Call My Agent Italia, ipercitazionismo, workplace comedy e famiglia disfunzionale: un gioiellino. La recensione

Lisa Nur Sultan adatta una serie facile e difficile al tempo stesso, immergendola nel contesto italiano e, soprattutto, senza paura di tradire l’originale per divertire il pubblico di Sky

Immaginate un’agenzia che rappresenta le più grandi star italiane, dagli attori del grande schermo ai presentatori tv, fino ai registi premi Oscar e ancora tante altre celebrità capaci di finire sulle prime pagine dei quotidiani e siti web più importanti. Immaginate, ora, che al prestigio di questi volti noti si affianchi la curiosità di seguire il lavoro di chi, quelle carriere, le deve gestire. Ora, smettere di immaginare e sintonizzatevi su Sky o in streaming su NOW, perché Call My Agent Italia ha trasformato un’audace fantasia in una deliziosa realtà.

Call My Agent Italia, la recensione

La paura del remake? Non appartiene alla CMA

Quando l’anno scorso iniziò a circolare la notizia che Sky Italia stava lavorando ad un adattamento del gioiellino francese Dix Pour Cent in molti hanno storto il naso: potrà mai l’Italia riuscire a fare un buon prodotto da un format tanto semplice quanto geniale e perfetto nella sua versione originale? La risposta, se non il primo episodio dell’adattamento italiano (molto simile a quello francese), giunge già dal secondo ed è sì, può riuscirci.
Sky Studios e Palomar si sono imbarcati in una missione a dire poco audace, molto simile a quella intrapresa dalla Rai con Noi-La serie. Ma se il remake di This Is Us si è rivelato ben presto un amaro copia-incolla di This Is Us, con numerose pecche sul fronte del cast, con Call My Agent Italia si è scelto di affrontare questa sfida con una giusta dose di sana spregiudicatezza.

Perché Lisa Nur Sultan, brava adattatrice del format (che ci aveva già dimostrato la sua capacità di dare il giusto tocco Tricolore a storie provenienti dall’estero con Studio Battaglia), non si è limitata a seguire i binari del successo francese, ma ha deciso di metterci molto del suo e, di riflesso, del nostro ambiente cinematografico. Il che ha significato seguire la strada maestra tracciata da Fanny Herrero ma concedersi spesso e volentieri delle deviazioni.

La CMA di Call My Agent Italia è uguale e diversa alla ASK di Dix Pour Cent: una commistione di fedeltà e tradimento verso il soggetto originale che ha creato un remake che è anche un Originale Sky a tutti gli effetti, con il risultato che chi conosce già le linee narrative dei protagonisti non potrà non annoiarsi seguendo tutte le novità -soprattutto a livello di guest-star- inserite in questa versione italiana.

“Se tu mi mandi io ti mando”: la famiglia disfunzionale lavorativa che fa ridere

Banalità in arrivo: fare serie comedy è molto più difficile che fare serie drama, perché (guarda un po’) far ridere è molto più difficile che far piangere. La sfida di Call My Agent Italia era anche (o soprattutto) questa: proporre al pubblico di Sky e NOW una comedy che non appoggiasse sui soliti cliché della comicità italiana visti in altre serie, vale a dire i soliti fraintendimenti o giochi di parole.

Uno dei motivi del successo della serie originale sta nell’aver proposto personaggi diversissimi tra di loro, costretti a condividere spazi di lavoro, successi e sconfitte, evolvendo nel corso degli episodi in una vera e propria famiglia disfunzionale.

Una delle caratteristiche mantenuta da Call My Agent Italia è stata proprio questa: l’aver ricreato un ambiente di lavoro che ben presto diventa un ambiente familiare, dove i quattro agenti protagonisti si trasformano in fratelli e sorelle ed il socio fondatore il padre che, da lontano, ne osserva nevrosi e virtù.

La serie resta una workplace comedy, ma con forti inserti tipici della family dramedy, creando un mix irresistibile per tutti coloro che non ne possono più dei soliti noir, drama e crime che tanto fanno fatturare ma che spesso sanno di già visto.

L’ipercitazionismo, il regalo per i più appassionati

Uno dei punti forti di questo adattamento sta, inoltre, nell’aver sfruttato molto bene le varie citazioni legate al mondo del cinema e dello spettacolo nostrano. Ogni episodio di Call My Agent Italia cita un film, una serie, una situazione legata al grande o al piccolo schermo italiano che permetterà allo spettatori di sentirsi ancora più dentro ad un mondo che già conosce, cosa evidentemente più difficile con l’originale francese.

Un mondo ipercitazionista, che passa da Maria De Filippi a Carlo Conti, passando per la coppia Borghi-Marinelli ed i David di Donatello, con quella ciliegina sulla torta che è Ivana Spagna nei panni di The Lady Pope, pronta a diventare virale. Citazionismo sì, ma alla portata di tutti, anche dei meno esperti del settore. E poi, non manca un riferimento all’originale Dix Pour Cent che non vi sveliamo, ma che ci fa capire che CMA ed ASK coesistono nello stesso mondo: “Ma che cos’è questo, un episodio crossover?”, direbbe qualcuno.

Call My Agent Italia sarà il nuovo fenomeno Sky

Call My Agent Italia Da un punto di vista produttivo, la storia ha la potenzialità per durare a lungo (in Francia sono giunti a quattro stagioni, più un film ed una quinta stagione annunciati) e diventare un appuntamento fisso del palinsesto della pay tv.

Proprio Sky, inoltre, può attingere ad un “parco talenti” tale da poter ospitare negli episodi delle prossime stagioni -la seconda è già stata confermata- attori del calibro di Luca Zingaretti, Kasia Smutniak, Andrea Pennacchi e, perché no, anche Salvatore Esposito e Marco D’Amore, sebbene dopo Gomorra-La serie non siano ad oggi impegnati con progetti targati Sky. Senza contare i personaggi televisivi: chissà cosa potrebbero combinare alla CMA Costantino Della Gherardesca o Alessandro Borghese

Insomma, le carte in regola per diventare una di quelle serie da aspettare con trepidazione ogni anno ci sono tutte: a Call My Agent Italia basta non perdere la freschezza ed il coraggio con cui ha preso un successo consolidato in più parti del mondo e trarne una serie che parla dello spettacolo italiano, dei capricci delle sue star ma anche di chi vi lavora nel dietro le quinte. Fino a qualche tempo fa sarebbe stato fantasia, ora no.