E’ il tempo degli “universi seriali”: da Arrow a Chicago e Game of Thrones, quando uno spin-off non basta più

Da una serie tv si generano più di uno spin-off, dando via ad un mondo narrativo che espande il racconto della serie originale: è il tempo degli universi

La notizia è di qualche giorno fa: Hbo Max e la Warner Bros. stanno valutando l’idea di produrre due serie tv spin-off del franchise dei film di Sherlock Holmes con protagonista Robert Downey Jr. Proprio quest’ultimo, con la sua casa di produzione Team Downey, dovrebbe essere dietro ai due progetti (con al centro personaggi non ancora introdotti al pubblico e che dovrebbero far parte del probabile terzo film della saga), che andrebbero così a creare un universo interamente dedicato all’investigatore più famoso del mondo.

Usiamo la parola “universo” non a caso: il futuro della serie tv sembra andare proprio nella direzione di creare dei veri e propri mondi narrativi che, tra grande e piccolo schermo, trascinino il pubblico affezionato lungo più progetti e racconti, creando una narrazione transmediale sempre più completa e che non lasci nulla al caso.

In poche parole, la tendenza che sta prendendo piede in quel di Hollywood è di ripetere lo stesso modello che per prima la Marvel ha proposto ai suoi spettatori, creando l’ormai celeberrimo Mcu, il Marvel Cinematic Universe, in espansione da anni tra cinema, tv e piattaforme digitali.

L’idea di creare degli universi in cui far muovere i personaggi di varie serie tv e film, d’altra parte, è molto intrigante: permette agli attori di lavorare a più progetti senza restare incastrati in una sola produzione; fornisce al pubblico un materiale di visione maggiore, e di conseguenza più elementi per immergersi in storie tutte legate da un minimo comune denominatore e, soprattutto, fornisce ai produttori il pretesto per poter tenere in vita un’idea ben oltre la naturale conclusione di una singola serie.

Pensiamo, ad esempio, ai casi di Arrow e The Walking Dead: in entrambi i casi le due serie madre sono concluse (o, nel caso della seconda, il finale è stato da tempo annunciato), eppure questi due mondi non cesseranno di esistere. Non parliamo di semplici spin-off, ma di serie tv che propongono cast totalmente nuovi, a volte modificando anche il tono del racconto ma mantenendo l’ambientazione della serie da cui sono originate. Così, Legends of Tomorrow può proporre al pubblico personaggi mai comparsi o citati in Arrow ed avere maggiore spazio per la comedy, così come The Walking Dead: World Beyond si è soffermato sul tema dell’apocalisse zombie dal punto di vista di una nuova generazione.

L’idea di creare un universo basato su un franchise di successo potrebbe fare bene soprattutto alle reti generaliste, che in questo modo andrebbero a creare delle serate in palinsesto interamente dedicate a quel mondo: pensiamo alla Cbs ed a quanto fatto in questi anni con Ncis ed i suoi numerosi spin-off o alla Nbc ed alle cosiddette Chicago Series, tutte ambientate nella windy city e capaci di far passare i vari personaggi da un set all’altro a seconda delle esigenze di copione. O, ancora, al lavoro fatto da Shonda Rhimes su Grey’s anatomy, Private Practice e Station 19. L’idea è molto semplice: proporre qualcosa che sembra nuovo ma non lo è, dando al pubblico un’idea di novità ed al tempo stesso di rassicurazione.

Se in alcuni dei casi finora citati l’idea di realizzare degli universi è nata in corso d’opera, senza annunci preventivi, in altri è stata annunciata proprio l’intenzione di far generare ad una serie tv tante altre serie, creando appunto un universo a tutti gli effetti.

Non si può non pensare a Game of Thrones: la Hbo, prima ancora che la serie originale si concludesse, aveva annunciato di essere al lavoro sullo sviluppo di alcune idee che sarebbero potute diventare serie ambientate nel mondo creato da George R.R. Martin (la prima di queste, House of the Dragon, arriverà il 22 agosto, ma altre sono in fase di studio, tra cui anche una serie animata).

Da citare anche Power: Starz, che l’ha mandata in onda negli Stati Uniti, a ridosso del finale di serie ha annunciato la produzione di ben altre quattro serie, che hanno creato un universo rinominato il “Power Book” (da noi disponibile su STARPLAY).

Se nel caso delle tv generaliste, la creazione di questi mondi seriali va evidentemente di pari passo con il successo in termini di ascolti e di gradimento del pubblico, se ci si sposta sulle tv via cavo e sulle piattaforme streaming il ragionamento cambia. Una volta che non si deve tenere strettamente conto dei numeri nudi e crudi, si guarda al potenziale di una serie destinata a concludersi di lì a poco: e se la storia fino a quel momento raccontata ha ancora tanto da dare, la scelta più naturale è quella di offrire al pubblico una sorta di prosecuzione. Da qui alla creazione di una saga, tutta gustabile online, con centinaia di episodi a disposizione, il passo è davvero breve.

Soprattutto se si tiene conto che il cast originale non deve essere per forza coinvolto: l’unica regola è che si offrano al pubblico i giusti riferimenti per potersi collocare dentro quel mondo senza perdersi. Un lavoraccio? Forse, ma sicuramente un grande profitto e vantaggio per chi produce e per le ormai inevitabili piattaforme streaming legate ai vari network, pronte ad accogliere cofanetti di serie già trasmesse o inedite. E la creazione di un universo non sembra più un’idea così strana, ma la naturale evoluzione di un successo dei giorni nostri.