand, c’è tanto da vedere in tv, tutto il giorno, tutti i giorni…