Volevo Fare la Rockstar 2, l’elogio della vita di provincia che non fa rimpiangere le storie metropolitane: la recensione

Seconda stagione nel segno della continuità, per il family dramedy di Raidue che punta di più sui singoli personaggi e rimarca l’importanza della provincia

A volte non c’è niente di meglio di una riconferma, quando si parla di nuove stagioni di serie tv. Perché stravolgere trame, buttare nuovi personaggi a caso e scrivere colpi di scena serve sì a portare avanti la storia, ma non sempre a preservarla. Tutto questo non accade a Volevo Fare la Rockstar 2 che, piuttosto, sceglie la strada più sicura della continuità.

Volevo Fare la Rockstar 2, recensione

Almeno così si evince dal primo episodio (di otto, quattro in meno rispetto alla prima stagione) visibile in anteprima su RaiPlay di questa nuova stagione, in cui, davvero “squadra che vince non si cambia”: cast praticamente intatto, con le sole due nuove aggiunte di Anna Ferzetti (Silvia) e Francesco Di Raimondo (Fabio), regia confermata di Matteo Oleotto, idem per le location (Gorizia e Cormons).

Nulla cambia, ma questo non significa che la serie sia statica. Tutto l’opposto: la seconda stagione di Volevo Fare la Rockstar porta in tv il turbinio di sensazioni, paure e dubbi che affliggono un’intera generazione di trentenni, quella ben rappresentata dalla protagonista Olivia (e ben interpretata da Valentina Bellè).

Verrebbe da dire che la mossa più audace di questi nuovi episodi sta nel tentare di non focalizzarsi troppo sul family dramedy con cui la serie aveva conquistato il pubblico, ma di concentrarsi di più sull’individualità di ogni personaggio: dal tentativo di Olivia di dare una scossa alla propria vita frequentando una scuola serale, al desiderio di amare ed al tempo stesso paura di essere amato di Eros (Riccardo Maria Manera) fino alle prime scoperte adolescenziali delle Brulle, ovvero Caterina (Emma Mazzuccato) e Viola (Viola Mazzuccato). Nel mezzo, una storia sentimentale che sembrava scontata ma in fondo non lo è e l’immancabile necessità di far quadrare i conti in una provincia che ha poche opportunità da offrire.

Volevo Fare la Rockstar 2 torna a ricordarci che oltre ai mondi narrati nelle città onnipresenti all’interno della fiction italiana, esiste anche il mondo della provincia: la sua essenza e semplicità in questo caso diventa oro per gli sceneggiatori, che non devono inventarsi chissà quali sorprese per agganciare il pubblico. Basta raccontare, ovviamente con fare sempre divertente e mai noioso, una quotidianità in cui si ritroveranno in tanti.

L’immedesimazione in Olivia, Eros, Francesco (Giuseppe Battiston) e Nadia (Emanuela Grimalda) fa da motore sia per chi segue la serie, sia per chi la scrive, forte del desiderio di voler raccontare una vita ricca di spunti senza arrampicarsi per chissà quali scale.

E sia chiaro: questa non è una critica. Lo sarebbe se Volevo Fare la Rockstar 2 avesse una qualche pretesa di voler fare la morale al pubblico, cosa che assolutamente manca. Piuttosto, si vuole ricordare che anche le vite meno avventurose posso essere vissute con orgoglio e, soprattutto, meritano di essere raccontate in tv.