Sopravvissuti, il debutto in bilico tra la rivelazione e l’occasione sprecata: la recensione della serie tv di Rai 1

Sopravvissuti non scimmiotta nessuna serie cult, ma cerca una strada nuova per la fiction italiana. L’inizio, per quanto non da bocciare, rivela però poco

Di fronte a serie tv la cui ambizione è dichiarata fin da subito, bisogna sempre stare molto attenti alle dichiarazioni. Ecco che, allora, sentire Lino Guanciale dire che “Sopravvissuti è Lost meets Homeland” ha scatenato commenti di vario tipo. No, la nuova serie tv di Raiuno non può lontanamente paragonarsi né al mystery per eccellenza né al drama psicologico osannato dalla critica. Sopravvissuti è altro, e per certi versi meglio così.

Sopravvissuti, la recensione

Cercare il paragone con Lost e con Homeland è praticamente impossibile. Quella di Guanciale è stata un’affermazione fatta volutamente con lo scopo di avvicinare alla visione di Sopravvissuti il pubblico più avvezzo alla grande serialità made in Usa, in cerca di storie originali anche sulla nostra tv. Ma Sopravvissuti è davvero così originale e nuovo rispetto al passato?

Dopo la visione dei primi due episodi (disponibili con due giorni di anticipo rispetto alla messa in onda su RaiPlay), è davvero difficile dirlo. Semplicemente perché in 100 minuti (ogni episodio ne dura cinquanta), succede veramente poco o nulla. I naufraghi tornano sulla terraferma, riabbracciano i loro cari, vengono interrogati dalla Polizia. Il resto, sono una serie di sguardi persi nel vuoto per lo shock subìto e soprattutto tanti flashback per ricostruire quanto accaduto sull’Arianna, l’imbarcazione su cui si trovavano i protagonisti.

C’è l’impressione, insomma, che Sopravvissuti debba ancora cominciare: quel che gli sceneggiatori hanno pensato di far vivere a bordo della barca ai personaggi deve ancora essere svelato. Per ora, abbiamo assistito solo ad una forza produttiva che si può vantare di aver ricreato in teatro una tempesta perfetta, con tanto di bombe d’acqua e nave ricostruita nei dettagli. Ecco, i primi due episodi di Sopravvissuti ci vogliono dire che anche in Italia si può produrre una serie di questo genere. Ma perché la sfida possa dirsi vinta, serve altro.

Sia chiaro: il debutto non è da bocciare, la curiosità fa la giusta leva sul pubblico, che si ritroverà inevitabilmente ad aspettare la settimana successiva per avere ulteriori indizi sulla ricostruzione del naufragio e, soprattutto, su cosa sia accaduto a chi non è tornato a terra.

Quel che è certo è che di Lost e di Homeland c’è davvero poco, e meno male. Sopravvissuti non scimmiotta nessuna serie cult, ma cerca di farsi strada in un genere che per l’Italia è un azzardo. Ma gli azzardi servono a crescere ed a capire cosa funziona e cosa no, quindi ben venga. E a ricordarci che siamo pur sempre dalle parti della fiction italiana ci pensa quel crescendo di violini che ci travolge fin dai primi minuti del primo episodio, segno che siamo pur sempre su Raiuno e c’è pur sempre bisogno di un elemento di emotività che faccia da tappeto al racconto, anche quando questo non sembra puntare alla rassicurazione a tutti i costi.

Sopravvissuti si trova in equilibrio su un filo sottilissimo: nelle prossime settimane, dovrà riuscire a percorrere il tragitto che gli serve per giungere al finale di stagione senza cadere e farsi male, e senza gettare così un’occasione preziosa per fare qualcosa di nuovo in tv. In altre parole, Sopravvissuti deve sopravvivere alla tentazione di accomodarsi su binari già attraversati e di ispirarsi a grandi storie che, proprio per questo, sono inarrivabili. La sfida non è facile, ma neanche impossibile.