Sanremo 2022, Checco Zalone e lo sketch dissacrante per feticisti del politically scorrect

Lo sketch di Checco Zalone che fa il Checco Zalone a Sanremo 2022: sul filo della scorrettezza con la complicità di Amadeus.

E’ un Checco Zalone che fa il Checco Zalone quello che abbiamo visto nel primo sketch della seconda serata del Festival di Sanremo 2022. L’attore comico non ha deluso le aspettative, si ma di chi? Dei feticisti del politically scorrect. Il suo ingresso pecca forse di poca originalità: Amadeus lo chiama al centro del palco chiamandolo rivolgendosi verso le scale del teatro, come se si aspettasse la sua discesa, ma non c’è.

Prova a capire dove si è cacciato l’ospite di punta della serata, lo ritrova in galleria: “Amadeus! Questo è il mio vero pubblico! Tu saluti la platea, io invece…” e il pubblico lo acclama festoso. Il conduttore lo invita a scendere e Zalone quindi si porta verso il palcoscenico, l’occhio della telecamera come il Grande Fratello lo insegue, lo insegue persino mentre sbaglia strada (sì, lì una risata c’è stata).

Checco raggiunge l’amico Amadeus, inizia la gag. Zalone si dice emozionato per essere sul palco dell’Ariston, finge una commozione “perché qui piangono tutti” (poco prima la Cesarini ha portato un monologo sul razzismo e la body positivity con momenti di commozione) quindi l’attore si chiede “ma io mi merito tutto questo? Poi guardo te – riferendosi ad Amadeus – e dico sì”, un’altra risata ce la strappa.

Gioca sulla prima serata e sulla presenza di Ornella Muti “doppiata da Maria de Filippi“. Zalone inizia a macinare, a correre verso il suo obiettivo scorretto, si spiana il terreno: “Mi piacciono anche le altre conduttrici che ti ha imposto tua moglie Giovanna” Amadeus lo corregge rassicurandolo e sottolineando le qualità delle donne che ha scelto al suo fianco per il Festival. Zalone non gli crede ed entra dove il terreno del politicamente corretto scotta: “Manca però quella scema, vi ricordate quando potevano uscire quelle sceme? L’italiano c’è rimasto male, una scema sopra cinque la dovevi mettere. Ma come mai questa scelta?” il conduttore gli risponde: “Perché è giusto prediligere la bravura, la cultura e il talento di una donna

Zalone lo prende scherzosamente in giro per la famosa gaffe del passo indietro di due anni fa: “C’è un maschilismo endemico ma stiamo cambiando, i pregiudizi non si scrostano con un detersivo. Anche perché come diresti tu “mica tutti sono donne”…dai tanto l’hai pensato“. Per contrastare l’omofobia – secondo Zalone – l’aiuto può arrivare da una storia LGBTQ particolarmente scorretta.

Tutto comincia dal “C’era una volta in un calabro villaggio un vecchio Re che viveva un gran disagio“. Il Re (di forte accento calabrese) ha un figlio di 40 anni che deve trovare la sua dama al ballo. Al ballo viene invitato Oreste, un trans brasiliano. La sua favola si avvicina a quella di Cenerentola, tra principe e Oreste scocca la scintilla, suo padre non è contento e cerca di mettere i bastoni tra le ruote. Peccato che Oreste svela: “Tu sei un cliente affezionato“. Tra una battuta e l’altra, Amadeus per copione rimette le cose al suo posto “Dai no, guarda che qualcuno si potrebbe offendere”.

Zalone trasforma persino “Almeno tu nell’universo” di Mia Martini:

Io mo’ sarei diverso che sarei diverso, che ipocrisia nell’universo.

Di me si sa che io soy metà e metà, sì è vero

Ma tu sei un co***ne intero

E per questo pagherai di più

Sul finale, Checco Zalone interrompe l’orchestra per avvisare pubblico (e non solo): “Amadeus ha voluto tanto questo pezzo. Se ci sono denunce, querele o interrogazioni parlamentari, il foro di competenza non è mio, ma è di Amadeus” salutandolo: “Ciao e buon licenziamento”.

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