The Crown 5, l’inizio della fine è in salita: ecco perché la quinta stagione non convince del tutto. La recensione

The Crown 5 non rispetta pienamente le aspettative di chi è rimasto incantato dalle prime quattro stagioni della serie Netflix per eccellenza.

Per anni l’abbiamo -giustamente- osannata come la migliore serie tv in circolazione. Proprio per l’altezza delle vette che aveva raggiunto, muovere delle critiche verso The Crown 5 fa ancora più impressione. Perché stiamo parlando di una delle serie (se non della serie) con cui Netflix ha saputo imporsi in milioni di case, nonché di un prodotto che più di altri racconta una realtà, quella della Famiglia Reale inglese, sotto gli occhi di tutti. Eppure, The Crown 5 non riesce ad essere all’altezza dei suoi predecessori.

The Crown 5, recensione

Non è cambiato nulla, è cambiato tutto

L’impressione che abbiamo avuto vedendo la quinta stagione della serie è che non è cambiato niente, ma in realtà è cambiato tutto. Un cambiamento che ci portiamo dietro dalla quarta stagione, il vero spartiacque all’interno del progetto da sei stagioni elaborato fin dal principio da Peter Morgan. Se le prime tre stagioni di The Crown hanno “costruito” il percorso di crescita di Elisabetta, da giovane inesperta ma decisa ad imparare a sovrana ben voluta dal popolo e un po’ meno dal resto della sua famiglia per le conseguenze su di loro della sua devozione alla Corona, la quarta è stata la stagione di Diana, del suo ingresso nella storia dei Windsor, della rivoluzione a cui ha dato il via.

The Crown 5 subisce le conseguenze di quella rivoluzione, in un racconto che mostra un “sistema” (come viene chiamata la monarchia dai suoi stessi membri) sofferente a se stesso al suo interno e sempre più incapace di una connessione con l’opinione pubblica all’esterno. La vicenda di Diana e Carlo, gli scandali sulle loro dichiarazioni, il “Camillagate” ed il divorzio segnano un punto di non ritorno per la monarchia, che deve ammettere di essere indietro rispetto alla società civile in materia di comprensione dei tempi moderni. Non cambia nulla in merito di cura produttiva, di scelte registiche e di tono che Morgan vuole dare a questo racconto, ma cambia tutto nel rappresentare in tv una famiglia che non riesce più a mascherare dietro abiti eleganti, bon ton e cerimonie le difficoltà a stare unita.

The Crown 5, recensione: la ricerca di un centro nella storia

Nella quinta stagione la figura di Diana viene ridimensionata rispetto alla quarta, in cui Emma Corrin aveva svolto un egregio lavoro nel farci conoscere la futura Principessa del Galles. Elizabeth Debicki fa un altrettanto ottimo lavoro nel portare sullo schermo una Lady D adulta, ingabbiata e tradita: non riesce però a rubare la scena come la sua collega, anche perché The Crown 5 non rivela avere un personaggio davvero centrale al racconto.

Sembra assurdo da dire, per una serie che ha fatto della Regina Elisabetta il punto di convergenza di tutte le sottotrame in passato. Ma nei nuovi episodi la Regina può sembrare addirittura messa da parte, a favore non si capisce bene di chi. The Crown 5 è sempre più una saga familiare, e su questo niente di strano, ma di episodio in episodio si passa da un personaggio all’altro quasi dimenticandosi del ruolo ovviamente centrale avuto dalla sovrana nelle stagioni precedenti.

Una trama, quella raccontata quest’anno, che tanto trama non è, ma che sembra piuttosto una raccolta di eventi, in cui il filo conduttore fatica ad emergere. Se in passato The Crown aveva fatto del sacrificio, della politica o della società i pilastri a cui appoggiare tutto il racconto di una stagione, ora manca una base. La maestosità, lo ripetiamo, resta, ma è un’eredità del passato.

Il nuovo cast: Dominic, perché?

© Netflix

Se la quinta stagione ci lascia con un po’ di amaro in bocca la responsabilità è anche di un cast rinnovato (come avviene ogni due stagioni) che ci lascia perplessi. Eccezione fatta per Debicki e la sua Diana, la nuova regina Imelda Staunton non ha quegli spigoli su cui Claire Foy e Olivia Colman avevano lavorato per presentare al pubblico un personaggio che fosse distaccato al punto giusto e la Principessa Margherita di Lesley Manville fatica a stare al passo con la rappresentazione di Helena Bonham Carter.

E se Jonathan Pryce ci offre un Principe Filippo che riesce ad imporsi con una saggezza e dolcezza inediti, a lasciarci decisamente delusi è Carlo. La scelta di Dominic West per interpretarlo stona con la messa in scena di Josh O’ Connor delle due stagioni precedenti: vuoi per l’aspetto fisico dell’attore inglese di The Affair, vuoi per la prestanza con cui porta davanti alle telecamere un Carlo praticamente irriconoscibile, quasi come se volesse cancellare il lavoro svolto dal collega in passato.

The Crown 5, recensione: l’inizio della fine deve essere rivisto e corretto

© Netflix

L’inizio della fine (la prossima stagione sarà l’ultima) di The Crown parte insomma in salita. Dopo averci regalato stagioni che hanno saputo raccontare un’Inghilterra in mutamento e una sua leader pronta a mettersi gioco con essa, la serie Netflix dà l’idea di essersi adagiata sugli allori e di aver voluto vivere con il già visto in passato.

Per il finale, The Crown dovrà fare i conti anche con questo equilibrio smarrito. Se la perfezione estetica non è a rischio, quella della rappresentazione (e non parliamo per forza dell’accuratezza storica) deve subire qualche aggiustamento di rotta, per poter avviarsi alla degna conclusione che questa serie merita.

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