She Hulk, ovvero se Ally McBeal fosse della Marvel: la recensione della nuova serie tv su Disney+

I Marvel Studios si lasciano andare alla comedy, accantonando l’azione a favore delle battute. Il risultato regge, un po’ meno la computer grafica…

Le incursioni dei Marvel Studios nel mondo della comedy non sono mai mancate: più passavano gli anni, e più i film dell’MCU non hanno fatto a meno di scene, momenti e personaggi scritti appositamente per alleggerire il tono delle sceneggiature. In poche parole, la Marvel sa far ridere il proprio pubblico. Con She-Hulk, disponibile su Disney+ con uscite settimanali ogni giovedì a partire dal 18 agosto 2022, a prevalere è proprio l’ingrediente comedy, a favore (o scapito) di quello più legato alla mitologia dell’universo dei supereroi vista al cinema.

Se Ally McBeal fosse Marvel

She Hulk s’inserisce così all’interno di quella più vasta operazione Marvel legata al piccolo schermo ed alla realizzazione di serie tv che sappiano esplorare differenti generi e toni: fin da quando l’MCU ha debuttato in forma seriale su Disney+, abbiamo assistito a serie tutte molto diverse l’una dall’altra. Ok, qualcuna sarà riuscita benissimo, qualcun’altra meno, ma non si può dire che Kevin Feige non abbia voluto dare a questa nuova ramificazione dell’Universo Marvel un’impronta tutta sua e ben distinguibile da quella che vediamo al cinema.

Con She Hulk, si è quindi deciso di fare un ulteriore passo avanti, portando al pubblico una storia con protagonista sì una supereroina, ma in cui l’azione lasciasse spazio ad altri tipi di scene. E così, almeno nei primi quatto episodi (quelli che abbiamo potuto vedere in anteprima), She Hulk diventa prima di tutto una comedy che incontra il legal drama, con protagonista una donna che deve affrontare luoghi comuni, pregiudizi e la difficoltà di trovare. le giuste relazioni. Sì, in poche parole She Hulk sembra essere un’Ally McBeal, ma con i superpoteri.

Il che non è affatto un male: la serie tv con Calista Flockhart rimane tutt’oggi un unicum nel mondo delle comedy a sfondo legal drama. I Marvel Studios hanno fatto bene a rispolverare la commistione tra questi generi, proponendo qualcosa che sicuramente alle nuove generazioni di pubblico sembrerà davvero nuovo. E che in parte, va detto, lo è.

Missione primaria: far ridere

Perché se le altre produzioni Marvel si sono fino ad oggi focalizzate su temi legati sempre ad una missione legata a qualche sacrificio o ad alla scoperta di sé, in She Hulk l’obiettivo primario è quello di creare una serie comedy, che quindi faccia ridere. E ancora una volta, Marvel ce l’ha fatta.

Non era semplice: il rischio di fare una parodia o di sminuire tutto il lavoro fatto in passato -in particolare sulla mitologia di Hulk- era alto. She Hulk riesce invece rispettosamente ad intraprendere una strada nuova, più ironica ma non per questo banale o superficiale, ma osservando la genesi di una supereroina da un punto di vista alternativo, più legato al mondo dei comuni mortali piuttosto che a quello di chi deve far fronte quasi ogni giorno ad una minaccia per il pianeta. Senza dimenticare, però, quell’ironia che ha praticamente da sempre contraddistinto il personaggio dei fumetti, inserendo nella serie anche una rottura della quarta parete che rientra nella “personalità” di Jennifer Walters.

Certo che, però, ad un primo impatto l’effetto è spiazzante: la stessa genesi della trasformazione della protagonista in She Hulk, che nei fumetti ha connotati più profondi e drammatici, nella serie viene liquidata in pochi secondi, dando spazio a tutte le conseguenze della trasfusione di sangue che Jennifer riceve dal cugino Bruce e che la fa diventare una Hulk o, meglio, She Hulk. Superato questo iniziale spaesamento e capito che direzioni vuole intraprendere la serie, però, il pubblico si diverte, entrando nel mood giusto e lasciandosi trasportare da una Tatiana Maslany assolutamente nella parte.

Tatiana Maslany, dall'(Orphan) Black al Green di Hulk, sempre perfetta

© Disney+

Dallo sci-fi drama canadese di nicchia alla serie di uno dei marchi più famosi al mondo: per Tatiana Maslany (che nel frattempo ha dato prova di sé anche nel reboot di Perry Mason per la Hbo) il passaggio sembra essere stato assolutamente indolore.

Ma, in fondo, l’attrice canadese ci aveva già dato prova della sua versatilità proprio con Orphan Black, in cui le fu dato il compito di interpretare non uno, ma ben sei personaggi. Quella serie è stata per lei non solo una grande palestra attoriale, ma anche un palcoscenico da cui, stagione dopo stagione, si è fatta conoscere ad un pubblico sempre maggiore, fino alla consacrazione degli Emmy Awards.

La sua verve comica non era nascosta, ma con She Hulk viene totalmente allo scoperto: Maslany ci regala una Jennifer Walters fiera, orgogliosa di se stessa, tenace, intelligente prima che bella e, soprattutto, determinata a non rinunciare a tutti gli obiettivi che ha raggiunto nella sua vita per “colpa” di qualche goccia di sangue contaminato del cugino che si ritrova in circolazione. La serie, in altre parole, si fa vedere anche solamente per la rappresentazione che Maslany offre di questo personaggio, estremamente contemporaneo e capace di prendersi in giro. In attesa di scoprire come interagirà con Matt Murdock/Daredevil (Charlie Cox), la cui presenza è stata annunciata nelle settimane scorse.

She Hulk e il problema degli effetti visivi

© Disney+

Tutto bene, dunque, ad eccezione di qualche difetto che risulta negli effetti speciali. Il che fa strano dirlo, dal momento che i Marvel Studios hanno un’attenzione maniacale verso questo comparto (e non potrebbe essere diversamente).

Eppure, la trasformazione di Jennifer in She Hulk si lascia dietro quell’impressione che stiamo assistendo ad una riproduzione fedele di Maslany, ma pur sempre una riproduzione digitale. Sia chiaro: non ci aspettavamo che Maslany fosse ricoperta di verde e di imbottiture per darle maggiori muscoli.

Ma quello che è uno dei punti più interessanti della serie, ovvero la comicità, diventa un ostacolo nel momento in cui le scene devono essere fatte interpretare ad una versione digitale dell’attrice protagonista. Sia Jennifer che She Hulk non si limitano a difendere i più deboli in aula o a combattere contro il nemico di turno e cose così: sono anche ironiche ed artefici di numerose battute, motivo per cui anche al personaggio in versione “verde” doveva essere data una mimica ed espressività tale da reggere lo humor del progetto.

L’alter ego di Jennifer arriva vicina all’obiettivo, ma non lo raggiunge pienamente, lasciando un po’ di delusione per alcuni movimenti che, per quanto riprodotti con tecniche e strumenti all’avanguardia, non sono mai del tutto vicini ai movimenti naturali di un corpo umano.