Tv Talk intervista Di Bella ma dimentica la gaffe sulle ucraine. Quando evitare un tema produce l’effetto contrario

Tv Talk ospita Antonio Di Bella ma dimentica di parlare della gaffe sulle ucraine. Se tutti si aspettano un avvenimento, ometterlo è inutile e nocivo

Il più delle volte la maniera migliore per mettere in luce un episodio è nasconderlo. E questo è successo a Tv Talk dove sabato pomeriggio è intervenuto pure Antonio Di Bella. Tema della puntata, eccezionalmente in diretta, l’attacco russo in Ucraina, divenuto negli ultimi tre giorni centrale in televisione.

Il programma si è soffermato su come il piccolo schermo ha raccontato e sta raccontando la guerra, con clip ad hoc e interviste ai diretti interessati, tra cui lo stesso direttore dell’intrattenimento del daytime della Rai.

Proprio Di Bella, insieme a Lucia Annunziata, durante lo speciale del Tg3 è stato protagonista giovedì pomeriggio di un commento carpito fuori onda sugli ucraini, etichettati dalla prima come ‘cameriere e badanti’ dalla prima e come ‘amanti’ dal secondo.

Le scuse, va detto, sono arrivate in meno di ventiquattr’ore, con un comunicato firmato da entrambi. “Erano frasi da non pronunciare”, ha affermato Di Bella. “Me ne rammarico e chiedo scusa alle donne e agli uomini della comunità ucraina in Italia”.

Un motivo in più per affrontare potenzialmente in discesa l’argomento da parte di Tv Talk, che non avrebbe avuto nemmeno la responsabilità di rompere il ghiaccio. Al contrario, si è optato per il silenzio, magari nella convinzione che il caso fosse ormai archiviato, ma che all’orecchio degli spettatori ha avuto un’altra eco.

Ed è qui che si torna al concetto iniziale: se tutti si aspettano un determinato avvenimento, ometterlo è inutile, oltre che nocivo. Non parlarne, paradossalmente, alimenta l’attenzione.

Se è giustificato il silenzio di Di Bella, in quanto ospite, lo è meno quello della trasmissione, che per definizione analizza e monitora la tv. Sbagliato non approfittarne, anche per ridimensionare la gaffe, sgradevole ed evitabile, tuttavia relegabile alle sciocchezze che quotidianamente si pronunciano quando si è convinti di non essere ascoltati.