Ilary Blasi e la distanza tra le parole in tv e la realtà delle cose

Ilary Blasi, quando in tv smentì la crisi con Totti (e attaccò la stampa). Non sarebbe stato meglio il silenzio?

Certamente se la cerimonia del matrimonio 17 anni fa non fosse stata trasmessa in diretta televisiva (e se la notizia della prima gravidanza non fosse stata data a Che tempo che fa e se la notizia della terza gravidanza non fosse stata data a Le Iene), sarebbe stato più facile rispettare la richiesta di privacy arrivata ieri nei comunicati stampa ufficiali (rigorosamente separati). E invece siamo qui a ‘rinfacciare’ le dichiarazioni pubbliche rilasciate negli ultimi mesi da Ilary Blasi e da Francesco Totti. Che ieri hanno annunciato la fine del loro matrimonio, dopo averla negata in tv e sui social in maniera netta e, talvolta, aspra.

Ospite di Francesca Fagnani a Belve su Rai2 ad aprile scorso, la Blasi non soltanto precisò che la sua relazione non sarebbe sopravvissuta a un tradimento, ma raccontò anche che in tutti questi anni “ho dato il giusto peso al gossip, so che fa parte di questo lavoro, i gossip sono sempre girati, non ci soffro, so gestirla bene, ne prendo le distanze e poi ho modo di difendermi… con le interviste“, confermando di aver “pensato ad una organizzazione” alla base delle indiscrezioni sulla crisi coniugale con l’ex capitano della Roma. Così come aveva detto, pochi giorni prima, a Verissimo, dalla sua amica Silvia Toffanin, allorquando parlò di “accanimento mediatico” e del “disegno di qualcuno” dietro la foto che mostrava tale Noemi a poche file di distanza da Totti allo stadio Olimpico.

Nel salotto chic di Canale 5 Ilary Blasi, all’epoca in promozione per la partenza dell’Isola dei famosi, attaccò “quotidiani nazionali come Repubblica, il Corriere e il Messaggero” che “hanno dato la notizia come se fosse certa, facendo una figura di merd*“. Quindi aggiunse: “Non so se in Italia altre coppie avrebbero la stessa risonanza. Il circo mediatico quando si parla di Totti è assicurato“.

Ben lontani dalla volontà di moraleggiare sulle vite e le decisioni private altrui e nel rispetto totale della privacy di tutti, poniamo un interrogativo terra terra: invece di parlare di “fake news” (come Totti fece sul suo profilo Instagram in alcune stories cult) o di aggredire via tv testate giornalistiche con i termini ricordati qui sopra, non sarebbe stato meglio affrontare la faccenda con sempre troppo sottovalutato silenzio?

Perché se è vero che “il tempo è fondamentale, il tempo è tutto” (cit. Blasi a Belve), è anche vero che il rapporto con il pubblico, anche quello televisivo, si dovrebbe nutrire di trasparenza e verità.