Franco di Mare: "Dirigere Rai 3 fa tremare i polsi. Sottile? Non è proprietario di Mi manda Rai 3"

Lo abbiamo visto inviato, conduttore. Con l'aplomb di chi sa cosa è la Rai e dunque conosce le sue mille sfaccettature. Oggi Franco di Mare è direttore della terza rete del Servizio Pubblico, un ruolo di un certo livello. Un impegno preso in mano lo scorso 15 maggio e che si è subito scontrato con le due facce della medaglia: da una parte l'impegno preso con l'orgoglio di appartenere a Mamma Rai, dall'altra i 'contro' tra difficoltà e qualche polemica.

Di Mare a La Repubblica racconta la sua Rai 3 come "Una rete fedele al suo pubblico attento, colto e curioso" lavorandoci sopra "nel rispetto dell'identità di una rete costruita sull'idea di Servizio Pubblico, che ha nel DNA l'approfondimento".

Cita le pietre miliari della sua rete:

Penso all'attenzione per l'ambiente con Geo e Kilimangiaro, a Lucia Annunziata che con In 1/2h più lungo si occuperà anche di politica estera. C'è il pubblico fedele di Chi l'ha visto? Faccio il giornalista da una vita, dirigere Rai 3 fa tremare i polsi.

Lo abbiamo scritto, il direttore ha dovuto fare i conti con le polemiche, in particolar modo per le scelte prese nel palinsesto della nuova stagione che hanno fatto storcere qualche naso. In primis a Salvo Sottile, il giornalista non ha digerito la sostituzione alla conduzione di Mi manda Rai 3:

Mi manda Rai 3 è nato con l'esigenza di trovare una figura che rappresentasse i cittadini vessati dal potere. È una trasmissione con la mission del servizio pubblico: la Rai manda qualcuno a chiedere conto di un diritto violato. Deve essere un giornalista interno a farlo: in passato Antonio Lubrano, Piero Marrazzo, Andrea Vianello.

E risponde con fermezza al diretto interessato che scrisse: "Se la condanna è essere un giornalista esterno e per questo devi essere messo da parte, allora tutti i giornalisti esterni che ci sono in Rai devono preoccuparsi, perché se si segue la logica di Di Mare presto verranno mandati via, no?"

Ho sostituito Sottile, che non è proprietario di Mi manda Ra 3, con due valentissimi interni Federico Ruffo e Lidia Galiazzo.

In aggiunta, di Mare rivela un retroscena inedito: "Con l'agente di Sottile (Beppe Caschetto, ndr) stavo valutando una soluzione alternativa per lui. Mi è arrivata una lettera dell'avvocato in cui mi si diffidava dallo scegliere. Ma un direttore sceglie".

Anche la conduzione di Agorà è stata oggetto di discussione, così come la scelta ricaduta su una giornalista esterna: Luisella Costamagna.

Vanno valorizzati gli interni ma si deve attingere dal mercato esterno se servono fuoriclasse. Costamagna è professionalmente forte ed è una scommessa: è stata tanto al palo e so che farà benissimo.

Altro caso, quello di Gloria Guida, che pochi giorni fa ha espresso amarezza per essere stata estromessa dalla prossima edizione de Le ragazze. Il direttore di rete spiega:

Per una questione legata alle spese. Dovevamo scegliere tra i tagli lineari - con l'ascia - e quelli mirati. Volete che rientri in un budget inferiore? Allora sono costretto a sfrondare qua e là. Non sono un tagliatore di teste, devo far quadrare i conti. Però ho salvato il programma.

Da Di Mare si percepisce una certa soddisfazione per aver trovato una rete in salute: "L'ex direttore Stefano Coletta (in carica dal 2017 al gennaio 2020, ndr) aveva avviato la sperimentazione di prodotti nuovi. Col ritorno di Fabio Fazio tutto si ridisegna. In autunno ci sarà Geppi Cucciari nell'access prime time, poi arriverà Stefano Bollani"

Tra i titoli più attesi Il titolo quinto:

Andrà in onda il venerdì sera, perché la domanda "chi comanda in questo paese?" è cruciale. Racconteremo l'Italia. Ci ritroveremo così in autunno, quando si riaffaccerà il virus e ci saranno le elezioni regionali. Allora il titolo quinto sarà centrale, col Nord che arranca e il nuovo orgoglio del Sud. Penso a due studi, a MIlano e a Napoli, che non dialogano, con due conduttrici interne. Scelto un tema vedremo le reazioni. Non più di due o tre ospiti ai talk, niente pubblico.

Ancora oggi è inevitabile pensare alla Rai politicizzata. Alla domanda che gli viene posta sulla sua presunta 'quota 5 stelle' lui risponde:

Vengo dall'Unità. Dal '91 ha lavorato come inviato di Esteri al Tg2 poi al Tg1 in giro per il mondo. Quindi mi hanno catapultato a Unomattina. Per diventare inviato mi rivolsi alla Commissione parietica interna, stavo fuori 300 giorni l'anno, mai avuto un autmento di stipendo in 30 anni.

Così è approdato alla direzione di Rai 3:

Mi ha chiamato l'ad Fabrizio Salini, nei vari colloqui mi ha chiesto cosa pensassi dell'azienda. Credo lo abbia fatto con altre decine di persone. Fare il direttore è lontano da me, sono un uomo di prodotto ma lavoro con una squadra meravigliosa: cura i dettagli e sa affrontare l'emergenza. Lo ha dimostrato nel lockdown.
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