Sanremo 2022: Lorena Cesarini legge Tahar ben Jelloun contro il razzismo, tra imbarazzo e lacrime

Seconda co-conduttrice di Sanremo 2022, Lorena Cesarini calca il palco dell’Ariston nella seconda serata del Festival, con Amadeus.

Dopo l’impalpabilità della leggenda Ornella Muti, arriva sul palco dell’Ariston Lorena Cesarini: per lei, classe 1987, bellezza italo-senegalese, curriculum già segnato da Suburra – La serie e lacrima che scende alla vista di Amadeus, cui guarda come una divinità da cui è stata benedetta. Va detto che con lei gli autori non sono proprio clementi, visto che le lasciano il palco alle 21.12, dopo il primo cantante: il momento è certo di massimo ascolto – e quindi scelta lodevole e significativa, senza dubbio – dall’altra però sono passati solo pochi minuti dal suo arrivo sul palco dell’Ariston. Non ha l’incoscienza della ventenne, ma la consapevolezza di un 34enne, che si muove tra timidezza e imbarazzo per un ruolo sicuramente difficile, quello di rinfacciare alla gente il proprio razzismo. In diretta e in prima tv.

La sua emozione e forte: tra lacrime e sorrisi forzati che non mascherano il nervosismo, ma lo rendono ancora più evidente come il suo continuo muoversi, Lorena prova a raccontare quel che le è successo dopo l’annuncio di Amadeus, che l’ha indicata come partner per Sanremo 2022. Una scelta arrivata il 1° gennaio 2022, a inaugurare un anno decisamente diverso per la Cesarini. Che deve dunque conquistare il centro del palco e raccontare la sua storia, tra la voglia di farlo per spiegare (non insegnare, dice) e il desiderio forse di essere altrove o di essere già al prossimo blocco. Comprensibile. Ma Sanremo è una responsabilità.

“Mi presento. Sono Lorena Cesarini, sono nata a Dakar e cresciuta a Roma, da madre senegalese e padre italiano. Ho una laurea in Storia Contemporanea, ho lavorato all’Archivio di Stato e ho continuato a studiare recitazione. Una vita tranquilla, come tante ragazze italiane. Poi succede una cosa bellissima: Amadeus fa il mio nome come partner a Sanremo. E così scopro, a 34 anni, che non sono una ragazza italiana come tante: io resto nera. Fino a oggi a scuola, all’università, anche sul tram nessuno aveva avuto l’urgenza di dirmelo, eppure dopo l’annuncio certe persone hanno sentito questa urgenza. Per qualcuno evidentemente il mio colore è un problema. Vi leggo alcune frasi che sono uscite sui social…”

Per leggere quel c’è scritto sul ledwall basta andare su un social qualunque. Ma forse si scoprirebbe anche nei pensieri di qualcuno che è all’Ariston. Il teatro però la incoraggia, a modo suo, urlandole “Sei bellissima”, “Sei italiana!”. Sì, lo è. Intanto l’odio conquista il teatro Ariston sul megaschermo. E chi ci sguazza sarà contento.

Il monologo continua:

“A parte che lavare le scale è un lavoro come tanti e non ci trovo nulla di svilente, però ovviamente un po’ all’inizio ci sono rimasta male, perché non ci ero abituata. Poi mi sono anche arrabiata. Poi mi è passata, ma mi è rimasta dentro una domanda: perché? Perché alcuni sentono la necessità di scrivere certe cose sui social? Perché c’è chi si indigna? Perché c’è gente che ha problemi col colore della mia pelle?”

Verrebbe da rispondere che la gente è stupida. Ma giustamente non basta. Per ribadire il concetto prende in prestito le parole di Tahar Ben Jelloun.

“Non voglio fare lezioni, non sarei in grado. Se non so qualcosa mi informo. Leggo. Come questo scrittore marocchino, tradotto in oltre 25 lingue con questo libro ‘Il razzismo spiegato a mia figlia”. “Babbo cos’è il razzismo?” gli chiede Meriam, la figlia di 10 anni. Lui risponde:”Tra le cose che ci sono al mondo, il razzimo è la meglio distribuita…Un bambino non nasce con il razzismo nella testa, tutto dipende dall’educazione, a scuola come a casa. Il razzismo non ha alcuna base scientifica: esiste un solo genere umano, nel quale ci sono uomini e donne, con attitudini differenti e variate, ma tutti il sangue delle stessa tinta, perché un uomo è uguale a un uomo […] I razzisti possono guarire? La guarigione dipende da loro. Se sono capaci di rimettere in questione se stessi o no. Se si pone delle domande. Dubita. Dice a se stesso: “Può darsi che io abbia torto a pensare come penso […] Quando uno riesce a uscire dalle sue contraddizioni, va verso la libertà”.

La lettura, difficile, termina e Amadeus pensa che il monologo sia terminato. Ma c’è una chiosa:

“La cosa più importante per me e anche per voi è chidersi dei perché per andare verso la libertà dalle frasi fatte, dai giudizi precostituiti. Io mi auguro di non perdere mai questa curiosità… ed è quello che mi rende libera e più matura di molti altre persone…”.

Si rinnova, quindi, il format del monologo ‘femminile’, questa volta contro il razzismo e haters. A differenza di quanto fatto gli altri anni, va in scena subito e non all’una di notte. Punto decisamente a favore. Sembra un carico molto forte per Lorena, che ne sente davvero tutto il peso. Tanto. Persino troppo. Ma è tutto così personale da non poter che essere vissuto con questa intensità.

Lorena Cesarini Sanremo 2022

Altra cosa, invece, riflettere sul modo in cui il Festival in questi tre anni (e non solo) ha voluto portare sul palco temi seri, importanti, collettivi: prima o poi si riuscirà a trattarli senza contrizione.

Poi arriva Zalone.

 

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