Il Boss delle Cerimonie 3, Lorenzo Brunetti a Blogo: “Vogliamo continuare a stupirvi”

A lui dobbiamo l’inizio de Il Boss delle Cerimonie: e ora si prepara a realizzare le nuove puntate per la terza serie.

Il Boss delle Cerimonie sta per tornare. Come detto, partono in queste settimane le riprese della terza stagione e la troupe è alle prese con gli ultimi preparativi prima del ‘trasferimento’ al castello di Don Antonio, alias il Grand Hotel La Sonrisa di Sant’Antonio Abate (NA) protagonista, con i suoi ospiti e sulle gesta di Don Antonio Polese e della sua famiglia, che da decenni porta avanti le attività del Castello.

E’ bastata una puntata, nel gennaio 2014, per suscitare interesse e polemiche: il programma ha da subito polarizzato il pubblico, che si è diviso tra chi lo adora e chi lo detesta, senza vie di mezzo. Un pregio per un programma tv, che di certo non lascia indifferenti. Talmente d’impatto da aver aperto un vero e proprio filone di narrazione tv, chiamiamolo un ‘docureality alla napoletana’, che ha portato alla scrittura di nuove serie, come Morti e Stramuorti, che racconta di un’impresa funebre a Napoli e realizzata per Explora, e Lucky Ladies, prossimamente su Fox Life e che ha per protagoniste un gruppo di signore della Napoli ‘bene’.

Un vero e proprio filone, quindi, nato tra le palme e i giardini della Sonrisa, nel Castello fatato di Don Antonio grazie all’intuizione di Lorenzo Brunetti, 25 anni, giovanissmo autore (“almeno è quello che vorrei continuare a fare“) che ha ‘debuttato’ nel mondo della produzione tv proprio con Il Boss delle Cerimonie (“diciamo che è stato il mio debutto“) con un ‘passato’ da copy-writer in pubblicità ma che ha sempre respirato documentari grazie al padre, Raffaele, regista e produttore della B&B Film che avemmo il piacere di intervistare al termine della prima stagione.

Nel frattempo Il Boss è ‘emigrato’ in Gran Bretagna e in Polonia e si prepara alla sua terza stagione. Ne approfittiamo per parlarne un po’ proprio con Lorenzo, che ringrazio subito per la sua disponibilità, la sua creatività e la sua pazienza. E’ sì un’intervista ‘monstre’, ma vi posso garantire che è stata puntellata di sorrisi e di risate. In fondo lo spirito che permea Il Boss delle Cerimonie, fuori e dentro la Sonrisa, è quello del divertimento e della spensieratezza, della gioia e dell’evasione dalla realtà. La cifra fiabesca, insomma, ci sta tutta.

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Sei giovanissimo. Dicci la verità, sei cresciuto a pane e tv!

(ride). Sono sempre stato affascinato dall’intrattenimento tv e da ragazzino ho seguito tutti i vari reality trasmessi da E!, l’unico canale che mandava in onda le vere reality series all’americana, che in Italia faticano a esistere. E quei reality mi hanno dato un imprinting.

Tutte serie molto veloci. Ce n’è qualcuna che ti piacerebbe portare in Italia?

Ti stupirò: un reality che mi piace da morire e che mi piacerebbe tantissimo fare in Italia è RuPaul’s Drag Race, la gara tra drag queen che si sfidano come se fossero modelle.

Quelle serie targate E! ti hanno ispirato per la scrittura del boss?

Per il Boss direi che i riferimenti sono più anglosassoni. Ovviamente c’è un po’ dei Gyspy Weddings ma non per il contenuto dei matrimoni stravaganti, quanto per format, per tono, per quel cinismo fiabesco che c’è nel Boss. Direi che il boss è più British che americano. E non è un caso che in Gran Bretagna l’abbiano adorato.

Nella seconda sono comparse anche feste di 18 anni e Prime Comunioni, forse le puntate più ‘difficili’, anche talvolta dure da digerire per alcuni versi. Come vi siete avvicinati alla scrittura delle Comunioni?

La scelta di aprirci ad altre cerimonie è stata dettata dalla voglia di portare qualcosa di diverso rispetto alla prima stagione, ma devo dire che ha sempre fatto parte della nostra idea. Ha rappresentato una sfida e un azzardo. Non abbiamo girato un pilota delle comunioni, per cui non sapevamo come sarebbe venuto. E’ stato un azzardo, considerato anche che il format si era rapidamente consolidato sui matrimoni.

E’ stato difficile gestirle?

Non tanto quanto pensassi, almeno sotto certi aspetti. Credevo che il matrimonio fosse più forte, culturalmente e socialmente, e la comunione più ‘debole’…

… finché non hai partecipato a una comunione ‘alla napoletana’.

Esatto! Le comunioni, come i matrimoni, sono fortemente sentite, cariche di aspettative e di significati. C’è l’aspetto religioso, ma anche il valore del rito iniziatico, che qui segna il passaggio dall’infanzia all’adolescenza e che nel matrimonio sottolinea l’ingresso nell’età adulta… sono stati questi gli elementi su cui ci siamo basati per la scrittura. Il Boss delle Cerimonie, al netto del suo aspetto estetico, sfavillante, ‘fluorescente’, si basa molto su un racconto di emozioni, di passioni, di sentimento. E le Comunioni sono storie altrettanto forti.

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Mi è piaciuta molto l’espressione “cinismo fiabesco”, trovo sia perfetta per descrivere lo stile del tuo racconto ‘applicato’ al Boss delle Cerimonie. Ma questa chiave ‘fiabesca’ per raccontare la Sonrisa, il Boss e i suoi protagonisti come è nata?

Ma guarda, credo che la chiave fiabesca sia venuta in mente a Don Antonio quando ha deciso di costruire la Sonrisa (sorride e il pensiero corre subito alla location così sfarzosamente ‘principesca’). Il tono favolistico adottato nel linguaggio narrativo e nella costruzione è stato una mia proposta e ci ha convinto da subito, proprio perché si abbinava perfettamente alla realtà della Sonrisa: una sorta di castello fatato in cui però si può anche scatenare l’inferno! (e inevitabilmente sorridiamo attraverso la cornetta pensando alle tante performance danzanti viste nelle due stagioni del Boss).

Ma la chiave fiabesca non è riuscita a tenervi al riparo dalle polemiche, almeno nella prima edizione. Qual è stata la reazione alle polemiche.

All’inizio è stato un po’ spiazzante: ci aspettavamo che il programma facesse discutere ed era nelle nostre intenzioni che facesse discutere. Non ci siamo censurati in nulla e volevamo un prodotto ‘controversial’, come si dice nel mondo anglosassone, giusto per tornare al ‘Boss british’. Ma la portata delle polemiche è diventata delirante. Ci siamo dispiaciuti quando c’è stata una strumentalizzazione politica della faccenda: l’abbiamo trovato un po’ deprimente.

La seconda non è stata così osteggiata…

Ci aspettavamo che fosse così. Il programma si è talmente consolidato e amato da far prevalere gli aspetti più intrattenitivi.

Eppure devo dire che con le Comunioni mi aspettavo più reazioni. Certe scene sono state difficile da digerire anche per me, che in fondo la zona la conosco e la ‘bazzico’…

Pensa se avessimo introdotto le comunioni fin dalla prima stagione. Quello che posso dirti è che tutto quello che vedete è esattamente quel che succede, dalla limousine per portare la bambina in chiesa all’Hummer trasformato in discoteca per la festeggiata e le sue amichette. Considera che quella era una delle storie papabili per una puntata, ma i genitori negarono il consenso alle riprese. Poi si convinsero a farci mettere almeno quella scena. Alla fine parvero quasi pentiti di non aver accettato la proposta.

Tutto vero, quindi. Nulla di costruito a tavolino?

Sarebbe impensabile ‘dominare’ queste feste e non potremmo mai sostituirci all’organizzazione, né ‘all’ideazione’ di questi eventi. E le cose spontanee sono sempre più geniali di quelle che avresti potuto pensare. La sfida è trovare il modo di raccontarle: non è facile trovare un ordine per portare in tv quel che avviene e raccontare 24 ore di festa in venti minuti di programma.

Intanto siamo alle porte della terza stagione. Tra un po’ si inizia a girare, no?

Sì, siamo ormai vicini all’inizio delle riprese. Il lavoro di scrittura è partito già all’inizio dell’anno, perché di serie in serie vogliamo continuare a stupirvi. L’idea è anche quella di variare un po’ il format… Ma non voglio svelare molto.

Per un vero rinnovamento penso che l’elemento penalizzante sia la durata delle singole puntate: venti minuti di racconto per eventi ‘monumentali’ come quelli della Sonrisa sono pochini, almeno per chi vi guarda…

Beh, già nella scorsa stagione la rete ci ha concesso due puntate da un’ora. Diciamo però che quest’anno si conferma il formato da 30′ e ci saranno episodi a zeffunn e a beverun, a migliara, come dice l’imitatore del Boss a Made in Sud (ride).

Quindi più puntate rispetto agli scorsi anni, ma durata invariata? Beh, almeno potrebbe tenere a bada la crisi di astinenza…

Questa è l’idea. Quello da 30′ è il formato più ‘consolidato’ del programma. La sfida è riuscire a rinnovare il Boss mantenendolo sempre fedele a se stesso. L’obiettivo è quello di conoscere meglio le famiglie, vederle di più nei loro contesti quotidiani, ma anche esplorare preparativi ‘inediti’ della festa e soprattutto continuare a stupire.

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Certo è che l’introduzione della ‘realtà’ delle famiglie nella ‘fiaba’ rappresenterebbe davvero l’elemento controversial della terza stagione. Non sono pochi quelli che pensano che dietro a queste feste ci sia ‘di più’. Ricordo i commenti alla prima puntata della seconda stagione, quella in cui un fruttivendolo ambulante organizzò una comunione da fiaba per i suoi due figli, con tanto di giro in elicottero pre-Comunione… Tutti a domandarsi come fosse possibile.

Guarda, ci piacerebbe raccontare le famiglie, anche in un senso più documentaristico. Quella storia, ad esempio, era molto interessante per via di questo padre che lavorava tutta la settimana fuori regione e aveva messo da parte i soldi per questo evento da anni, decidendo fin dalla nascita del secondogenito che avrebbe organizzato una comunione di coppia. Il contesto familiare l’abbiamo accennato, ma sarebbe stato bello approfondirlo, rimanendo comunque legati alla cerimonia e senza divagare. A parte tutto, vogliamo continuare a divertirci con Don Antonio.

Voi lo sapete, vero, che ormai è una star assoluta!

Guarda, ormai a livello autoriale il nostro lavoro è trovare il modo di assecondare i desideri di Don Antonio (e sorride). Il capo progetto è lui. La nostra missione è quella di realizzarli al meglio, perché i desideri di Don Antonio sono favolosi e poi è bello vederlo felice. Dovreste vederlo quando fa le sue passeggiate ammirando il suo castello: è felice, soddisfatto, orgoglioso. Forse è proprio questo l’essere un ‘boss’. Noi lo assecondiamo, tutto qui. (E ride).

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Beh, in fondo è lui la star, no?

Lo è in tutto e per tutto (e la voce di Lorenzo è tenerissima quando parla di Don Antonio, ndr). Non rispetta le convocazioni, vuole vedere le inquadrature del confessionale, che la croce sia allineata alla camicia…(ride) E’ un maniaco del controllo, ma altrimenti non sarebbe quel che è. La Sonrisa è davvero una macchina da guerra che porta avanti talvolta anche cinque feste in parallelo, tutte con almeno 100 ospiti, che finiscono tutte all’alba… Io che ne ho viste tante ancora non ho capito come fanno, a livello organizzativo e logistico, a far andare tutto avanti perfettamente.

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Verrebbe da dire che è un po’ un incantesimo, ma voi riuscite a rendere la macchina da guerra che si muove dietro a ogni festa e anche lo spirito dei protagonisti. Penso a Matteo Giordano, il braccio destro del Boss e suo genero – marito dell’incrollabile Imma – che riesce a gestire tutto, osservare tutto, essere ovunque, parlare con ogni ospite della sala, garantire che tutto fili, in tv come nella realtà. Ma a proposito di protagonisti e di famiglia del Boss, Tobia e Sabatino, conosciuti nella prima stagione, che fine hanno fatto? L’Italia lo chiede! E soprattutto, li rivedremo?

Beh, i casi di Tobia e Sabatino sono spassosissimi. Tobia è diventato famoso dopo essere apparso per 10-15” al massimo, mentre raccoglieva le ciliegie per Don Antonio. E’ stato subito ‘virale’ e ha conquistato il pubblico. Comunque volevo rassicurare tutti i suoi fans: Tobia sta bene ed è alla Sonrisa (ride). Devo dire che quella scena che lo ha reso famoso è stata causale, un po’ rubata. Diciamo che non siamo riusciti a tirarlo dentro in maniera più decisa nella produzione, ma non è escluso.

Intanto nella seconda stagione avete introdotto o delineato personaggi nuovi: penso a Ferdinando, disegnato come il ‘poeta saggio’ che chiude la puntata con il suo ‘pensiero’ poetico, o a Davide, il ‘gigante buono’ che è stato davvero una rivelazione. Avete in mente di far conoscere altri membri della grande famiglia della Sonrisa?

La famiglia Polese è ricca di personaggi che ci piacerebbe introdurre. Sicuramente avere più spazio per raccontare le vicende di Don Antonio vorrebbe dire avere più spazio per raccontare la sua famiglia, piena di personaggi, che vivono in una dimensione parallela, dentro al Castello. Ed è una dimensione tutta particolare: nascono e vivono tra feste e brasiliane che ballano… Un mondo a parte.

Se devo fare una critica alla seconda stagione, quel che mi è mancato di più è stato proprio l’aspetto ‘familiare’ di Don Antonio: poche le incursioni ‘rubate’ nel suo privato, tutto è stato molto più scritto, con le varie feste di famiglia…

Questa è certo una delle differenze tra le due stagioni. In parte penso sia anche un effetto fisiologico tra la prima e la seconda. La prima era più pionieristica, come normale che sia, la seconda è partita con più consapevolezza, sia nostra che dei protagonisti, oltre che del pubblico.

Il Boss delle Cerimonie

Saltiamo un attimo la terza e andiamo oltre: hai in mente un piano a medio-lungo termine per il Boss delle Cerimonie? Al netto, ovviamente, delle decisioni di Real Time.

Il potenziale narrativo è inesauribile, sia per la linea verticale delle cerimonie che per Don Antonio e il ‘clan’ dei Polese, con una linea narrativa orizzontale, che funziona benissimo anche sulla ‘lunga percorrenza’, tanto da poter diventare una saga. Certo è che bisogna sempre innovare e sta a noi trovare delle formule che rinnovino il racconto senza snaturarlo. A questo punto non è facile perché se nella prima stagione avevamo a che fare con qualcosa che ‘nessuno’ conosceva, adesso lavoriamo su un personaggio amato, che ha i suoi fans ai quali dobbiamo render conto, che si aspettano delle cose, per cui dobbiamo adottare delle cautele diverse, ma che non vogliamo limitarci ad accontentare (dice sorridendo).

Già l’anno scorso, parlando con il regista Raffaele Brunetti, si parlava dei potenziali spin-off che possono venir fuori da Il Boss delle Cerimonie.

Ahhhh, mi piacerebbe moltissimo. Ne ho già una decina in mente (e riesco a ‘vedergli’ un sorriso stampato in faccia anche attraverso la cornetta)… penso al mondo della musica delle feste, dal management ai gruppi musicali.

A proposito di personaggi indimenticabili, tornerà la ‘managgiament’ Annalucia Bonavolta?

Per il momento no. Ma non disperiamo… ci stiamo lavorando….

Qualcosa in più ce l’ha suggerita lo stesso Don Antonio che ci ha parlato di un sogno, quello di volare in America. Il Boss negli States potrebbe essere uno spin-off strepitoso, il solo pensiero già mi emoziona…

No comment. So, però, che il Boss ha questo sogno di andare negli Stati Uniti….

Beh, anche come strenna non ci dispiacerebbe, eh. Magari con un ciclo dedicato alle ‘Feste di Don Antonio’, dal Capodanno al Castello al Ferragosto a Capri.

Beh, ci si può pensare…

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E spero vivamente che accada.  Il mondo di Don Antonio è davvero inesauribile. E non vediamo l’ora che torni. Presumibilmente le nuove puntate arriveranno tra la metà dell’Autunno tv 2015 e l’inizio della Primavera 2016. Noi lo stiamo già aspettando.

 

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Il Boss delle Cerimonie è un docureality in sei puntate trasmesso da Real Time in cinque venerdì, dal 10 gennaio al 7 febbraio 2014, in seconda serata.

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