Sanremo 2022, Stefano Vicario cerca una regia “opportunista”

Come sarà la regia di Sanremo 2022? Lo spiega il regista Stefano Vicario alla vigilia del 72esimo Festival, il suo terzo di fila.

Stefano Vicario, al suo terzo Festival consecutivo al fianco di Amadeus, parla della sua regia per Sanremo 2022. Lo fa in una nota stampa con cui si cerca di compensare la mancanza della tradizionale conferenza stampa di presentazione, che in genere anticipa di qualche settimana l’evento; una conferenza cassata quest’anno e sostituita dai continui annunci al Tg1 per ospiti e news su artisti e canzoni, oltre alle anticipazioni concesse a partner di lungo corso come Tv Sorrisi Canzoni o anche RTL 102,5, che avrà il direttore artistico del Festival in collegamento quotidiano per le ‘ultime news’.

E così dopo aver presentato la scenografia, con annesso commento dei Castelli a mezzo comunicato, ora arrivano anche le dichiarazioni del regista Stefano Vicario per Sanremo 2022 con una nota dell’Ufficio Stampa Rai.

“Quest’anno vorrei riuscire a far una regia ‘opportunista’. Nulla di standard, nulla di troppo provato ma, in accordo con Amadeus, una ripresa che lavori sul sentimento che suscita ciò che accade sul palco dell’Ariston e in teatro, dove torna il pubblico”

dice subito Vicario, mettendo in evidenza una delle sue caratteristiche più evidenti, quella dello ‘spontaneismo’. Non che negli altri Festival si sia visto qualcosa di molto provato – il caso Elettra Lamborghini a Sanremo 2020 con lo zoom, in ritardo, a stringere sul suo lato B resta indelebile – così come quello stacchismo che analizzammo nel suo primo Festival con Amadeus ; stacchismo che l’anno successivo si trasformò in un movimento continuo, utile per esercitare le qualità abduttive del telespettatore. Uno stile che è stato ‘citato’ – e ha fatto scuola – anche tra i giovanissimi su Tik Tok. In basso uno dei tanti omaggi…

 

Per questo terzo Festival, dunque, Vicario punta all’emozione, al sentimento. Negli anni precedenti di sentimenti ne ha sicuramente suscitati…

Quest’anno, però, Vicario può tornare a inquadrare il pubblico (e non palloncini fallici):

“Mi piace pensare di poter sottolineare, finalmente, la ‘presenza’ e per farlo per la prima volta userò un carrello per la ripresa in grado di muoversi in uno spazio di 40 metri. Una misura importante che servirà a sottolineare il controcampo, la visuale ‘altra’ della relazione con il pubblico presente”.

In questo modo si alleggerisce il ruolo dell’orchestra, che lo scorso anno si è caricata sulle spalle tutto il carico dello spettacolo. Orchestra che quest’anno sarà maggiormente distanziata.

“La disposizione dell’orchestra, con maggiore spazio tra i musicisti mi darà la possibilità di sperimentare un’altra cosa: la ripresa da dentro l’orchestra stessa, un luogo finora sempre impenetrabile e che quest’anno mi consentirà varchi visuali del tutto nuovi. Per far questo sarà utilissimo l’impiego del supporto giroscopico del gimbal con ottiche fotografiche molto versatili che consentono movimenti molto fluidi e sono ideali per la ripresa sullo stretto. Per il palco invece tornerà la doppia telecamera montata sullo steady, che lo scorso anno ci ha dato delle belle opportunità di racconto”

spiega Vicario, facendo riferimento alla steady-cam con una telecamera aggiuntiva che gli lasciava la possibilità di fare uno stacco ‘para-zoommato’ non proprio piacevole da vedere, visto che dava la sensazione di un ‘errore’ di trasmissione più che di una diversa profondità di campo.

Qual è, però, la ‘visione’, l’obiettivo di Vicario?

“L’obiettivo finale di Sanremo 2022 resta quello di ‘coinvolgere’ i telespettatori per tutto il tempo. In uno spettacolo così lungo l’’usura’ dell’immagine è sempre in agguato e allora cercherò di modulare la ripresa in base a quanto accade di volta in volta. Una regia ‘flessibile’, per la quale so di poter contare su una straordinaria squadra Rai. E’ un lavoro estenuante, ma quando esci da un evento come Sanremo diventi ‘parente’ di tutti quelli con cui hai lavorato e non te lo dimentichi per tutta la vita”.

Sicuramente non lo dimentica neanche chi guarda. E proprio perché è uno spettacolo così lungo e ripetitivo, un minimo di ordine – mentale e visivo – aiuterebbe.

Aspettiamo febbraio.

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