Gianluigi Paragone a TvBlog: “Berlusconi a La Gabbia non verrà, da noi si sta in piedi e lui soffre la sua altezza. Ed è cagasotto, come tutti i big, tranne Renzi”

Paragone a TvBlog ribadisce la sua convizione: il Corriere della Sera boicotta La Gabbia che – annuncia – sarà sicuramente confermata su La7 la prossima stagione perché “Cairo è soddisfatto” e ed è un prodotto “vincente, sano, divertente e positivo per la televisione”

Per fare il punto sulla stagione televisiva che volge al termine, TvBlog ha intervistato Gianluigi Paragone, conduttore de La Gabbia, in onda ogni mercoledì sera su La7 in prima serata (dopo una parentesi di alcune settimane alla domenica, per lasciare spazio a Le Invasioni Barbariche). Ne è venuta fuori una chiacchierata lunga e ricca di spunti interessanti. Dall’astio con Aldo Grasso alle risse in tv, passando per i giudizi di segno nettamente opposto riservati a Matteo Renzi e Silvio Berlusconi e ai colleghi Formigli, Porro e Del Debbio. E molto altro.

Nella prima puntata avete aperto con il duello tra Travaglio e Santanchè, che è stato anche molto criticato per i toni. Come mai quel segmento non è stato più proposto negli appuntamenti successivi. È stata l’ammissione di aver esagerato nel puntare sulla rissa o ci sono altre ragioni?

Non era un format replicabile facilmente, perché non era facile avere sempre due persone forti capaci di catalizzare l’attenzione. Avevo bisogno di entrare subito nel palinsesto di La7 con qualcosa di forte. L’ho fatto, ma per la seconda e la terza puntata non avevo due ospiti così in antitesi. Era una necessità di debutto.

Quindi stai dicendo che avevamo ragione noi quando abbiamo scritto che nella prima puntata hai puntato sulla rissa?

No, io non ho puntato sulla rissa. Io ho puntato su due posizioni forti.

In televisione quando si mettono a confronto due posizioni forti si finisce spesso con la rissa….

Noi ormai abusiamo delle parole. Per me rissa resta quando due si pigliano a cazzotti e c’è del sangue. Altrimenti è uno scontro verbale. Per me non esistono né i pollai né le risse. Poi se a voi piace la metafora televisiva è una questione vostra, a me non me ne frega proprio niente.

È una questione semantica, allora. Rissa, lite, il senso resta il medesimo…

Voi criticate noi per l’uso delle parole, ma voi siete i primi che utilizzate le parole gonfiandole, facendo del doping. Tu mi dici che ho fatto la rissa, io ti dico che in italiano ‘rissa’ ha un altro significato. Quindi tutti stiamo esagerando. Come vedi, ormai, è tutto dopato. A cominciare da Aldo Grasso che dice che noi facevamo questa trasmissione così oscena, poi però il Corriere della Sera va a prendere soltanto quei frammenti di puntata che guarda caso sono oggetto di analisi attenta da parte dei critici. È il comportamento di quelli che di giorno criticano le [email protected], poi la sera ci vanno. Per esempio, la settimana scorsa la roba della Zanicchi: perché hanno messo quella parte lì e non un’altra?

La risposta è: questione di click.

Benissimo, allora: tu dici a me che io esagero, io dico a tutti voi che esagero nella stessa misura in cui lo fate voi. Se c’è un’ammissione di colpa da parte di tutti, allora ragioniamo… altrimenti io dico che la rissa è un’altra roba. Se uno mi dice ‘fate il pollaio’, io dico che il pollaio è un’altra roba.

Un’obiezione potrebbe essere: non è Aldo Grasso a decidere cosa mettere nella home del sito del Corriere…

Allora se fosse un critico intellettualmente onesto dovrebbe dire al direttore del sito, De Bortoli, ‘se la televisione fa schifo, noi non possiamo prendere le schifezze della televisione’. Altrimenti vuol dire che è un critico ad minchiam.

In passato hai rivendicato il fatto che gli ascolti de La Gabbia fossero in linea con quelli della rete. Il calo registrato nelle ultime settimane (nelle ultime due puntate sotto il 3% di share) è dovuto a qualche ragione in particolare?

Tu analizzi la televisione. Secondo te perché una trasmissione che quando andava in onda il mercoledì è arrivata a fare anche il 5%, poi viene spostata alla domenica, quindi riparte da zero e comunque arriva al 4, poi riparte un’altra volta il mercoledì…. tu che sei una persona intelligente già sai la risposta. Tu che sei analista della tv sai che la mia risposta è nella tua domanda. Quando ci sono shock di palinsesto, tutte le volte riparti dalla casella del via, un po’ più azzoppato. È normale lo sapeva Urbano (Cairo, Ndr), lo sapevo io: La Gabbia in questa stagione è stata sottoposta a degli stress test. Cairo lo ha fatto perché in questa trasmissione vede un grande potenziale. Ha provato lo spostamento alla domenica per una serie di ragionamenti di rete, che sono andati a buon fine. Ora ripartiamo dal mercoledì, di fatto ripartiamo da zero. Noi ripartiamo da zero, ma The Voice non parte da zero. È normale che siamo in affanno rispetto alle perfomance normali. Ma il programma è sano, ha tutti gli elementi per essere vincente. Cairo era consapevole di questa operazione, che ha fatto non su un corpo malato, ma sano.

L’anno prossimo La Gabbia ci sarà?

Ci sarà, di sicuro.

Quindi la riconferma non è legata agli ascolti delle prossime puntate…

La Gabbia è un prodotto assolutamente confermato proprio sulla base delle buone perfomance fatte nella prima parte della stagione – quando eravamo sempre sopra il 4% – e della crescita alla domenica. Che La Gabbia sia confermata te lo direbbero tutti i vertici de La7.

A inizio stagione accusasti Nicola Porro di rubare gli ospiti de L’ultima parola per il suo Virus e ironizzasti sugli ascolti del talk di Rai2 chiedendoti se sarebbe arrivato a superare il 6& di share. Virus non ci è (quasi) mai riuscito, ma nemmeno La Gabbia…

Non devi rapportarlo a La Gabbia, ma a L’Ultima Parola. Quando andò in prima serata l’Ultima Parola ebbe perfomance decisamente diverse rispetto a Virus. Il discorso di Virus è il discorso che vale oggi tra Garcia e Conte. Sono tweet che lasciano il tempo che trovano, sono scaramucce divertenti di pura pre-tattica televisiva.

Immagino tu ti senta Conte…

Io sono Conte, non fosse altro che sono juventino. E poi la Gabbia è un format sicuramente diverso dagli altri in giro: vincente, sano, divertente e positivo per la televisione.

Su questo punto torniamo tra poco. Intanto ti chiedo: sei Conte perché di fatto La Gabbia ha vinto contro Virus costringendolo a spostarsi dal mercoledì al venerdì? Insomma, questa la consideri una piccola vittoria?

Sì, va bene, però io alla fine difendo tutti i talk. Anche quello di Nicola, contro il quale non ho nulla. Abbiamo linguaggi diversi. È chiaro che se avessi fatto io quei risultati a Rai2, col clima che c’era allora, non mi avrebbero mandato oltre la quinta puntata. Quanto ai risultati che facciamo su La7 ti posso garantire che Cairo è soddisfatto; se fossimo andati in onda sempre di mercoledì oggi staremmo a commentare un 5% consolidato.

Torniamo alla novità del format de La Gabbia. Basta l’orecchino, la chitarra e l’editoriale con una band alle spalle per rinnovare il talk show?

La Gabbia non è l’orecchino, non è la chitarra. Tutti insieme fanno un linguaggio molto aggressivo. La vera novità è che il pubblico, cioè il popolo, è sullo stesso piano dei politici. Motivo per cui non vedrai i politici big a La Gabbia; sono gli stessi che hanno paura di affrontare le piazze. L’unico che non ha avuto paura è stato Renzi, che ora che è Presidente del Consiglio forse non tornerà, ma quando non lo era è venuto in collegamento e si è beccato le domande dell’imprenditore. Senza concordare alcunché. Letta, Alfano, la Lorenzin non lo hanno fatto. Sono tutti politici cagasotto.

Hai colto la sensazione di essere diventato simpatico ai grillini? Le prese di posizione contro gli addetti alla comunicazione del M5S sono da leggere come la rivendicazione da parte tua di autonomia?

Dal mio punto di vista di conduttore sono tutti pari. Se non mi fai vedere di avere il coraggio di entrare nel mood della Gabbia, cioè saper reggere le domande del pubblico, sei uguale agli altri.

Ma ti sei accorto che c’era un’attenzione particolare da parte degli elettori dei 5 Stelle nei tuoi confronti?

Ma c’è ancora, nonostante qualche scazzo che possiamo avere io e l’ufficio stampa. Ma non inseguo l’elettorato grillino.

Veniamo alla critica di usare toni populisti e demagogici…

Demagogia e populismo sono parole a cui diamo un significato diverso da quello che hanno. Il populismo è la democrazia degli altri; puoi chiamarla come vuoi ma è un’altra forma di democrazia. Non c’è niente di antidemocratico nel fare urlare un imprenditore o un lavoratore perché da quegli stessi poi si va a pietire un voto. Poi i giornalisti, quando questi si astengono, si domandano il perché. La risposta è che se non guardi il germe democratico che c’è nel populismo, nella demagogia e nell’antipolitica, vuol dire che non hai capito nulla di quello che sta accadendo nel Paese. Quella rabbia lì è una diversa forma di richiesta di politica, è una sana forma democratica.

Qualche settimana fa hai dato spazio ad alcuni lavoratori di Rcs. Avrai letto dello sciopero annunciato da dipendenti e giornalisti di La7 per il 9 maggio. La Gabbia sarebbe pronta a dare loro spazio o per una questione di buon senso in un programma di La7 non lo si può fare?

Se mi chiedono di parlare, lo faccio, assolutamente. Io sono quello che in Rai indossò la maglia arancione ‘La Rai siamo noi’ in protesta con i vertici dell’azienda.

Quando viene ricordato il tuo passato da direttore de La Padania lo consideri un tentativo di attacco o un semplice dato di fatto?

Lo sono stato e non me ne sono pentito.

Alcune volte in una puntata La Gabbia ha trasmesso due volte lo stesso servizio. La sensazione è che ci fosse la necessità di allungare il brodo. È così?

Sì, il brodo è sempre lo stesso, ma magari ti salta un servizio all’ultimo.

Con Paolo Barnard vi siete chiariti?

Lui deve chiedere scusa, rimangiarsi le offese che ha detto – non a me, perché a me non me ne frega proprio niente, ma alle donne ed alcune in particolare, offese personalmente – e poi quando vuole ragionare di economia gli studi sono sempre aperti.

Con un altro economista, Alberto Bagnai, a inizio stagione ti scontrasti perché “non funziona dal punto di vista televisivo”….

Quella roba là non è colpa mia. Se uno in curva è un disastro non può pretendere di essere una star televisiva. Io lo invito come economista, ma se pretende di parlare per mezz’ora in televisione e fa scappare i telespettatori… non sono autolesionista. Lui si era lamentato del fatto che avrebbe avuto poco spazio. E meno male!

Il tuo gruppo di lavoro pare si senta vittima di un boicottaggio. Hai scritto che Aldo Grasso voleva far chiudere a Cairo La Gabbia

Alt. Aldo Grasso lo ha scritto, non sono io che deduco qualcosa dai suoi pezzi. Lui ha consigliato e detto a Cairo di chiudere La Gabbia. Se vuoi ti faccio i nomi e i cognomi..

Vai.

De Bortoli, Battista e Polito. Quando li ho invitati mi hanno detto “in questa trasmissione non ci verremo mai”.

Però c’è una differenza tra il rifiutare un invito e l’immaginare che dietro ci sia la volontà di boicottarlo. Non trovi?

Sia chiaro che loro non possono farmi chissà quale danno… il Corriere oggi fa fatica a restare in piedi, figuriamoci se può danneggiare La Gabbia. Il boicottaggio è culturale: loro hanno uno schifo profondo verso La Gabbia, lo schifo nel mescolarsi con le persone normali. De Bortoli se si trovasse di fronte ad un operaio della Breda avrebbe qualche problema a starci oltre 5 minuti. Polito idem. È gente abituata solo a determinati tavoli, che ci sguazza nel Potere.

Silvio Berlusconi sarà ospite de La Gabbia, considerato il tour televisivo che sta compiendo?

Berlusconi non può venire a La Gabbia. Primo perché è in piedi e lui soffre la sua altezza. Secondo perché io non cambio il format per Berlusconi, o per un altro. Se vogliono venire stanno i piedi o in collegamento e rispondono alle domande del pubblico. Berlusconi questa cosa qui non l’ha mai accettata.

Qualche mese fa telefonasti in diretta alla residenza di Berlusconi. Non so se fosse una gag…

Era un serio tentativo e so anche che ci stava pensando. Poi il suo staff, Bonaiuti, Romani consigliarono vivamente Berlusconi di non rispondere.

Insomma, non ci sarà per le Europee…

No. Non ci sarà nessun Big, perché sono dei cagasotto. Punto. Mica stiamo parlando di politici veri! Questa è gente che ormai non è più capace nemmeno di fare un comizio in piazza. Ma solo di andare nelle camere di commercio, nelle riunioni degli industriali…

Grillo ci va nelle piazze. A La Gabbia?

Credo che non venga perché ha scelto una volta di andare da Renzi (lapsus di Paragone, intendeva evidentemente Mentana). Io ho già questa nomea di grillino, preferirei avere tutti gli altri perché altrimenti direbbero che La Gabbia è la voce del M5S. Se viene, chiaramente, mi farebbe un grosso favore, però non ho alcun canale privilegiato con lui.

A TvBlog a inizio stagione dicesti che “Santoro, Formigli, Mentana sono tutti più bravi di me”. Confermi?

Confermo, è vero.

Ti risulta che Formigli non abbia apprezzato il cambio di palinsesto alla domenica de La Gabbia?

No, assolutamente. Con Corrado non ho grandissimi rapporti ma soltanto per una lontananza territoriale, mentre ne ho molti con Mentana, perché sono suo amico, frequenti con Santoro, e moltissimi con Salvo (Sottile, Ndr) perché eravamo insieme a Milano. Però ho grande stima del lavoro di Formigli.

En passant ti segnalo che Formigli stasera per ospitare Berlusconi a Piazzapulita ha modificato il format prevedendo un faccia a faccia…

Se vuoi quella gente lì, devi cambiare il format. Io non ho voglia di farlo, anche perché sarebbe l’ennesima intervista pallosa a Berlusconi. Io vedendo l’intervista da Vespa di giovedì scorso dopo un po’ mi sono rotto le palle.

Però quando Renzi venne a La Gabbia un piccolo cambiamento nel format ci fu, perché non c’erano altri ospiti ad interloquire.

Sì, ma c’erano le domande del pubblico.

Su Quinta Colonna dicesti che è un talk “talmente serio che chiamano Flavia Vento”.

Era una battuta divertente, non c’era nulla dietro. Sono molto amico di Mario Giordano. E quando non andava in onda ho cercato anche di avere come ospite Paolo Del Debbio. Le battute si fanno, si prendono, si ricevono. Quando non c’è astio. Per me Aldo Grasso è uno che non fa più nemmeno il critico, ma soddisfa soltanto la sua vanità attraverso anche la sua frustrazione, ma lo capisco, è condannato a vedere la televisione per scrivere. Con lui mica faccio un tweet, con lui mi appiccico. Con Del Debbio, Porro posso scherzare e fare battute, con Grasso non ci scherzo per un caxxo. Lo considero in assoluta malafede, non è degno di alcuna attenzione.

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