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Virus, la consigliera Tobagi contro Porro: “Dov’è il fact-checking? Il retroscena non documentato è la novità?”

La consigliera di Viale Mazzini critica la “ricostruzione fictional” mandata in onda dal conduttore nella prima puntata del nuovo talk show di Rai2

Benedetta Tobagi, scrittrice e consigliere d’amministrazione Rai (nominata in maniera indiretta dal Pd), interviene con un articolo pubblicato su ValigiaBlu su quanto avvenuto all’interno di Virus, il nuovo talk show di Rai2 condotto da Nicola Porro.
La Tobagi, che insieme a Gherardo Colombo (anche lui nominato per volontà del Pd) non ha votato i palinsesti dell’autunno 2013 (così come i due si sono astenuti dal voto del bilancio 2012), prima di ripercorrere quanto andato in onda nella prima puntata mercoledì sera, ricorda che sulla carta il programma fu presentato con queste parole:

Il racconto dell’attualità visto attraverso la lente dell’approfondimento”, con “l’uso di linguaggi televisivi differenti […] Un reportage snodato da studio permette di fotografare la realtà del problema in questione […] una riflessione da studio permette un ulteriore approfondimento grazie alle nuove potenzialità del fact-checking.

Quindi, dopo aver ammesso che è “fisiologico e naturale che un programma, quando prende forma sul teleschermo, si trasformi rispetto all’idea originaria”, la Tobagi si concentra soprattutto sul retroscena (e sulla sua “ricostruzione fictional” come la ha definita su Facebook) mandato in onda da Porro, pur non evitando di sottolineare come in studio ci fosse “un panel di quattro ospiti, nella più ordinaria, vetusta e consolidata tradizione del talk show” all’insegna del “già visto“:

Al 19° minuto di trasmissione circa, Porro annuncia “qualcosa che abbiamo raccolto, una cosa che avviene nei quotidiani, un po’ meno nella tv: il ‘retroscena’. “Abbiamo partecipato”, spiega il conduttore, “a un pranzo con i cosiddetti ‘falchi’ del PdL e abbiamo riproposto la conversazione tra i ‘falchi’ e il sottoscritto”, Porro appunto. Segue una ricostruzione che copia il modello ideato anni fa da Michele Santoro per raccontare, per esempio, le intercettazioni o altri documenti giudiziari. Una modalità di ricostruzione che fu oggetto di vivacissime polemiche, a suo tempo: si contestava, in buona sostanza, la legittimità e l’opportunità di presentare talune vicende (peraltro documentate) mediante ricostruzioni, all’interno di un programma giornalistico.

La Tobagi continua, esternando in maniera ancora più esplicita le perplessità sulla ‘novità’ introdotta nel servizio pubblico dall’ex volto di La7, chiamato a riportare su Rai2 l’informazione in prime time:

Sullo schermo, ieri sera, ombre senza volto e senza nome che conversano al tavolo di un ristorante, doppiate da attori. Alla base della “ricostruzione”, però, non vi è alcun documento, né la registrazione di un colloquio con le fonti. È solo la plastica mise en scène di un “retroscena” romano. Porro si premura di precisare, alla fine: “È evidente che questa è una ricostruzione” – (come se la precisazione attenuasse l’impatto emotivo e pre-razionale che la visione della “ricostruzione” ha sugli spettatori) – “non c’è nessuna registrazione, ma è molto fedele”. Poi aggiunge: “La ricostruzione è vera perché ne sono testimone” (è questo il fact-checking preannunciato?).

La conclusione è ancora critica, seppure prudentemente esposta sotto forma di domande:

È questo il nuovo canone dell’approfondimento giornalistico di prima serata dell’azienda di servizio pubblico? Per “racconto della realtà”, in una congiuntura economica, politica e sociale complessa come quella che stiamo vivendo, si intende l’importazione in tv del “retroscena”?

La presa di posizione della Tobagi avrà ripercussioni all’interno del Cda? E Porro vorrà rispondere alle domande della consigliera?
Foto via Facebook

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