Sigfrido Ranucci non tornerà a condurre Report: il Tribunale del Lavoro di Roma respinge il ricorso, le motivazioni alla base del rigetto
Sigfrido Ranucci non tornerà a condurre Report su Rai3. Il Tribunale del Lavoro di Roma ha respinto il ricorso del cronista, alla base del rigetto tre motivazioni fondamentali.
Report andrà avanti senza Sigfrido Ranucci. Il Tribunale di Roma ha respinto il ricorso presentato due settimane fa dal giornalista e conduttore, il quale ha chiesto il reintegro immediato al proprio posto di lavoro. La richiesta verteva principalmente su un aspetto, precisato attraverso un comunicato emesso dal legale del noto giornalista, Roberto De Vita: “Si chiede di verificare se sia legittimo rimuovere l’autore e conduttore del principale programma d’inchiesta del servizio pubblico sulla base di formule generiche, senza indicare un solo fatto concreto a suo carico, dopo settimane di pubbliche pressioni politiche dirette esattamente a ottenere quella rimozione”.
Parole circostanziate che hanno avuto un effetto particolarmente altisonante – sul piano mediatico – ricevendo una risposta altrettanto particolareggiata. Il Tribunale del Lavoro di Roma, infatti, ha motivato il rigetto dell’istanza presentata da Ranucci basandosi su tre aspetti differenti: il primo riguarda i motivi a disposizione della Rai per rimuovere Ranucci dalla conduzione del programma d’inchiesta di Rai3. Le pressioni politiche, secondo la giudice Donatella Casari, non sono sostenute da prove sufficienti per dimostrare che queste ultime abbiano davvero orchestrato la rimozione del cronista dalla conduzione del programma.
Sigfrido Ranucci resta fuori da Report
Il clima difficile all’interno della redazione, creatosi dopo l’attentato subìto dal giornalista, sommato alle rimostranze evidenziate da alcuni colleghi di Ranucci ai superiori del conduttore con il coinvolgimento diretto da parte di alcuni dirigenti, ha portato il Tribunale del Lavoro a determinare che la decisione della Rai fosse figlia della volontà di ristabilire condizioni di lavoro più serene. Quindi la matrice politica, stando così le cose, resta eventuale ma non confermata.

Le altre due motivazioni alla base del rigetto di ricorso si articolano nel seguente modo: in primis c’è la mancanza di una prova sufficientemente valida che dimostri il nesso causale tra pressione politica e rimozione del cronista dalla propria posizione d’impiego. In secundis troviamo la possibilità – del tutto lecita secondo il responso giudiziale – da parte della Rai di scegliere liberamente il conduttore e il gruppo degli autori di un programma facente parte del palinsesto aziendale.
Respinto il ricorso del cronista
In sintesi: qualora non fossero, com’è accaduto, dimostrate appieno le motivazioni politiche alla base della scelta di Viale Mazzini, la Rai conserva tutto il diritto – formale ed esecutivo – di cambiare autori e conduttori all’interno dei propri formati. Quindi, il Tribunale del Lavoro di Roma non ha negato l’esistenza di pressioni politiche da parte della Rai nei confronti di Sigfrido Ranucci, ha stabilito piuttosto che non vi fossero elementi sufficienti per dimostrare la tesi dei legali del cronista. Dunque, il reintegro all’interno del servizio finora ricoperto da Ranucci non è possibile e attuabile.
Il nodo giuridico in questione era uno soltanto: stabilire se Ranucci fosse o meno scomodo, al punto da mettere in condizione alcuni esponenti politici di avere ostilità tali nei suoi confronti. Per poi, eventualmente, arrivare a pianificare una rimozione dal programma di Rai3. Secondo il Tribunale del Lavoro di Roma, le prove raccolte non consentivano di giungere a tali conclusioni. Non è stata, pertanto, dimostrata l’illegittimità della rimozione attraverso gli elementi allegati nel ricorso urgente.
Il futuro in Rai
Questo determina esclusivamente che Report ripartirà con nuovi conduttori e che Ranucci, nello specifico, è chiamato ad accettare – oppure no – le alternative d’impiego proposte dalla Rai. Attualmente l’ex conduttore e Direttore di Report è sospeso per 10 giorni a causa di una condotta ritenuta scorretta dai vertici aziendali. Le motivazioni sono diverse da quelle che hanno caratterizzato questa specifica diatriba legale.
Si tratta di due fronti paralleli. Il primo è stato risolto con un responso ufficiale da parte del Tribunale del Lavoro, il secondo è ancora in essere. Ranucci dovrà, quindi, decidere cosa fare. Al momento Report è destinato a ripartire – e andare avanti – senza di lui. Il futuro in Rai, a questo punto, vedrà nuove prospettive o l’inizio della fine rispetto a un sodalizio di lavoro durato più di trent’anni.