Boris 4, la spiegazione del finale passa per il lungo omaggio a Mattia Torre

Boris 4 ricorda uno dei papà della serie nel corso di tutti gli episodi, con un omaggio la cui potenza non è inferiore ai numerosi nuovi tormentoni

Il ricordo più forte delle battute. In fin dei conti, Boris 4 è riuscito nel suo finale (di cui a seguire vi daremo la spiegazione) anche in questa impresa: rendere un omaggio ad uno degli artefici della “fuoriserie italiana” per eccellenza una parte integrante della trama dei nuovi episodi, capace di co-esistere con i numerosi nuovi tormentoni lanciati dagli otto episodi disponibili su Disney+ (nel catalogo Star).

Perché Boris, da sempre, è stato generatore di battute e tormentoni entrati nel linguaggio comune, a volte magari usati anche da persone che non sanno bene da dove provengano ma così radicati da essere sdoganati dalla semplice citazione seriale. Dall’“A caxxo di cane” a “smarmella!” fino al mitico “Dai Dai Dai!”, Boris ha misurato in questi anni il suo successo anche con queste battute. E nella quarta stagione?

Luca Vendruscolo e Giacomo Ciarrapico non si sono risparmiati: una volta ottenuto il via libera dalla piattaforma (che diventa essa stessa protagonista della stagione, una sorta di presenza immateriale che però tutto sa e tutto vede), hanno infarcito i dialoghi di quelli che, siamo certi, diventeranno nuovi meme e nuove battute da ripetere anche a computer spento.

Come “Lo dimo”, ovvero quello stratagemma autorale per cui una scena la cui realizzazione costa troppo non viene girata ma semplicemente descritta da alcuni personaggi; o “ammerdu”, il nuovo insulto inventato da Biascica (Paolo Calabresi) in un’ottica di rispetto dell’inclusione sul set, o ancora “Questo è spoiler!”, pronunciato da Stanis (Pietro Sermonti) sul set della nuova serie “Vita di Gesù” di cui lui interpreta il protagonista.

Ma questo Boris 4 ha saputo andare oltre e, come detto, ha fatto tesoro del ricordo di uno dei suoi padri non per una sola scena, ma per tutta la serie. Vendruscolo e Ciarrapico hanno infatti deciso di rendere -a loro modo- partecipe Mattia Torre, co-sceneggiatore con loro due delle prime tre stagioni e del film della serie, venuto a mancare nel 2019. Un ricordo toccante e commovente, che parte nel primo episodio fino all’ultimissima scena realizzata.

Come finisce Boris 4?

-ATTENZIONE: SPOILER-
Gli sceneggiatori hanno infatti deciso che anche i loro corrispettivi nella serie, ovvero i personaggi interpretati da Valerio Aprea, Massimo De Lorenzo e Andrea Sartoretti, dovessero affrontare un lutto. Il pubblico l’ha scoperto nel finale della prima puntata (la stessa in cui è inserito il funerale di Itala, la cui interprete Roberta Fiorentini è scomparsa anche lei nel 2019), quando De Lorenzo e Sartoretti si rivolgono ad Aprea chiedendogli come fosse l’inferno. “Mah, ti diro, alla fine non è male”, è stata la risposta di Aprea prima di svanire, “è pieno di quarte stagioni”.

Ciarrapico e Vendruscolo mettono così subito in chiaro che i due sceneggiatori di “Vita di Gesù” dialogano con il loro collega, che dispensa consigli e trova soluzioni, ma che nessun altro può vedere. Un legame fortissimo con il collega e soprattutto amico scomparso che si rafforza episodio dopo episodio, fino al finale.

Lo sceneggiatore interpretato da Aprea, qui, assume un ruolo ancora più importante, infrangendo la regola di dialogare solo con i due colleghi ed apparendo ad un fuggitivo Renè (Francesco Pannofino), ora nei guai con la piattaforma, che ha scoperto che ha girato delle scene extra sul set per realizzare un suo progetto personale, incentrato sulla vita di Giuda (interpretato da Edoardo Pesce). “Segui la musica”, è il consiglio che gli ripete: così farà il regista davanti ad una comparto legale della piattaforma, in una delle scene più surreali di tutta la serie, in cui Renè si mette a ballare sulle note di “What a Feeling”, ripetendo i passi di “Flashdance”.

Una scena che si scollega dal resto della trama, ma che funge da deus ex machina per l’intricata situazione in cui si è ritrovato il regista, che viene perdonato dalla piattaforma e può presentare il suo progetto “Io Giuda” in una premiere in cui è presente tutto il cast artistico e tecnico.

Ci sono anche i due sceneggiatori, che lasciano un posto libero proprio per il loro collega, che appare poco prima che si spengano le luci in sala. Quindi, le prime battute del film (“Quando ero piccolo volevo cambiare il mondo. E purtroppo l’ho cambiato”) lanciano la dedica finale:

“A noi, il mondo, l’hai cambiato. Manchi collega, sempre di più”.

Tutta il lavoro svolto dai due sceneggiatori nella quarta stagione è stato quindi mosso dal desiderio di fare qualcosa che fosse in qualche modo approvato dal loro collega che non c’è più, pensando a come avrebbe agito, a cosa avrebbe scritto, ed a che scelte avrebbe preso. E l’impressione è che Vendruscolo e Ciarrapico abbiano fatto lo stesso.

… e Boris 5?

Se per una quarta stagione abbiamo dovuto aspettare dodici anni, per una quinta, forse, servirà meno tempo. Tutto, ovviamente, dipende dalla… piattaforma, ovvero da Disney+, che dovrà valutare se Boris 4 ha raggiunto il successo sperato in termini di visualizzazioni.

Va detto che il finale della quarta stagione non lascia particolari storyline aperte e potrebbe essere considerato un finale di serie. Ma una prerogativa di Boris è proprio quella di non creare particolari cliffhanger tra una stagione e l’altra, in modo da poter resettare la nuova stagione e partite quasi interamente da zero.

Boris 5 ci sarà anche se da parte di autori e cast ci sarà la predisposizione a tornare a lavorarci: quel che è certo è che la quarta stagione ha incontrato il favore del pubblico e degli addetti ai lavori, un motivo in più per valutare un nuovo stratagemma per riportare tutto il cast sul set, magari proprio con un reboot de Gli Occhi del Cuore.