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Bontà Loro, quando Maurizio Costanzo ci fece sedere in salotto: come nasce il talk show italiano

Prima del Parioli, prima delle interminabili serate di Canale 5, prima delle confessioni e degli scontri televisivi, c’erano tre poltrone color aragosta e un’intuizione destinata a cambiare la televisione italiana.

4 Ottobre 2026 16:07

Tre poltrone, un conduttore curioso e qualcuno disposto a raccontarsi senza troppi filtri. Il 18 ottobre del 1976 la televisione italiana scopriva il valore e le possibilità del talk show italiano grazie a Maurizio Costanzo. Il compianto conduttore ha portato la grammatica del piccolo schermo su altre vette, cambiando la prospettiva. Aggiornando un punto di vista. Fare spettacolo non voleva più dire soltanto dirigere un’orchestra, agevolare un corpo di ballo e dotarsi di una scenografia monumentale.

Costanzo abbassa volutamente la pretesa estetica per elevare la natura del formato. Bontà Loro su Raiuno rimane, ancora oggi, una delle esperienze più rilevanti e significative della storia catodica del Paese. Un primo passo all’interno di quel che sarebbe poi diventato il talk show italiano moderno, con alternative come Acquario (1978-1979), Grand’Italia (1979-1980) e Maurizio Costanzo Show (1982). Il debutto di Bontà Loro avviene in seconda serata: alle 22.40 comincia quella che sarebbe diventata una vera e propria epopea televisiva. La nuova forza mediatica era nel racconto, più precisamente nell’intervista.

Tre poltrone, un conduttore

Il conduttore doveva saper mescolare narrativa e informazioni. Quindi era chiamato a introdurre la puntata, renderla omogenea ma soprattutto doveva mettere in condizione gli interlocutori di tirar fuori il massimo dalla loro presenza. Una chiacchierata apparentemente informale si trasformava, nel giro di pochi importanti passaggi, in un’intervista ricca di aneddoti e sfumature con personaggi legati allo spettacolo, allo sport e alla cultura italiana.

Bontà Loro Maurizio Costanzo porta il talk show in televisione
Maurizio Costanzo conduce Bontà Loro (Screenshot X) – TvBlog

Non esisteva l’esclusiva ambizione di avere ospiti persone celebri, a parlare e confrontarsi potevano e dovevano essere anche persone comuni, inserite in un contesto collettivo privo di sovrastrutture ma con tanta voglia di far emergere le questioni più pressanti del Paese pronto a cambiare. Un racconto a 360 gradi fatto di esperienze, aneddoti e curiosità. Le teche Rai, ancora oggi, conservano esempi senza tempo di quelle particolari conversazioni.

Le idee al centro del palco

Uno scambio di idee molto acceso fu quello tra Costanzo e Tina Anselmi. Momento televisivo che valse al giornalista e conduttore un’interpellanza parlamentare a causa di alcune domande poste in trasmissione che risultarono, per l’epoca, particolarmente indiscrete. Vigeva un’accezione differente di privato, ma il divario con la vita pubblica era ancora molto marcato. Costanzo, invece, ha saputo sovvertire gli equilibri: la privacy resta un diritto innegabile, ma la forza del talk show doveva essere quella di riuscire a raccontare e tirar fuori ciò che alcuni personaggi avevano sempre voluto tenere per sè.

Maurizio Costanzo cambia le regole del talk show
Maurizio Costanzo cambia le regole del talk show (Screenshot Wikipedia) – TvBlog

Bontà Loro, nello specifico, ha elevato l’aneddoto a espediente televisivo per alimentare ulteriormente l’imprevisto e cavalcare, con garbo lontano dagli eccessi, le provocazioni. Celebre, in tal senso, la puntata in cui Susanna Agnelli si ritrova al cospetto di Rino Gaetano e successivamente conversa con Adele Cambria. La forza del programma erano proprio questi abbinamenti inediti riequilibrati magistralmente dalla capacità di Costanzo di tenere tutto insieme con la maestria di un cerimoniere scaltro e puntuale.

La televisione specchio della società

Pensiamo anche all’avvicendamento di personalità come Marcello Mastroianni, Alberto Sordi, Niki Lauda, Umberto Agnelli, Goffredo Parise, Amanda Lear. Tutti diversi ed egualmente importanti per restituire un affresco nazional popolare dove a trionfare non era l’esaltazione della forma e dell’esibizione, ma i contenuti specifici di ciascun confronto. Vere e proprie disquisizioni che facevano sembrare il teleschermo la cornice di un simposio.

Maurizio Costanzo intervista Silvio Berlusconi
Maurizio Costanzo intervista Silvio Berlusconi (Screenshot Instagram) – TvBlog

La televisione italiana diventa specchio della società: il primo social senza Rete, come ha sottolineato più di un comunicatore alla morte di Maurizio Costanzo. I punti di contatto con lo show che successivamente avrebbe fatto la storia televisiva al Parioli sono stati: l’incontro tra personalità incompatibili, la discussione, la sorpresa e la possibilità che il confronto producesse qualcosa di inatteso. Un flusso di coscienza in divenire fortemente orientato dal massiccio studio della scaletta e dalla forza che ciascun blocco di trasmissione era chiamato a evocare.

Il salotto di Maurizio Costanzo

Bontà Loro, dunque, è un contenitore spartiacque: ha aperto la strada a tendenze valide ancora oggi che ritrovano punti in comune con un passato che non invecchia mai. Il salotto, televisivo, di Maurizio Costanzo è ancora profondamente accogliente. Dopo mezzo secolo, le cose da restaurare sono davvero poche. Le fondamenta catodiche restano solide per merito di un’intuizione che ha cambiato la concezione di informazione e ampliato ulteriormente il potenziale dell’intrattenimento.