Oggi è un altro giorno si conferma un piacevole salotto sempre più pop (ed è meglio senza pubblico)

Cominciata la terza stagione di Oggi è un altro giorno. Un mix di storie, leggerezza ed informazione senza perdere l’identità trovata.

Si tratta dell’edizione numero tre per Oggi è un altro giorno, per Rai 1 un esperimento cominciato sotto luci ed ombre e sulla quale in pochi (e il sottoscritto è compreso) hanno creduto e si son ricreduti. La sua trasformazione come un cambio pelle percepito settimana dopo settimana ha portato il programma ad una conferma prima ed un’affermazione poi. La ricetta giusta è stata trovata nel tempo cercando di alleggerire l’atmosfera il più possibile senza essere volgari, compito non semplice nel 2022 in televisione, ma Serena Bortone è riuscita a compiere la missione.

Il programma si è rimodellato, autoprocessato. Ha virato un cono di luce sugli affetti stabili diventati il punto di forza (quest’anno con gli ingressi di Francesco Oppini e Laura Freddi) e la conduttrice ha assunto un atteggiamento sempre più complice nei confronti del pubblico a casa che sta capendo qual è l’anima autentica di Oggi è un altro giorno. Intrattenere, riflettere ed informarsi, tre elementi fondamentali che possono andare d’amore e d’accordo in un programma del day-time pomeridiano, si può ancora fare.

Oggi è un altro giorno ha confermato la sua struttura e l’identità trovata dalla seconda stagione in poi.

Il primo appuntamento si è consumato esattamente su uno schema ormai collaudato: in apertura un omaggio a Vittorio Gassman per i 100 anni dalla nascita, in studio la figlia Paola e suo marito Ugo Pagliai. L’occasione non è solo quella di ripercorrere una storia di vita, ma anche una storia fatta di successi come il film Il sorpasso che compie 60 anni. La mission del programma non si ferma solo al racconto, alla chiacchierata, ma mixa la cultura con il pop, persino mettendo all’opera gli affetti stabili.

Massimo Cannoletta e Romina Carrisi hanno fatto rivivere a modo loro i tratti della pellicola con un servizio studiato al copione. I due scorrono sulle strade percorse nel film cult, ma si ritrovano improvvisamente senza benzina per tornare a casa, così sono costretti a fare autostop.

In queste gag scritte c’è sempre il rischio di ridicolizzare creando imbarazzo, fortunatamente non è questo il caso (ma sarebbe bene fare pur sempre attenzione, può essere una trappola).

L’omaggio a Gassman fa da collante all’attualità, con un balzo si vola al Festival del Cinema di Venezia dove ritroviamo uno degli inviati storici della Bortone, Domenico Marocchi, con il solleone sulla testa in smoking sul red carpet della Mostra alle tre del pomeriggio. I festival evidentemente sono il suo pane, si trova perfettamente a suo agio soprattutto quando i suoi interventi sono centrati allo spettacolo.

La seconda metà varia tra i toni piacevoli della musica (si parla di tormentoni estivi che hanno lasciato il segno) con l’immancabile Memo Remigi e la ‘spalla destra’ Antonio Mezzancella e storie di persone comuni, come quella di Maria Alberta Bifaretti. A 24 anni ha scoperto di essere stata adottata, ora cerca la verità sulla sua vita e i suoi genitori. Non c’è sensazionalismo, c’è semplicemente il bisogno di raccontare, far conoscere una realtà.

Un altro inviato in pianta stabile nel programma è sicuramente Valerio Scarponi, lui è a Bologna per seguire l’impresa del signor Alessandro, un 89enne che si mette in gioco percorrendo la strada che dal capoluogo Emiliano lo porterà a Palermo esclusivamente a piedi. Se ce la dovesse fare: “Serena verrò da te in studio, quando vorrai” e si torna ai sorrisi, ma per poco…

Poteva mancare il segmento dedicato alla politica a pochi giorni dal voto? Anche sì, però il voto incombe e i passaggi che ci porteranno al 25 settembre sono seguiti dal breve (fortunatamente) dibattito che si consuma in studio fra due rappresentanti di forze politiche (l’uno opposto all’altro) sui temi più discussi del momento.

Dopo aver chiuso la scorsa stagione con il pubblico in studio, il programma è tornato a farne a meno e paradossalmente ed è una scelta azzeccata. Si tratta di uno dei più rari casi in cui tutto quello che accade in quello studio non si raffredda con il silenzio, bensì viene valorizzato.

Oggi è un altro giorno ha ancora tanto da dare e da sviluppare senza cadere nei tranelli del sensazionalismo a tutti i costi. Mantenendo la via della spontaneità, dell’informazione sposata con la sana leggerezza, la strada potrebbe portare a nuovi risultati e salire su nuovi step.