Raffaella Carrà e quello sketch con Benigni che oggi solleverebbe proteste sul web “perché l’immagine femminile è ben altro”

Roberto Benigni che butta a terra Raffaella Carrà e ci si sdraia sopra, che effetto farebbe, se andasse in onda in tv oggi?

Benigni che butta a terra la Carrà e ci si sdraia sopra, che effetto farebbe, se accadesse oggi?” Se lo chiede oggi Michele Serra su La Repubblica, nella consueta rubrica L’amaca. Il giornalista  fa riferimento allo sketch di Fantastico 12 che ha fatto la storia della televisione e che anche noi di TvBlog abbiamo ricordato nelle scorse ore, per omaggiare Raffaella Carrà, scomparsa all’età di 78 anni.

Serra si chiede se “il fatto che entrambi ridono a crepapelle basterebbe a dare alla scena la giusta chiave di lettura, che era certamente scollacciata e sessuomane, ma serenamente complice“. Il dubbio, sollevato dallo scrittore, è che se una scenetta del genere, compreso il rosario di definizioni dell’organo sessuale femminile snocciolato da Benigni, andasse in onda nella televisione di oggi, “solleverebbe vibrate proteste sul web, perché  l’immagine femminile è ben altro“.

Il tema è attualissimo ed è facilmente estendibile ad altri contenuti audiovisivi che negli anni sono diventati cult. Basti pensare alle irresistibili battute dello stesso Benigni – successivamente premiato con l’Oscar – sull’aspetto fisico di Giuliano Ferrara, che oggi sarebbero ovviamente censurate in nome della battaglia al bodyshaming.

Ovviamente, dicevamo. Ma anche giustamente?

Il dibattito è aperto più che mai, come sanno bene anche Pio e Amedeo, qualche settimana fa al centro di discussioni e polemiche dopo i loro siparietti in Felicissima Sera.

Da una parte chi ritiene che l’arte – e i suoi diretti prodotti – sia eterna e quindi mai giudicabile con i criteri dell’oggi; dall’altra  chi pensa che tutte le espressioni culturali debbano tenere conto dei mutamenti delle sensibilità dei popoli. E che, quindi, per ampliare il discorso e passare dalla tv alla musica, cantare ‘Bella stron*a, mi verrebbe di strapparti quei vestiti da putt*na e tenerti a gambe aperte finché viene domattina‘ non sia una pregevole ballad di Marco Masini, bensì una sorta di violento inno al sessismo.

Michele Serra conclude così: “Mai e poi mai avremmo potuto pensare al rischio di nuovi ‘attento a come parli’, nuove castigatezze che niente hanno a che fare con le libertà conquistate a caro prezzo, molto con l’eterno desiderio di sorvegliare e punire“.

 

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