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Scurati, la scusa dei soldi, la censura in Rai, Serena Bortone militante

Caso Scurati, i precedenti (a colori politici invertiti), le scuse dei soldi, il ritorno di immagine della coraggiosa Bortone

21 Aprile 2024 12:29

È giusto che esprima liberamente il suo pensiero, ci mancherebbe. Che io lo debba però anche pagare, anche no. Roba da matti“. No, questa non è la presa di posizione di un dirigente della Rai meloniana così tanto criticata in queste ore per la vicenda Scurati. Questa è la dichiarazione di Stefano Bonaccini, presidente del Pd. Risale a poco più di due anni fa. Era marzo 2022 e a Viale Mazzini scoppiò il caso Orsini a Cartabianca.

In tanti – dal Pd, e non solo – protestarono perché il professore, dalle discutibili convinzioni a proposito della guerra russa in Ucraina, veniva pagato dalla Rai. Al punto che il suo contratto fu stracciato, provocando l’ira di Bianca Berlinguer (e di pochi altri). A Palazzo Chigi c’era Mario Draghi (col Pd e altri), non Fratelli d’Italia, che, anzi, era l’unico partito a fare opposizione in Parlamento.

“Chiedeva troppi soldi” e la censura

La giustificazione economica (“cifre più elevate di quelle previste“)  è la stessa utilizzata – goffamente – ieri dal direttore dell’Approfondimento Rai Paolo Corsini per l’esclusione di Scurati nella puntata di sabato 20 aprile di Chesarà su Rai3.

Un clamoroso autogol: la motivazione ufficiale dello stop ad Antonio Scurati – come da mail interna Rai mostrata dal sito Repubblica.it – è di naturale “editoriale”, altro che soldi; il monologo sul 25 aprile (qui il testo integrale) dello scrittore vincitore del Premio Strega 2019 è rimbalzato, virale, sui social (pure la Premier Giorgia Meloni, per metterci una pezza e smentire le accuse di censura, lo ha pubblicato); il programma di Rai3 è cresciuto negli ascolti (899.000 telespettatori e il 4.86% di share, mentre la scorsa settimana si era fermato a 582.000 e 3.39%.); Serena Bortone, da 35 anni in Rai, si è trasformata in una sorta di ultima irriducibile, di giornalista militante, intenzionata a battersi dall’interno in nome della storica identità della rete che la ospita e che oggi deve fare i conti con la cosiddetta Telemeloni.

La giornalista della televisione pubblica ora rischierebbe un (inevitabile?) provvedimento disciplinare per aver ‘sputtanato’ via social la sua azienda. Nel frattempo il suo coraggio è stato ripagato dal ritorno di immagine, da apprezzamenti social e da messaggi di solidarietà espressi da colleghi. Questa mattina, per esempio, si è esposta Francesca Fagnani, che su Rai2 conduce Belve.

E ora chiunque avesse in mente di mettere anche solo in discussione il posto della Bortone nel palinsesto della prossima stagione sarebbe automaticamente considerato un censore.