Vincenzo Malinconico, pesce fuor d’acqua a cui non saprete resistere: la recensione della fiction di Rai 1

L’avvocato d’insuccesso diventerà il nuovo volto amico del pubblico, grazie alla sceneggiatura che non tradisce i libri e al lavoro di Massimiliano Gallo

Imma, Lolita, Mina e adesso Vincenzo. Sono nomi che appartengono a personaggi apparentemente qualsiasi, ma eccezionali nel loro saper catalizzare l’attenzione di un pubblico molto vasto, che cerca storie semplici ma non per questo banali. E Vincenzo Malinconico-Avvocato d’insuccesso ha tutte le carte in regola per diventare un nuovo volto amico della fiction Rai e del suo pubblico.

Vincenzo Malinconico – Avvocato d’insuccesso, la recensione

A differenza dei protagonisti delle fiction di Raiuno e RaiPlay di ultima generazione, Malinconico non è un vincente quando lo conosciamo: il suo lavoro non gli regala soddisfazioni, i clienti sono pochi, è prigioniero di una relazione con la capricciosa ex moglie a cui non riesce a dire di no. Eppure, Malinconico ha in sé fin dalle prime scene un potenziale davvero forte.

La presenza tra gli sceneggiatori di Diego De Silva, autore dei libri da cui sono tratti gli episodi della serie, firma una sorta di patto con il pubblico: Vincenzo Malinconico, nella sua trasposizione televisiva, non si piega alle logiche tv, ma è piuttosto il piccolo schermo che si adatta ai suoi ragionamenti, che talvolta rompono la quarta parete e raggiunto direttamente il pubblico. Un rapporto che fa del telespettatore l’unico vero confidente con cui Malinconico si trova veramente a suo agio.

Perché Vincenzo Malinconico è un pesce fuor d’acqua, sia se teniamo in considerazione la sua storia che se teniamo in considerazione il “mondo fiction” di cui fa parte. Quel filosofeggiare, quel riflettere costante ed a volte interpellando un amico immaginario che ha le sembianze niente meno che di Carlo “Mr. Fantasy” Massarini e quel modo di reagire alle cose della vita senza mai urlare, ma preferendo il low profile, fanno di Malinconico un personaggio irresistibile, capace di raccontarci più di quanto altre serie abbiano provato a fare in passato.

Per una regola non scritta della serialità, ci ritroviamo così a fare il tifo per lui, un underdog a cui nella vita di tutti i giorni forse non daremmo così tanta attenzione ma che, grazie alla magia del piccolo schermo, si trasforma da antieroe della quotidianità a paladino inconsapevole per cui è giunto il momento di mostrare tutto il proprio valore.

Non era facile portare un personaggio di questo tipo in tv: la sceneggiatura ha svolto un eccellente lavoro, così come la regia di Alessandro Angelini e la produzione di Viola Film hanno intelligentemente evitato di imporre una loro linea, ma hanno seguito quei toni che storie e personaggi indicano in maniera molto forte. Il compito più difficile, però, è andato a Massimiliano Gallo, che supera brillantemente la sua prima prova da protagonista di una serie tv dopo anni di personaggi comprimari.

Il suo Malinconico è sì un perdente, ma mai uno sfigato; è sì un semi-avvocato, ma non per questo meno brillante dei colleghi; è sì incapace di saper tenere saldamente le redini della propria vita privata, ma non per questo non sa quello che vuole. Gallo ha saputo dare forma a un amico di tutti i giorni, a cui offriremmo un caffè per fare due chiacchiere e con cui sapremmo di poter fare due risate. Un lavoro, il suo, di cui si nota l’attenzione al dettaglio e la curiosità di scoprirlo episodio dopo episodio. E da chiamarlo per nome e cognome, passerete presto a chiamarlo solo per nome, Vincenzo, come un vecchio amico che sapete potrebbe fare grandi cose, se solo ci credesse. E chissà che Vincenzo, prima o poi, non inizia a crederci.