Sweet Tooth su Netflix la serie tv con il bambino cervo in un mondo distrutto dalla pandemia

Una favola distopica in un mondo stravolto, colorata e convincente

La vita è spesso fatta di coincidenze. Situazioni imprevedibili che capitano nel momento e nel posto giusto. Con un misto di stupore e di terrore non si può non notare come nel giro di due mesi Sky e Netflix ci abbiano proposto due serie tv come Anna e l’appena arriva Sweet Tooth ambientate in mondi stravolti da un virus pandemico. In entrambi i casi si tratta di produzioni iniziate e sviluppate ben prima dell’attuale crisi pandemica che stiamo vivendo (e speriamo superando) e basate su prodotti editoriali esistenti da tempo come il romanzo di Niccolò Ammaniti e il fumetto di Jeff Lemire per DC – Vertigo. E come se non bastasse il punto di vista del racconto, in entrambi i casi, è quello dei bambini,

Ma con le coincidenze ci possiamo fermare qui. Perchè se da un lato Anna era un racconto cupo e dai toni scuri, in Sweet Tooth la prospettiva è più sfumata e gli 8 episodi di cui è composta la serie tv scritta da Jim Mickle e prodotta dai coniugi Robert Downey, Jr., Susan Downey, ci portano nelle atmosfere di una favola distopica. Accompagnati dal narratore onnisciente (James Brolin in originale) che racconta tutta la storia e introduce i vari personaggi come un padre farebbe con il figlio prima la sera nel letto, entriamo in questo mondo stravolto in cui nulla è come lo ricordavamo.

La serie parte 10 anni dopo quello che viene chiamato “Il Grande Crollo” quando si diffonde una misteriosa pandemia il cui segno distintivo è un tremore al dito indice della mano e in parallelo nascono bambini ibridi metà uomo e metà animale. Qui incontriamo Gus (Christian Conver) un ragazzino dai capelli rossi e dalle corna di cervo, che seguiamo mentre cresce nel parco di Yellowstone insieme al padre un meraviglioso Will Forte capace di riempire di colori e sfumature il personaggio. Come Astor il fratello di Anna, anche Gus vive in un mondo creato dal padre con confini da non varcare per sopravvivere. Quando scompare la figura paterna la vita di Gus cambia, si riversa nel mondo e incontra Jepp (Nonso Anozie) un omone con un passato tormentato che finisce, suo malgrado, per proteggerlo.

Sweet Tooth

In parallelo corrono anche altre storie dal medico che cerca di proteggere la moglie alla donna che decide di isolarsi in uno zoo scoprendo come restare sola non è poi così semplice. Sweet Tooth ci mostra le due facce dell’umanità di fronte a un periodo di crisi, quella solidale capace di rischiare in prima persona per proteggere il diverso e quella che ha paura della novità e cerca rifugio nell’autoritarismo a tratti violento. Sotto la coltre di una favola solo apparentemente per tutta la famiglia, si nasconde così un’anima più spietata più cruda, affilata come un canino. Il tutto è avvolto in una veste da fumetto con personaggi volutamente caricaturali che servono a rendere tutto più “finto”, meno “reale” ma non per questo meno piacevole.

Come spesso capita nella struttura di serie tv pensate per lo streaming, anche in Sweet Tooth, prodotta da Warner Bros per Netflix, la scansione delle puntate è pensata per una visione il più ravvicinata e continua possibile con elementi che vengono inseriti puntata dopo puntata rendendo chiaro l’intero impianto solo dopo la visione di tutti gli episodi. E dall’ultimo episodio poi si parte per la successiva stagione, sperando che, come nel caso di Jupiter’s Legacy, arrivi l’infausta mannaia della “morte seriale”. Ma non sembra essere questo il caso, anzi non ci stupiremmo se già nel weekend Sweet Tooth possa far capolino nella Top Ten seriale della piattaforma.

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