“Come nasce un’edizione di MasterChef Italia? È uno straordinario lavoro di squadra” TvBlog intervista Stefania Rosatto, Curatore Endemol Shine Italy

Quanto ci vuole per girare una puntata di MasterChef Italia? Quanto lavoro c’è dietro una stagione? L’abbiamo chiesto a chi il reality lo cura.

MasterChef Italia 11 sta per concludersi: questa sera, giovedì 3 marzo, va in scena su Sky e in streaming su NOW l’ultimo (doppio) atto di una stagione che ha visto un nuovo leggero cambio di rotta nel percorso tracciato nelle ultime edizioni, più focalizzate sul cibo e sull’abilità gastronomica dei concorrenti. Quest’anno si è assistito a un ritorno alle dinamiche interpersonali, si è visto un maggior spazio dedicato all’evoluzione/svelamento dei singoli concorrenti – con un paio di casi esemplari, per aspetti diversi, come quelli di Polone e di Christian -, si è concesso qualcosa in più ai rapporti tra giudici e concorrenti. È rimasta, però, una certezza: la confezione, che da qualche anno è tornata ai fasti di un tempo, accompagnata da prove sempre più interessanti e da un tris di giudici così ben amalgamato da essere davvero difficile immaginare una combinazione diversa per il futuro.

Ma per quanto giudici e concorrenti, ingredienti e piatti, siano la parte ‘visibile’ del programma, a noi di TvBlog piace capire cosa c’è dietro, come funziona un format del genere – figlio di una multinazionale, ma adattato perfettamente ormai al contesto e al costume italiano – e soprattutto quanto lavoro c’è alla base di un reality così complesso e anche così longevo, che negli anni ha saputo rigenerarsi (e che speriamo non ricaschi nel buio di qualche anno fa). Per capire, quindi, come nasce un’edizione di MCI abbiamo chiacchierato con Stefania Rosatto, da cinque anni Curatore Endemol Shine Italy – che produce il cooking show per Sky – di vari programmi, tra cui MasterChef Italia.

Cosa vuol dire essere Curatore Endemol Shine Italy per MasterChef Italia?

Vuol dire svolgere un lavoro di supervisione editoriale del programma. Su MasterChef lavora quotidianamente, per mesi, oltre a tutta la squadra della produzione, che si occupa di ogni minimo dettaglio, un gruppo di autori, guidato da un capo autore. Il curatore è un ‘occhio esterno’ che riesce a cogliere l’insieme delle cose, che ha quel minimo di distacco necessario per guardare il progetto nella sua globalità: un po’ quel che avviene quando dipingi una tela e ti allontani per vedere come sta venendo. Sono stata autrice per tanti anni, poi capo-progetto, e a mia volta negli anni ho mandato ai miei supervisori il lavoro svolto: quando sei coinvolta direttamente nell’ingranaggio della scrittura ci sono cose che magari vedi meno chiaramente e che il supervisore, invece, ti aiuta a inquadrare, magari suggerendo cosa limare o modificare. Il supervisore, però, non mette mai veti, non dice “Questo non mi piace, va cambiato!”, cerca di stimolare la riflessione collettiva. In più si interfaccia con la rete, perché anche il broadcaster ha le sue esigenze: in breve è un membro della squadra, non è esterno ad essa. Del resto il lavoro che c’è dietro MasterChef è davvero in tutte le sue parti un lavoro di équipe.

In effetti, MasterChef ha l’aria di essere il prodotto di una squadra rodata, frutto di una grande fatica ma fatto così bene da sembrare una passeggiata. Un aspetto che notammo in maniera particolare nella prima edizione Covid, con l’introduzione dei protocolli di sicurezza che parvero ‘invisibili’.

MasterChef funziona perché è frutto del lavoro di tutta la squadra produttiva e di tantissimi autori, con uno spiegamento di forze micidiale. Pensa che, tra Sky ed Endemol Shine Italy lavorano al programma, complessivamente, considerando i vari reparti, oltre 130 persone. È un impegno continuo di cooperazione e di condivisione, che prevede ad esempio un aggiornamento sui trend culinari che sono in continua evoluzione. Abbiamo dei reparti che si occupano proprio di ricerca delle nuove tendenze nel settore della ristorazione, altri che si occupano dei meccanismi delle gare, senza dimenticare il casting: tutto è interconnesso, tutti sono in relazione con gli altri.

La messa in onda dura tre mesi circa, ma quanto ci vuole per realizzare anche solo 50’ di programma?

Guarda, posso dire che per MasterChef Italia si lavora praticamente tutto l’anno. Ci sono settori che hanno un paio di mesi di riposo e basta. La pre-produzione di MCI inizia intorno alla fine di febbraio con la ricerca dei nuovi concorrenti: arrivano migliaia di iscrizioni e i reparti dedicati iniziano un lungo lavoro di selezione che si articola in un primo contatto, prosegue con gli approfondimenti – dalle foto dei piatti preparati ai video ai fornelli, fino alle call su Zoom. È una scrematura enorme. Intorno ad aprile, poi, le persone che ci convincono di più vengono invitate in studio per cucinare dal vivo alla presenza di chef di produzione che valutano il livello tecnico dei potenziali concorrenti e le loro preparazioni. Il tutto si svolge mentre altri reparti si dedicano all’ideazione delle prove…

MasterChef Italia

Ecco, e qui si apre un aspetto che personalmente mi interessa moltissimo. Trovo che la versione italiana si distingua per varietà e innovazione delle prove, che nelle ultime edizioni sono riuscite a essere sempre più difficili ma coerenti, non inutilmente difficili ma stimolanti e avvincenti anche per chi di cucina non ne ‘capisce’ molto. Parlandone con i giudici nella presentazione dell’edizione, sottolineavano come la loro ideazione tenesse conto anche del livello dei concorrenti: “Non ha senso fare prove che i concorrenti non saprebbero affrontare” ci dissero. Ecco, prima di fare una domanda specifica sulla prova con il critico Visintin, ci racconti come nascono le prove di MasterChef?

Intanto abbiamo degli autori bravissimi, che lavorano al fianco del capo progetto Paola Papa. Tra loro, c’è, ad esempio, un’autrice che si dedica più al ‘food’ e un’altra che si occupa più di ospiti e di tendenze culinarie, e loro lavorano insieme per cercare tutto quello che di nuovo si dice in cucina. Se venite in redazione trovate decine di riviste di settore, libri di ogni tipo, ma anche grandi classici dell’arte culinaria. Si spulciano i blog specializzati, si seguono i grandi eventi di settore come Identità Golose, insomma si passa al setaccio tutto quello che è cibo e cucina in Italia e all’estero. In questo collaborano anche i giudici che spesso arrivano con proprie idee e propri desiderata sulle prove da svolgere, magari proponendo piatti da replicare, temi da affrontare. È un settore in continua evoluzione e questo è per noi è sicuramente un vantaggio: quest’anno, ad esempio, abbiamo introdotto una prova sulla frollatura del pesce, finora mai fatta.

Quindi, per tornare al lavoro di preparazione, cosa succede insieme al casting e alla ricerca delle tendenze?

Si lavora, per l’appunto, alla creazione delle prove. Si parte dalle nuove tendenze e si unisce il lavoro del team autoriale per intrecciare i meccanismi di gioco tipici del reality: chi decide il capitano, come si assegnano le prove, insomma si lavora sulle liturgie classiche del reality televisivo. E lo si fa tutti insieme, in un continuo brainstorming che porta a definire tutte le prove. È un lavoro che prende 3 o 4 mesi e come dicevamo va in parallelo con i casting.

Quindi si inizia a registrare…

Generalmente, iniziamo in primavera e si va avanti per qualche mese con le riprese. Mi chiedevi quanto ci vuole per realizzare una puntata di 50’? Ecco, considera che a volte ci vuole un giorno intero per registrare una prova. Uno o più per l’Esterna se ci sono trasferimenti importanti da fare. Immagina quanto materiale c’è e quanto lavoro comporta, singolarmente, ogni puntata.

Il che ci porta a un altro punto nevralgico del format, il montaggio…

Sì, il montaggio è sicuramente il lavoro più grosso che c’è dietro MasterChef Italia: si inizia a maggio e si finisce praticamente a gennaio/febbraio, mentre l’edizione è già in onda. Ecco, è il reparto che si ferma giusto un paio di mesi l’anno, poi lavora continuamente. Il materiale realizzato per ogni prova è tantissimo: ci sono tantissime telecamere in studio, ogni prova viene raccontata dal punto di vista di ogni concorrente, poi ci sono i giudici, gli ospiti, le preparazioni, i confessionali prima, durante e dopo ciascuna prova. Insomma, un lavoro mastodontico.

Il taglio, la rapidità, l’efficacia del montaggio di MCI sono stati tra gli aspetti più innovativi notati nel programma fin dal suo esordio. Ma il montaggio porta con sé il racconto…

Con il montaggio, infatti, lavorano gli autori e si sceglie per ogni puntata una linea editoriale. Partendo dal materiale a disposizione, magari in una certa puntata facciamo venire fuori un certo concorrente, lasciando gli altri sullo sfondo, ma poi prevedendo di farli emergere in quelle successivi. Non c’è il tempo di raccontare tutto, per cui si sceglie su cosa puntare nei vari appuntamenti.

Masterclass 2021-2022

Devo dire che quest’anno ho avuto la sensazione che si sia tornati più ai conflitti interni e alle dinamiche sentimentali di quanto non sia stato fatto nelle precedenti due edizioni: la rivalità tra Lia e Tina, la simpatia romanzata tra Mime e Bruno, la coppia AndreaLetizia e Nicky Brian hanno fatto storyline riportando un po’ il programma ai tempi in cui il ‘character’ aveva più peso delle qualità in cucina. Edizioni così ci sono state. Poi negli ultimi tre anni, anche con la nuova triade di giudici, il cibo era tornato a essere centrale, dando nuova brillantezza, a mio avviso, al programma. Non so se è stata una solo una sensazione…

No, non hai sbagliato. Un paio di anni fa fu proprio l’editore a chiederci di riportare il cibo al centro del racconto. Ti dico, però, che è anche il tipo di classe che hai a dettare le macrolinee editoriali. Considera che soprattutto nei primi tempi non è stato facile trovare concorrenti. Non potendo reclutare nessuno che avesse anche un seppur minimo contatto con la professione – neanche gli studenti delle Scuole Alberghiere o chi ha lavorato come cameriere, per darti un’idea – il prototipo di aspirante concorrente erano persone estremamente quadrate, concentrate sulla tecnica e fresche di corsi di cucina. Una tipologia di concorrente un po’ piatta per costruire un programma. Il range insomma era davvero molto ristretto e trovare persone ‘brave’ in cucina che andassero bene per un reality era molto difficile.

E da qui, dunque, si spiegano certe annate più deboli, o meglio più centrate sui ‘casi umani’…

Con personaggi meno ‘forti’, in passato si è puntato di più sul game o sulle dinamiche tra concorrenti. Se vogliamo disegnare una parabola, MasterChef è partito subito come fenomeno, ma poi si è focalizzato sempre di più sulla componente game, allontanandosi un po’ dal cibo. Da qui la richiesta dell’editore di tornare al food. Un ritorno possibile grazie all’allargamento della base del casting.

Perché, nel frattempo cosa è successo? Cosa è cambiato?

È successo che MasterChef è entrato nell’immaginario collettivo e ha creato un nuovo rapporto con la cucina anche da parte di chi finora non se n’era interessato. La cultura gastronomica è cambiata, si è ampliata, si è iniziato a ‘giocare a MasterChef’ anche a casa e questo ci ha permesso di attingere ad altri tipi di concorrenti, anche molto giovani, che seguono gli chef sui social, ne imparano i piatti, li provano a casa. Insomma una varietà di caratteri, di età, di estrazioni che ha reso il lavoro narrativo più facile. E sono tutti molto bravi in cucina.

Insomma, migliorato il parterre da cui attingere si è dovuto ricorrere meno al ‘personaggio’…

La condizione base è che tu sappia cucinare. Il ‘personaggio simpatico’ non ha la meglio su uno che sa cucinare. Tutti quelli che hanno partecipato sapevano farlo, certo a livelli diversi. Però avere un casting più vario ci ha permesso di lavorare su diversi tipi di storie in questa stagione semplicemente perché avevamo più materiale per farlo.

 

MasterChef Italia 2022

 

A questo si aggiunge anche la parabola del cast dei giudici: si è partiti dallo sguardo torvo e dalla severità inflessibile delle prime edizioni – direi mutuata dal format originale – per arrivare all’alchimia tutta nostrana di Locatelli, Cannavacciuolo e Barbieri. Anche questa è una storia da raccontare…

Beh, credo che arrivi a casa l’affiatamento di questi tre giudici: sono davvero amici e si vede. I loro giudizi sono duri e diretti, ma se c’è da fare una risata se la fanno e la fanno fare: è anche un modo per stemperare la tensione tra le prove.

Questo affiatamento non si è sentito in passato in altre combinazioni…

Diciamo che tra i vari giudici c’è sempre stata una stima reciproca e tutti sono stati assolutamente professionali. Con Locatelli, Cannavacciuolo e Barbieri c’è un’alchimia particolare: giudizi severi sì, ma c’è sempre questo tratto distintivo che li accomuna, e che è anche un po’ il loro motto, che il cibo è amore. E lo fanno sentire anche nel rapporto con i concorrenti.

Ok, è arrivato il momento della domanda sulle prove: io non smetto di pensare a quella della ‘traduzione intersemiotica’, come la chiamo io, nella quale i concorrenti hanno dovuto ricostruire un piatto partendo dalla recensione di un critico stimato, e ‘senza volto’, come Valerio Massimo Visentin. Ecco, come è nata quella prova?

Guarda, è nata come tutte le altre, ovvero con un brainstorming di squadra. Ci siamo domandati come inserire un critico senza fargli fare le solite cose, ovvero il semplice giudizio, la prova di valutazione, insomma cose già viste. In più tenendo anche conto della difficoltà di reclutarli perché spesso non vogliono farsi vedere. E così siamo partiti dall’idea di una recensione e, a forza di mettere in circolo idee, è venuta fuori la prova che avete visto. Ma, ribadisco, è sempre un lavoro di squadra in cui lo spunto viene messo in circolo con tutti i reparti, scenografia compresa; anzi, a volte gli spunti vengono proprio da lì.

MasterChef 11 Visintin

In che senso?

Anche nella stessa prova con Visintin: abbiamo dovuto immaginare una soluzione che permettesse di avere i suoi giudizi senza averlo in studio. Ma anche, ad esempio, le Mystery Box hanno una componente spessa legata agli oggetti di scena: non so se ricordate quella con lo specchio, in cui ogni concorrente alzando la Mystery era ‘costretto’ a guardarsi e ripercorrere il proprio percorso, o anche quella sulle fiabe, giusto per fare un altro esempio. Anche dagli spunti di scenografia possono venire fuori delle prove: ecco perché dico che è un lavoro di squadra enorme, in cui ogni input viene condiviso con tutti.

Mi sembra di capire che nonostante si sia all’undicesima edizione ci sia poco di automatizzato nella costruzione di una stagione di MasterChef Italia.

È vero. Di automatico nella scrittura e nella ideazione del programma c’è davvero poco. Ma sai anche perché? Perché questo, per fortuna, è un settore davvero in continua evoluzione: l’enogastronomia riesce a dare sempre stimoli nuovi e sta cambiando anche i costumi degli italiani. Sono sempre di più le persone che conoscono e apprezzano la buona cucina e ormai sono di tutti i tipi: chef Cannavacciuolo mi racconta come il tipo di clientela nei suoi ristoranti adesso sia più vario e non per questo meno competente, così come Locatelli a Londra nota che la sua platea è molto più consapevole di cosa sia la cucina italiana di qualità e stellata in generale. Insomma, non è solo una questione di ‘status’, ma si va nei ristoranti stellati per vivere un’esperienza culinaria, anche facendo qualche sacrificio in più, rinunciando a qualcos’altro. E questo è un aspetto culturale che un programma come MasterChef è riuscito a introdurre, insieme a tutte le attività di livello ormai legate al food.

Merito però anche dello sguardo di chi le coglie e le porta queste cose nel programma: ci sono esempi di format legati a settori che direi comunque in evoluzione, e penso alla musica, che però non sono riusciti a rigenerarsi negli anni come invece è riuscito a fare MasterChef Italia nonostante annate non proprio brillanti. In questo senso MCI è riuscito anche a trovare una propria cifra distintiva nell’adattamento, cosa che non si riscontra moltissimo in altre edizioni internazionali. In questo la ‘casa madre’ vi ha mai detto qualcosa di particolare?

Guarda, ti dico che tutti i curatori delle varie edizioni si incontrano periodicamente – in genere una volta all’anno, ormai a distanza vista la Pandemia – per condividere il meglio delle proprie annate. Quel che viene fatto nei vari Paesi viene condiviso, in modo che tutti possano attingere dalle esperienze altrui. In passato abbiamo preso diverse cose, ma diciamo che oggi sono più gli altri che ‘attingono’ da noi….

Siamo ormai alla fine di questa 11esima edizione di MasterChef Italia: ti andrebbe di fare un bilancio di questa annata?

Beh, direi che la classe di quest’anno per me è una delle migliori di sempre. Perché? Perché è piena di giovani, perché anche quelli un po’ più agée erano molto motivati, senza difficoltà nell’esprimere le proprie emozioni, positive o negative che fossero. Tutti hanno fatto subito gruppo, sono stati molto ‘classe’. Per questo dico che sono stati anche loro a servirci la linea editoriale: erano tutti emotivamente molto vivaci. Forse in questo ha influito anche la Pandemia: ai casting si sono presentati moltissimi giovani che si sono messi alla prova cercando strade più vicine ai propri desideri, così come ci sono stati tanti 40-50enni che hanno deciso di cambiare vita. La Pandemia, in fondo, ci ha insegnato che nella vita può succedere di tutto e allora vale la pena provarci e fare quello che si desidera davvero.

Beh, il prototipo di giovane motivato, appassionato, preparato direi che ha un nome: Carmine, 18 anni, liceo scientifico per volere della famiglia, a MasterChef Italia per seguire la sua passione e dimostrare agli altri che non è solo un sogno. Però devo dire che questa edizione si è distinta anche per il percorso di Christian: è stata davvero una scommessa all’inizio, ma direi che è stata vinta, da lui e dal programma.

Christian ha fatto un percorso bellissimo. È stata un’esperienza arricchente per tutti quanti.

Visto il vostro cronoprogramma, c’è giusto il tempo di scoprire il vincitore e poi via ai casting per la prossima edizione.

Sì. Come ti dicevo adesso iniziamo a scrivere le nuove prove e a cercare i nuovi concorrenti. Le iscrizioni sono sempre tantissime, anzi aumentano sempre di più e per fortuna, aggiungerei. C’è stato un momento in cui abbiamo temuto di non avere più gente da provinare (ride), visti i vincoli per la partecipazione al programma e un certo progressivo disinteresse per il genere cooking: e invece gli aspiranti concorrenti continuano ad aumentare e questo ci lascia ben sperare. In base a quello che troviamo, come dicevo, disegneremo la nuova edizione.

Bene, e allora non ci resta che aspettare la proclamazione del vincitore di MasterChef Italia 11, con le ultime due puntate in onda questa sera, giovedì 3 marzo, alle 21:15 su Sky e in streaming su NOW. In attesa di conoscere i nuovi concorrenti (qui le info per candidarsi), è d’obbligo fare un grande in bocca al lupo ai finalisti – Carmine, Christian, Lia e Tracy – e augurare lunga vita a MasterChef Italia.

Ad maiora, semper.

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MasterChef è un talent culinario nato nel 1990 sulla BBC, ma esploso su scala mondiale dopo il restyling del 2005.

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