La gabbia, Gianluigi Paragone a Tvblog: “Se sbaglio questa sfida non ritorno in Rai con un contratto a tempo indeterminato”

Tutte le anticipazioni su La Gabbia dalla viva voce del conduttore Gianluigi Paragone

Tutte le anticipazioni su La Gabbia dalla viva voce del conduttore Gianluigi Paragone

A margine della conferenza stampa de La Gabbia, abbiamo incontrato Gianluigi Paragone per approfondire qualche tema scottante del suo passaggio a La7 dopo l’addio non proprio consensuale con la Rai.

Soddisfatto della collocazione del mercoledì sera? Avrai contro la Champions League, Chi l’ha visto?, fiction e raccoglierai, in parte, l’eredità de Le Invasioni Barbariche di Daria Bignardi… ansia ed obiettivi d’ascolto?

E’ un inferno (ride, ndb). Non ci sono più serate facili. Per definizione, i talk politici sono a maggior attrazione maschile. Più in avanti, capisci che, con l’inizio delle Coppe, vai ad insistere in quel serbatoio lì. Quando ci siamo spartiti quel tipo di pubblico, non ce n’è più per nessuno. Sicuramente la Bignardi poteva giocare con più agevolezza sul fattore di miscelare diversi target. Dobbiamo sfidare gli altri tre, tranne la Juve (ride, ndb).

Questo programma nasce quasi da una costola de L’Ultima Parola. Hai pensato già ad una linea di continuità tra il passato recente e La Gabbia?

La squadra è la stessa, ho portato via tutti dalla Rai. Ringrazio Cairo perché ha capito immediatamente l’importanza di lavorare con lo stesso gruppo. Possiamo spingerci ancora di più su quelle tesi forti, che definisco hard, contro la finanza, i colletti bianchi. Perché i politici di oggi sono tutti straccioni.

A La7 racconterai qualche aspetto inedito della nostra politica non venuto fuori in Rai?

La fortuna di stare a Milano è che tu senti questi rompiscatole solamente a telefono. I politici, quando ero in Rai, si lamentavano continuamente, ci hanno tentato ma io ho sempre tirato avanti per la mia strada. La politica che comanda in Rai manda via Paragone che l’ha voluto lì. Ho pensato di essere più forte di loro, me ne sono andato, lo scalpo di Paragone non l’hanno avuto e ora mi gioco un’altra partita. Io ho lasciato volontariamente. Se sbaglio questa sfida non ritorno in Rai con un contratto a tempo indeterminato. Non mi sono messo in aspettativa. Non ho congelato il mio rapporto di lavoro. Ho lasciato un contratto a tempo indeterminato per un triennale. Se sarò bravo a resistere, a portare la pagnotta a casa… altrimenti farò altro, forse il musicista o autore comico (ride, ndb).

Come pensi di far breccia nel cuore del pubblico del prime time?

Non lo so, non mi sono mai posto questi problemi. Quando l’ho fatto ho sempre sbattuto la testa. Quando, invece, sono riuscito a fare quello che volevo, mandato a fan..lo tutti, ho avuto sempre ragione. Vado molto a pelle, a sensazione. Se piaccio bene, non possiamo morire per questa roba qui.

Pensi che un carico di informazione politica, divisa equamente tra te, Formigli, Mentana e Santoro, possa essere una mossa vincente per La7?

Gli altri, sono credibili… io no! Non voglio attirare l’attenzione su Paragone. Io faccio girare il microfono. Santoro, Formigli, Mentana sono tutti più bravi di me. Mi prendo le mie responsabilità. Non voglio essere il giornalista nuovo che arriva a La7. E’ centrale il racconto di questa roba. Io voglio arrivare davanti al pubblico con l’orecchino, indossando scarpe rosse, col tatuaggio, suonando la chitarra. Non me ne frega. Voglio essere creduto. Devi superare l’impatto di vedere questo cog.ione vestito così. Liberarmi di una gabbia, quella del pregiudizio o della ragione sono io, che ho vissuto nel passato. Io mi metto già nei peggiori panni. Cerchiamo di superare questo impatto visivo. Abituamoci al peggio. Superiamo le diffidenze e ascoltiamo una tesi contraria. Proviamo a dedicarci del tempo. Ascoltiamo le tesi per quello che sono e non per come appaiono.

Questa crisi, prima o poi, finirà. Credi che cambierà il modo di leggere la politica in tv?

Questa crisi si supererà solo se si compirà una rivoluzione copernicana. Altrimenti dobbiamo adattarci ad uno stile post-crisi improntato sulle macerie. Non so se cambierà il modo di fare talk in televisione. Io lo racconto alla giornata. Di sicuro chi pensa che riuscirà a superare questa fase critica nel giro di due anni sta raccontando una panzana.

A La Gabbia, racconterai storie vere del popolo. Un po’ lo stesso filone seguito da Quinta Colonna su Rete4…

Quinta Colonna è talmente serio che chiamano Flavia Vento.

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