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Cesara Buonamici, il valore del fuorionda nell’epoca social: quando un imprevisto diventa “oro”

Cesara Buonamici si è resa protagonista di un fuorionda molto particolare. La nota giornalista è in tendenza su tutti i social: la spontaneità del momento ricorda quanto un fuoriprogramma sia diventato – per i media – valore aggiunto.

14 Settembre 2026 11:24

Cesara Buonamici sta modificando l’immagine dell’informazione italiana. La professionalità è sempre la stessa, ma essere giornalisti oggi vuol dire anche fare i conti con una sana dose di umanità e autenticità per rendere tutto più credibile. Negli anni Novanta, forse anche nei primi anni del Duemila, il ruolo del giornalista era concepito diversamente non solo per il modo di fare informazione e utilizzare i media. I giornalisti e le giornaliste dovevano essere distaccati.

L’oggettività, in special modo davanti alla telecamera, doveva trasparire. Chi raccontava la quotidianità doveva farlo in maniera inappuntabile. Mai una svista, tutto in dizione, immagine pulita e nessun calo di concentrazione. Una sorta di “robot” catodico che faceva passare la figura del cronista esclusivamente come cane da guardia della contemporaneità: colui che unisce i fili del racconto quotidiano e null’altro. Sia uomini che donne dell’informazione venivano chiamati mezzibusti perchè si vedeva esclusivamente la parte superiore del corpo. Un’immagine, una definizione.

Il ruolo dei giornalisti nei tg

Il cronista e la cronista erano in studio a lavorare. Non avevano un prima e un dopo. Sempre e solo durante: nel corso di un tg, un servizio, un’edizione straordinaria. Naturalmente i giornalisti sono persone normali come chiunque altro, ma mediaticamente dovevano dare l’impressione di veleggiare su standard differenti. Quasi come se la loro vita si fermasse nel momento in cui la luce rossa della diretta si spegnesse. Poi, il 17 aprile 1989 è nato Blob: Enrico Ghezzi e Marco Giusti si divertivano a entrare di soppiatto nei meccanismi della televisione italiana, portando alla ribalta il dietro le quinte.

Cesara Buonamici al Tg5
Cesara Buonamici in diretta al Tg5 (Screenshot X) – TvBlog

Si è quindi cominciato a normalizzare il fuorionda, tra risate e stupore, facendo capire che i giornalisti non sono macchine ma professionisti che possono avere – ogni tanto, non sempre – qualche calo di tensione. Da questa consapevolezza si è passati, nei primi anni del nuovo millennio, alle sfuriate di Emilio Fede (compianto giornalista) con cameramen e collaboratori. Oppure alle intrusioni di Paolini impegnato a prendere di mira i corrispondenti per metterli in difficoltà.

Blob e l’epopea dei retroscena

Su questo Blob, con la collaborazione di Striscia La Notizia, caso più raro che unico di intesa bipartisan, ha raccolto una vera e propria enciclopedia. La modernità ha fatto sì che qualche sintomo di spontaneità potesse arricchire, al momento, giusto un telegiornale. Il 22 febbraio 2006 Lamberto Sposini mangia un pollo in diretta per sostenere la sicurezza del consumo di prodotti avicoli. Il noto cronista, vent’anni fa, ha idealmente rotto la quarta parete dimostrando che è possibile entrare in contatto con chi guarda e ascolta senza perdere credibilità e lucidità. Da quel momento i fuoriprogramma, quando spontanei e autentici, sono stati definitivamente sdoganati.

Un telegiornale deve conservare la sua liturgia, ma è possibile anche – con garbo e attenzione – avere qualche licenza poetica di interpretazione del momento. Arriviamo, quindi, alla stretta attualità: il fuorionda è diventato un peccato veniale. Blob esiste ancora, ma fa un quarto del lavoro. Ormai le gaffe televisive e gli imprevisti hanno valore contenutistico grazie alle piattaforme social. Cesara Buonamici, e non solo, docet: la nota giornalista è tornata in tendenza perché in una delle ultime edizioni del TG5 non si è resa conto di essere in onda ed è stata qualche secondo ferma a sistemarsi il microfono.

L’ultimo fuorionda di Cesara Buonamici

Il segnale della diretta le è stato dato con un attimo di ritardo, ma lei non si è minimamente scomposta. Nessuna faccia alterata, né tantomeno un disappunto. Quando ha capito di dover cominciare si è rapidamente scusata con i telespettatori ed è andata dritta per la sua strada. L’edizione del telegiornale è passata senza alcun tipo di difficoltà. Anzi, la nota cronista è diventata un cult social: l’hashtag TG5 è schizzato fra le tendenze e Blob ha ripreso in tutte le salse il momento.

Un istante di smarrimento è diventato un valore aggiunto. Ciò che conta è portare a termine il lavoro con le consuete qualità, che alla Buonamici, come a tanti altri colleghi, non mancano. Il resto è storia, anche grazie a qualche stravaganza che rende il racconto televisivo un romanzo nazional popolare in grado sempre e comunque di sorprendere. Persino quando sembra essere già stato detto e scritto tutto.