Report, cosa succede dopo l’uscita di Ranucci: il lavoro alle inchieste e la nuova linea editoriale del programma
Report, Sigfrido Ranucci appartiene al passato recente della trasmissione. La sfida più grande, per Presutti e Piervincenzi, sarà mettere insieme una squadra di cronisti e croniste in grado di non far rimpiangere i fasti del programma. Gli scenari dopo l’addio del Direttore.
Dove eravamo rimasti? Una famosa domanda che, per molto tempo, ha caratterizzato il piccolo schermo italiano grazie a Enzo Tortora e al “suo” Portobello torna protagonista molti anni dopo per delineare il destino di una trasmissione completamente rivoluzionata. Report, programma che fu di Milena Gabanelli e poi di Sigfrido Ranucci, torna l’8 novembre 2026. In mezzo, però, tanti mesi e altrettanto lavoro perché le motivazioni legate all’allontanamento dell’ex Direttore della trasmissione sono ancora da chiarire, visto che Ranucci ha sottolineato di essere intenzionato a portare avanti la propria battaglia legale contro la decisione della Rai e del Comitato Etico, ma si dovrà ugualmente andare avanti per non lasciare il format in sospeso.
Il pericolo imminente è proprio quello di dover tirare una linea tra passato (recente) e presente verso un futuro incerto. Giulia Presutti e Daniele Piervincenzi sono i nuovi conduttori designati della trasmissione, ma anche coloro che saranno chiamati a gestire la nuova squadra di giornalisti. Termine affatto casuale perché il team di lavoro attorno a Report sembrerebbe essere destinato a cambiare completamente.
Report tra passato e presente
Metà dei giornalisti presenti all’interno dell’equipe del programma di Raitre ha annunciato le dimissioni in blocco qualora la Rai non dovesse tornare sui propri passi e reintegrare Ranucci alla conduzione del programma. Viale Mazzini non sembra, fino a questo momento, intenzionata a farlo. Quindi, a oggi, mezza squadra di lavoro parrebbe essere destinata verso altri lidi. Comunque non più utile alla causa della trasmissione di inchiesta. Senza buona parte dei colleghi, Presutti e Piervincenzi rimangono sguarniti. Sono i nuovi direttori e timonieri di una barca che, per questioni numeriche, sta affondando.

Verranno, senz’altro, chiamati nuovi cronisti e croniste per sostituire le figure in uscita. Il tempo, tuttavia, da alleato potrebbe diventare nemico insidioso. Una nuova equipe di lavoro è segno di cambiamento, ma ogni rivoluzione che si rispetti ha bisogno di un periodo di assestamento. I colleghi devono imparare a conoscersi e riconoscersi fra loro.
Una squadra da riformare
La squadra di Report, in tutti questi anni, è stata riconosciuta per la propria scaltrezza e professionalità ma soprattutto per un affiatamento invidiabile. Tutti sapevano tutto, i colleghi si conoscevano a menadito e portavano avanti un metodo di lavoro condiviso. Valori ugualmente accettati e portati davanti a uno schermo con un’unica parola d’ordine: informare. Attraverso le inchieste, senza paura, per poter spiazzare la scena politica, intellettuale, sportiva e culturale italiana.

Dovunque c’era una nota stonata loro arrivavano prima e portavano alla ribalta quello che era invisibile agli occhi dei cittadini comuni. Ecco perché Report negli anni è diventato un marchio credibile: sinonimo di informazione libera, corretta e condivisa. Scomoda quando serve, ma mai addomesticata. Ora questi ideali devono proseguire attraverso nuove penne, altri occhi e altre telecamere pronte a illuminare le oscurità e le zone d’ombra del potere in Italia e non solo.
Corsa contro il tempo
Presutti e Piervincenzi dovranno portare sulle spalle un fardello non facile. L’ostacolo più grande, secondo l’opinione pubblica, è prendere il posto di un punto fermo come Ranucci. Questa, però, è la punta dell’iceberg. Sotto c’è molto altro. A cominciare dal fatto che, se mezza squadra decide di passare la mano, il tempo per chiamare altri professionisti e formali (anche se si tratta di esperti del settore devono comunque immedesimarsi in una nuova realtà) è pochissimo.
L’8 novembre 2026 è alle porte e, a oggi, le inchieste preparate dovranno essere ricalibrate perché – molto probabilmente – le firme che le hanno portate avanti finora non ci saranno più. Ranucci, infatti, stava lavorando a nuovi servizi da mandare in onda con parte del gruppo di lavoro che adesso, visti i nuovi equilibri interni, sceglierà di seguire il destino dell’ormai ex conduttore della trasmissione. In altre parole: Report cambia pelle, cercando di rimanere fedele ai valori e gli ideali di un passato tutt’altro che remoto.
Sfida impossibile
Un restyling in due mesi, però, è quantomeno pretestuoso. Le sfide hanno sempre animato il palinsesto della Rai, ma questa è quasi impossibile. La sabbia nella clessidra ha già cominciato a cadere. Il tempo è poco, le idee sono molte e le ambizioni ancor di più. Prima, però, è necessario risolvere i sospesi e Ranucci – sul piano legale e lavorativo – è solo un aspetto con cui i vertici aziendali dovranno fare i conti. Ora la palla è passata, metaforicamente e concretamente, a Presutti e Piervincenzi ma non possono essere lasciati soli. Sottolineatura che serpeggia tra la curiosità del pubblico e le esigenze di un programma che non può permettersi di diventare una “cattedrale nel deserto”.