Scherzi a Parte: Enrico Papi è meglio qui che in Big Show

Scherzi a Parte torna con un’edizione perfettamente in linea con quella andata in onda l’anno scorso. E con qualche miglioramento.

Scherzi a Parte torna con un’edizione perfettamente in linea con quella precedente, asciugata in alcuni aspetti, che la rendono leggermente più godibile nonostante la durata monstre (e inizio che rasenta le 22), tipica dei prime time autunnali, per la quale, ormai, è diventato anche sfiancante continuare a stupirsi.

Enrico Papi, dopo la non positiva esperienza con l’artefatto, e anche un po’ insensato, Big Show, ritorna alla conduzione di un programma maggiormente nelle proprie corde.

In Scherzi a Parte, infatti, il conduttore romano non deve ergersi a showman, sconfinando in ambiti che sembrano non appartenergli, ma “limitarsi” a fare il conduttore di varietà, dove la sua ironia e il suo essere sopra le righe, con la sua allegria, a volte, anche smodata, hanno senso di esistere in un programma caratterizzato da scherzi e da un clima festoso in generale.

Nella sedicesima edizione, quindi, ritroviamo lo show casinista che abbiamo visto l’anno scorso, fortemente ispirato soprattutto all’edizione 2002 condotta da Teo Teocoli e Massimo Boldi, con tante gag e burle in studio e con i vip che si prestano volentieri a giocare il ruolo di ospiti terrorizzati.

Gli scherzi andati in onda in questa prima puntata, nel complesso riusciti, sufficientemente divertenti e, a tratti, anche cattivi (se il livello restasse così anche nelle restanti 5 puntate, sarebbe ottimo), vengono ancora proposti in modalità “Iene”, con un lavoro di post-produzione notevole, ma quest’aspetto è stato leggermente limato, con il risultato piacevole di una visione maggiormente scorrevole.

Confermato anche il finto scherzo in tempo reale ossia un contenuto preregistrato, proposto in uno show a sua volta registrato, dove assistiamo ad una fittizia interazione tra il conduttore e gli attori complici dello scherzo. Più facile da comprendere che da spiegare.

Senza risultare monotoni (o forse sì), è la durata esagerata, l’unica componente che potrebbe danneggiare Scherzi a Parte e sulla quale il programma non può fare altro che adattarsi.

I 6 scherzi, infatti, vengono diluiti in più di tre ore di show. Ogni scherzo dura in media un quarto d’ora e lo scherzo “in diretta” arriva a circa mezz’ora, con il risultato finale, non indifferente, di più di un’ora di show da coprire, con gag e interviste in studio.

Per Papi, è un compito non semplice, coadiuvato, a volte, dagli stessi attori che vediamo negli scherzi e che appaiono successivamente in studio. Si punta, però, soprattutto sullo scherzo in studio, come nel mini-quiz che ha chiuso la puntata e che è apparso un po’ un riempitivo per arrivare a fine puntata.

Rispetto alla scorsa edizione, però, in Scherzi a Parte, è riscontrabile un visibile miglioramento.

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