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“Striscia la notizia non è razzista”, ora lo dice anche chi l’aveva accusata di razzismo

Striscia la notizia non è razzista. Lo sentenzia Diet Prada che un anno fa aveva scritto il contrario, facendo scoppiare una forte polemica

Striscia la notizia non è razzista. A dirlo ora è Diet Prada, l’account Instagram (attualmente con oltre 3 milioni di follower) che ad aprile 2021 aveva accusato Striscia la notizia di essere… razzista.

Il caso, che fece il giro del mondo, era nato da un siparietto “improvvisato” (come si legge nel comunicato stampa del programma di Canale 5) dai conduttori Michelle Hunziker e Gerry Scotti dopo un servizio dedicato alla sede Rai di Pechino. In pratica, i conduttori scimmiottarono il modo con cui i madrelingua cinesi sono soliti pronunciare la lettera erre, fonicamente più simile ad una elle, e simularono sul viso gli occhi a mandorla.

Una vicenda che si trasformò presto in una polemica mediatica di cui praticamente tutti si occuparono e per la quale Hunziker e Scotti chiesero scusa pubblicamente (lei prima via social, poi insieme al collega in un’intervista al Corriere della Sera).

La retromarcia odierna di Diet Prada arriva (con un post i cui commenti sono disattivati) solo dopo un’iniziativa legale portata avanti dal programma di Antonio Ricci, che in conferenza stampa ad ottobre scorso aveva chiarito la sua posizione:

Striscia non ha chiesto scusa, anzi abbiamo denunciato Diet Prada: un giudice dovrà giudicare il loro comportamento strumentale, perché a loro interessa stroncare i brand italiani. Lo avevano fatto con Dolce e Gabbana e poi lo hanno fatto con Trussardi, attraverso Michelle Hunziker (allora sposata con Tomaso Trussardi, ndr). Quella degli occhi a mandorla era una parodia bambinesca. La nostra linea non può essere quella di abbassare la testa: la libertà di prendere in giro è una libertà fondamentale.

E alla fine ha avuto ragione lui. Diet Prada, così, riconosce che “Striscia la notizia, nei suoi oltre trent’anni di attività, ha tra i suoi temi più cari l’inclusione e la lotta al pregiudizio” e “ha SEMPRE dimostrato il suo sostegno alla comunità italo-cinese, dedicando tanti servizi contro il razzismo anti-asiatico, ricevendo per questo un pubblico attestato di stima dalla comunità cinese di Milano il 4 febbraio 2020“. Cioè, esattamente l’opposto di quanto asserito nel post Instagram di aprile 2021 (ancora disponibile, con oltre 210 mila like).

A parte la già nota caparbietà di Ricci, cosa dimostra questa vicenda? Che la tv generalista batte i social. E che di fronte ad accuse pesanti, che ormai sempre più spesso nascono dai social e lì diventano virali (quasi sempre con derive offensive e volgari), è cosa buona e giusta difendersi. Soprattutto se si è in possesso di pazienza, risorse economiche e un buon avvocato.