Odio il Natale, ovvero Christmas & the City: Lux Vide fa un remake no copia-incolla. La recensione

Lux Vide adatta all’Italia un format norvegese senza copiare troppo, ma aggiungendo molte novità e, finalmente, lasciandosi andare (anche se poco) a scene un po’ più per adulti…

Le operazioni che consistono in un remake di una serie tv straniera, spesso, si limitano a dei copia in colla in tutto, dai dialoghi ai costumi, fino ad intere scene. Non è il caso di Odio il Natale, una serie originale italiana Netflix dalle prime volte: è infatti la prima serie tv nostrana della piattaforma ambientata nel periodo natalizio, ma anche la prima serie tv prodotta per Netflix da Lux Vide, una delle case di produzione (parte del gruppo Fremantle) più prolifiche sul fronte della serialità italiana.

Odio il Natale, recensione: commedia natalizia o romantica?

Partiamo dalle basi: Odio il Natale è una commedia natalizia o romantica? Il titolo chiarisce fin da subito la sua ambientazione, ovvero quei venti giorni frenetici che, tra preparativi per il cenone e regali da fare, anticipano il 25 dicembre. Non è però la corsa ai negozi o la scelta dell’abito da indossare a far odiare il Natale alla protagonista Gianna (Pilar Fogliati), bensì l’assenza di un fidanzato da presentare alla famiglia, che ormai l’ha relegata al tavolo dei bambini.

Una frustrazione che la spinge a mentire e a dire che quest’anno si presenterà alla cena di Natale con un fidanzato. D’altra parte, sappiamo tutti che una delle domande più fatte (e temute) durante queste cene è “E il/la fidanzato/a?”. Ecco, la serie tv parte da quella sensazione di inadeguatezza che spesso chi è single si sente addosso non appena si trova costretto a dover rispondere a quello zio che vede una volta l’anno e quella volta ci tiene ad avere aggiornamenti sulla sua vita sentimentale.

Il Natale diventa però presto un pretesto: sebbene il clima natalizio attraversi tutti gli episodi -anche solo per la ricca presenza di luminarie, presepi ed anche una svolta “gialla” con la sparizione del Gesù Bambino da mettere su una gondola in uno dei canali di Chioggia-, la serie si concentra soprattutto sulla ricerca dell’amore per Gianna, che in pochi giorni passa da single convinta a trentenne disperatamente bisognosa di un uomo accanto per dimostrare a tutti che no, non morirà da sola.

La serie è stata pensata per avvicinarsi soprattutto al pubblico femminile, con riflessioni e situazioni in cui molte delle spettatrici si potranno riconoscere. Il trio femminile di autrici (in primi la headwriter Elena Bucaccio, i cui dialoghi sono riconoscibilissimi e in vero stile Che Dio Ci Aiuti, altra serie tv da lei seguita come sceneggiatrice) si è divertita a costruire, molto più che nella versione originale norvegese, un quartetto di personaggi femminili, ognuna alle prese con una differente fase della vita ed una differente condizione sentimentale da affrontare. Un po’ Sex & the City, un po’ fiction generalista Lux Vide.

Odio il Natale, recensione: un remake che (finalmente) osa

Dicevamo all’inizio che i remake spesso si limitano a copia-incollare quanto visto nella versione originale: se quella è stata un successo, d’altra parte, perché cambiare? Fortunatamente, Bucaccio, Silvia Leuzzi e Viola Rispoli non hanno ragionato così, non del tutto almeno.

Alcune scene sono infatti riprodotte fedelmente rispetto all’originale, ma le sceneggiatrici hanno deciso di rendere più italiano il format a cominciare dallo spirito natalizio che pervade la serie, rendendo il presepe ed il suo valore simbolico una delle novità introdotte rispetto alla serie norvegese.

Ma, come detto, Odio il Natale è soprattutto una commedia romantica: ecco che, allora, l’originalità della versione italiana sta tutta nella scrittura dei personaggi, a cominciare dalla protagonista Gianna, a cui è stato scelto di far rompere la quarta parte in una sorta di confessionale che interrompe di tanto in tanto le vicende raccontate. Gianna è poi circondata da due amiche e una sorella che diventano molto più presenti rispetto al formato da cui la serie proviene.

E poi ci sono i dialoghi: la versione italiana usa come base quelli norvegesi, ma si diverte ad ampliarli, trasformandoli (e qui troviamo la firma di Lux Vide) in riflessioni semiserie sulla vita e sull’amore. In definitiva, Odio il Natale è stato pensato non solo per proporre al pubblico italiano una storia che qualcuno avrà già seguito (le due stagioni dell’originale Natale con uno sconosciuto sono sempre su Netflix), ma anche per offrire uno sguardo sull’amore e su quante volte pretendiamo troppo da noi stessi. Nulla di particolarmente nuovo, qualcuno potrà pensare: è vero, ma per un remake riuscire a distuiguersi davvero è già tanta roba.

Lux Vide su Netflix si lascia un po’ più andare

E poi c’è quello che potremmo definire il vero miracolo di Natale: Lux Vide che si lascia finalmente un po’ andare a qualche scena per i più grandicelli. Dopo anni in cui, tra sacerdoti, suore, guardie forestali e medici tutto d’un pezzo, la casa di produzione di Matilde e Luca Bernabei si è sempre concentrata su valori fortemente familiari e su serie tv che fossero visibili dai bambini ai nonni senza alcun imbarazzo, su Netflix la musica cambia. Un po’, ma cambia.

Sia chiaro: con Odio il Natale Lux Vide non produce nulla da bollino rosso o che sia particolarmente scandaloso (e meno male, dal momento che avrebbe altrimenti tradito la sua mission di sempre), però va detto che pur di rispettare il format originale ha inserito alcuni momenti più… sbarazzini.

Da un paio di scene di s3sso (che nell’originale sono più lunghe ed esplicite) fino ad un bacio lesbo, Lux Vide non ha voluto perdere l’occasione di salire sulla barca di Netflix ed intraprendere un piccolo viaggio in un mondo un po’ più aperto anche agli incontri occasionali che vanno oltre un bacio. Il lieto fine per cui è l’amore che conta resta sempre, ma è anche questa una magia del Natale che solo una piattaforma streaming poteva fare.