Claudio Brachino sul Caso Mesiano: scuse e contrattacco

Claudio Brachino interviene a Mattino Cinque sul Caso Mesiano. Weekend di fuoco, lo sconcertante servizio filmato mandato in onda giovedì all’interno del contenitore di Canale 5 sulle “stravaganze” del giudice Raimondo Mesiano, autore della sentenza che stabilisce in 750 milioni di euro il risarcimento che la Fininvest dovrebbe pagare alla Cir di De Benedetti. Un’alzata

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Claudio Brachino interviene a Mattino Cinque sul Caso Mesiano. Weekend di fuoco, lo sconcertante servizio filmato mandato in onda giovedì all’interno del contenitore di Canale 5 sulle “stravaganze” del giudice Raimondo Mesiano, autore della sentenza che stabilisce in 750 milioni di euro il risarcimento che la Fininvest dovrebbe pagare alla Cir di De Benedetti. Un’alzata di scudi senza precedenti, capace di alimentare il mai sopito conflitto fra il Governo e l’Associazione Nazionale Magistrati.

Partiamo da un punto, fondamentale, Brachino si scusa per il servizio e con signorilità si assume la responsabilità dello stesso nella sua veste di direttore di Videonews. Il suo monologo non è però una semplice assunzione di responsabilità e le sue scuse sono rivolte nello specifico al giudice Mesiano, non certo ai tanti mezzi d’informazione (La Repubblica in primis) che hanno letteralmente massacrato il lavoro firmato dalla giornalista Annalisa Spinoso.

Brachino, questo l’elemento più importante, è consapevole di aver toppato: ridicolizzare, o almeno provare a farlo, “l’uomo Mesiano” per le sue presunte “abitudini stravaganti” ha di fatto disinnescato quelle che nelle intenzioni volevano essere le legittime (l’avevamo detto anche noi pur nello sconcerto di un’operazione mediatica di quel tipo) critiche al “magistrato Mesiano”. Le tre domande al magistrato (Repubblica docet) prendono corpo, si allontanano da quella deleteria chiave gossippara alla Alfonso Signorini:

Primo, la promozione di Mesiano è meritata professionalmente o come sostengono molti è un premio politico per una sentenza che di fatto va contro il premier? Secondo, le idee politiche di un giudice, per quanto legittime, come agiscono sulla sua serenità e sulla sua indipendenza? Terzo, è vero che nel processo civile non serve un collegio di tre magistrati, ma non è “stravagante” decidere su una somma di 750 milioni di euro senza avvalersi di tecnici e consulenti?


Aldilà dei giudizi personali (oltre all’imperdonabile killeraggio mediatico) il più grave difetto del servizio di Mattino Cinque stava proprio lì. Dileggiare, gratuitamente e con un profilo che viola platealmente la privacy di Mesiano, senza riuscire poi a far trasparire quegli interrogativi che per quanto partigiani (parliamo dell’attacco di un giudice che si pronunciato contro Mediaset da parte di un programma di Mediaset) hanno diritto di cittadinanza esattamente come quelli di Repubblica contro il Premier.

Piaccia o non piaccia è così e dovrebbe piacere a tutti quelli che sostengono di avere a cuore la libertà di stampa. Fino al punto di scendere in piazza per difenderla. Servirà questo “insegnamento” a Brachino, e a chi questo genere di operazioni le dirige dall’alto? Difficile saperlo, noi cercheremo di tenere nel limite delle nostre possibilità un sensore sempre acceso per cercare di capirlo.

Da sottolineare, infine, la provocatoria richiesta di Brachino alla FNSI perché esprima solidarietà ad Annalisa Spinoso, la giornalista autrice dell’orrido servizio, che ha visto il suo numero di cellulare pubblicato su alcuni forum e blog con l’inevitabile conseguenza di aver attirato un gran numero di telefonate di insulti…”se si grida alla violazione della privacy allora vale per tutti”. Per quanto si possa provare pochissima stima per il lavoro della Spinoso mi pare sacrosanto.

Update: C’è da fare una doverosa precisazione proprio sull’ultimo paragrafo che riguarda il numero di telefono di Annalisa Spinoso pubblicato su Internet. Brachino ha sostenuto che questo è stato “pubblicato su alcuni blog, anche quelli politicizzati”, in realtà come si può vedere attraverso la cache di google era stata la stessa Spinoso, tempo fa, a pubblicare il suo numero su Internet.

Di seguito il video dell’intervento di Brachino a Mattino 5 e il testo delle “scuse”.

TRE DOMANDE AL GIUDICE MESIANO

Chi mangia fa molliche, dicevano i vecchi giornalisti. Vuol dire che fra i tanti servizi realizzati da una testata, ci si concentra solo su quelli un po’ più sfortunati. E quello andato in onda giovedì scorso a Mattino 5 sul giudice Mesiano, non appartiene certo alla categoria dei capolavori. Sul merito di un singolo servizio si può discutere all’infinito. Fa parte della libertà di critica, come fa parte della libertà di stampa la possibilità di criticare un magistrato. Se alcuni termini usati nel testo hanno offeso Mesiano, mi scuso con lui. Per me la sensibilità di una persona viene prima dei ruoli sociali e delle discussioni sul diritto di cronaca e sul diritto alla privacy. Mi impegno a non trasmettere più quelle immagini, cosa che dovrebbe fare anche chi indignato mi critica, e criticando le ritrasmette in continuazione, dalla Sky di Murdoch a Raitre, trasformando il rimedio in qualcosa di più grave della malattia. Le critiche appunto, o meglio la marea di insulti e di lezioncine piovute su di me, sulla giornalista autrice dei pezzo e sulla testata. Nel polverone vorrei che il pubblico avesse gli occhiali a infrarossi per separare il giusto da ciò che è strumentale.

Innanzitutto noi non pediniamo nessuno. Sul mio tavolo arrivano ogni giorno immagini da fonti diverse. Sono immagini che riguardano i protagonisti dell’attualità, del gossip, dello sport, della cronaca. La domanda di fondo della rubrica giovedì scorso era quella che molti opinionisti si erano posti in quelle ore: la cosiddetta promozione ad orologeria del giudice Mesiano a pochi giorni dalla sentenza sul Lodo Mondadori, era davvero per indiscussi meriti professionali? Quella sentenza, 750 milioni di euro che la Fininvest dovrà pagare a De Benedetti, per la sua portata economica e per le polemiche connesse, ha fatto il giro del mondo. Mesiano è diventato un personaggio di pubblico dominio. In questo contesto ho deciso di trasmettere quelle immagini, per dare sostanza televisiva a una figura di cui si leggeva e si sentiva parlare, ma di cui poco si era visto. Nel servizio non si fanno valutazioni politiche e giuridiche. Non si usano epiteti infamanti. La battuta sui calzini può non piacere. Ma rimane una battuta. Ricordo con terrore un romanzo di Kundera, Lo scherzo, in cui il protagonista finisce ai lavori forzati per un umorismo non gradito. Per fortuna era la Cecoslovacchia comunista degli anni ’60. Certo, c’è l’aggettivo “stravagante”. Come ricorda lo Zanichelli, stravagante vuol dire raro anche nel senso di originale, fuori dagli schemi. E allora?

Le immagini, poi, sono realizzate per strada, in luoghi pubblici. Il contesto spazio-temporale è definito, il pedinamento ossessivo è un’altra cosa. C’è una sproporzione sospetta, insomma, tra l’azione e la reazione, tra il buffetto e le cannonate, tra il termine stravagante e quelli che soprattutto i colleghi hanno rifilato a me: servo, killer, vergogna, barbarie. Ma le lezioni davvero inaccettabili sono quelle che arrivano dal quotidiano la Repubblica. Non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini della villa del premier, con ospiti internazionali colti in frangenti in cui neanche del colore dei calzini si poteva discutere? Non è forse lo stesso che ha pubblicato le immagini del bagno della residenza romana del premier, rubate con un telefonino? Un magistrato ricopre un ruolo pubblico importante, ma se non sbaglio anche la presidenza del Consiglio è un’istituzione importante. E poi, perché il servizio è andato in onda alle lodi giovedì 15 ottobre e il caos si è scatenato venerdì 16 dopo un articolo di Repubblica? E’ un problema di fuso orario o di chi detta
l’agenda? E non è Repubblica coinvolta nella battaglia legale che porta 750 milioni di euro nelle tasche del suo editore?

E ancora, abbiamo visto i magistrati protagonisti delle grandi vicende giudiziarie ripresi in tutte le salse, consapevoli o inconsapevoli che fossero.
Da Di Pietro che rubava il taccuino a Brosio, a Borrelli a cavallo, a Woodcock sull’Harley-Davidson. Perché allora non si possono mostrare le immagini di Mesiano per strada a Milano? C’è forse un’immunità “mediatica” per chi si è occupato di Berlusconi? In tutto questo polverone bisogna tenere stretti gli occhiali e non perdere di vista le domande giornalistiche della rubrica di giovedì scorso.

Primo, la promozione di Mesiano è meritata professionalmente o come sostengono molti è un premio politico per una sentenza che di fatto va contro il premier? Secondo, le idee politiche di un giudice, per quanto legittime, come agiscono sulla sua serenità e sulla sua indipendenza?
Terzo, è vero che nel processo civile non serve un collegio di tre magistrati, ma non è “stravagante” decidere su una somma di 750 milioni di euro senza avvalersi di tecnici e consulenti?

Chi conosce la storia di Mattino 5 sa che, al di là delle strumentalizzazioni delle ultime ore, abbiamo dato il diritto di replica a chiunque, negli stessi spazi e con lo stesso tempo. Invito allora qui il giudice Mesiano, per scusarmi di quelle che vengono reputate offese personali ma anche per rivolgergli quelle tre domande.

P.S. La giornalista autrice del pezzo, Annalisa Spinoso, da venerdi scorso è oggetto di pressioni e di insulti. Non ha fatto nulla di osceno. La responsabilità giornalistica del pezzo è mia. Il cellulare della Spinoso è finito sui blog, anche quelli politicizzati. Se si grida alla violazione della privacy allora vale per tutti, anche per la privacy della mia giornalista è stata violata.
Allora chiedo al nostro sindacato nazionale, l’FNSI di intervenire e aspetto già da questa mattina la solidarietà del Presidente Roberto Natale alla nostra Annalisa Spinoso.

Claudio Brachino
direttore di Videonews

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