Sanremo 2021, un’edizione necessaria ma ‘miope’ (e onore alla squadra Rai)

Tra tutte le edizioni, Sanremo 2021 è stata la più necessaria, ma ha sofferto di una certa miopia strategica. Una statua all’Orchestra subito.

La Serata finale di Sanremo 2021 è arrivata e quasi non ci si credeva. Sanremo è di per sé necessario, lo diciamo da tempi non sospetti. Tra tutte, quella di Sanremo 2021 è stata l’edizione più necessaria. Amadeus come conduttore non si discute e anche la selezione di brani presentati è stata senza dubbio interessante. Spiace che non faccia un terzo Sanremo di fila, immaginando ovviamente un 2022 Covid-free, per offrire il suo Festival in una situazione non eccezionale e fare quello che ha sempre sperato di poter fare da maggio 2020 (e poi ribadito a settembre, a dicembre e a gennaio 2021). Se il ‘problema’ è il no di Fiorello, beh non deve certo preoccuparsene: sarebbe anche l’ora di avere un Festival tutto suo.

Questo Sanremo 2021 è stato quindi perfetto? Affatto. E lo abbiamo detto. Un Festival assente, e non per l’assenza di pubblico, ma di altro. Abbiamo già argomentato.

Senza dubbio, però, questo Festival è stata una vittoria della squadra Rai: tecnici, maestranze e organizzazione sanitaria sono i veri vincitori di questo 71esimo Sanremo, insieme agli ‘eroi’ dell’Orchestra, che si sono sobbarcati 26 cantanti, 8 giovani, 26 duetti, una quantità di momenti musicali di varia natura e hanno anche supportato gli artisti in scena. Statua equestre immediata davanti all’Ariston.

La squadra Rai ha senza dubbio fatto un miracolo in queste 5 sere, lottando con le circostanze e con 5 e più ore di spettacolo. Il tutto arrivandoci anche un po’ con l’acqua alla gola, visto che il protocollo sanitario è stato firmato un mese fa. In fondo la speranza di una ‘rinascita’ ha offuscato le necessità della ‘lotta’ – per usare le metafore utilizzate dal Direttore Artistico in questi mesi di preparazione – rendendo tutto una corsa nel tentativo di inseguire una situazione che difficilmente avrebbe potuto avere una svolta miracolosa. Altri eventi lo hanno dimostrato. Un ottimismo encomiabile, ma alla fine anche ‘miope’, magari spiegabile con la volontà di tranquillizzare gli investitori per non perdere l’abbrivio raccolto con l’edizione dello scorso anno, nel tentativo ‘vendere’ un Festival che non fosse sottotono e che forse popiù di altri anni aveva bisogno di sostegno.

La speranza ha però forse offuscato il giudizio e portato a una costruzione squilibrata, sbilanciata rispetto al contesto, alle condizioni, alle possibilità reali. Nonostante questo tecnici e maestranze Rai si sono allineati/e, offrendo una prestazione da fuoriclasse: con protocolli da seguire, ansie da gestire, emergenze da scongiurare, personale ridotto, routine da riscrivere, spazi ridisegnati deve essere stato davvero un incubo fare queste 5 serate fiume. In questo senso credo che il concept del festival non abbia particolarmente aiutato, con 26 artisti in gara – e tutto quello che organizzativamente, logisticamente, tecnicamente comporta – ospiti, momenti diversi e giustapposti per 5 ore di diretta. Una durata giustificata col fatto (anche) che c’è sempre stato un segmento notturno di Festival col DopoFestival (e ne abbiamo già parlato), ma che forse quest’anno aveva bisogno di un piccolo ridimensionamento, sia pur nella volontà di dare spazio a quanti più artisti possibili per far ripartire un settore (assolutamente giusto) e in quella di  ‘vendere’/proporre agli investitori una diretta pari a quella dello scorso anno. Ed è qui che si è probabilmente incagliata questa edizione: le nebbie del Covid, ahinoi, non si sono diradate, la punta di diamante doveva giocare come nei desiderata della vigilia, lo spettacolo doveva alleggerire il clima, ma alla fine si è perso il fulcro narrativo del programma/evento tv Festival, ovvero la gara. In complesso si è avuta la sensazione di uno ‘spreco’ per il tanto ‘cibo’ offerto per imbandire una festa per la quale il clima non era proprio dei migliori, e questo momento possiamo permetterci sprechi. Forse questa ‘miopia’ ha reso il percorso di questo Sanremo 2021 ancor più accidentato di quanto non fosse in partenza.

Ecco perché dispiace – sì, dispiace – che lo sforzo tecnico e organizzativo fatto in emergenza dietro le quinte non abbia trovato proprio una piena rispondenza sul palco, soprattutto per una costruzione narrativa che ha visto i Big esibirsi in orari complicati, dando ai più – a me sicuro – l’impressione che la precedenza andasse ad altro: solo dopo l’1.30 ieri sera, ad esempio, si è proceduto a un’infilata di Big per arrivare alla classifica. L’eccezion fatta, vivaddio, sono i Giovani, isolati nel segmento Start, nell’access prime time, che non hanno dovuto patire come alcuni loro colleghi.

Ma arriveranno, si spera, tempi floridi e gozzoviglianti. Per adesso è tempo di Finale.

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