Nunzia De Girolamo: “Mi hanno proposto anche Detto Fatto. Oggi devo capire se rimanere sull’intrattenimento o tornare sulla politica”

Dopo l’uscita di scena dalla politica, è entrata nel mondo della televisione. Dal 2020 conduce Ciao Maschio. Intervista a Nunzia De Girolamo.

Lasciare definitivamente la politica per passare alla televisione. Questo è quello che ha fatto dopo le elezioni parlamentari del marzo 2018 Nunzia De Girolamo, già Ministra delle Politiche agricole, alimentari e forestali, ora conduttrice di Ciao Maschio su Rai1.

Giovanni Minoli ti aveva detto, già mentre facevi politica, che eri portata per stare davanti alle telecamere. C’è qualcuno che ti ha guidato o consigliato in questo passaggio dal parlamento alla tv o ti sei mossa autonomamente?

Quando ho fatto questa scelta sono stata spinta dal mio istinto e dalla mia curiosità. Oltre a Minoli, molte altre persone che lavoravano per la televisione come autori o produttori in quel periodo mi dicevano che avrei potuto fare bene in quell’ambito. Volevo vedere se quello che dicevano gli altri di me era vero. Annalisa Montaldo, autrice televisiva e mia amica, è stata poi fondamentale nell’accompagnarmi in questa nuova strada. Per il resto ho tentato di rubare il mestiere da tutte le persone con cui ho lavorato in questi anni. In tv non ho avuto un maestro: in un ambiente così competitivo è stato più difficile che in politica trovare qualcuno che fa questo mestiere che ti può dare una mano.

Dopo tre anni di collaborazione con Massimo Giletti, dallo scorso novembre sei passata a essere ospite di Corrado Formigli. Gli impegni di Non è l’Arena e Piazzapulita – a inizio stagione in onda anche in due serate consecutive – non erano compatibili o lasciare Giletti è una scelta che sarebbe avvenuta ugualmente?

Con Massimo c’era una grande complicità televisiva e mi ha dato grande soddisfazione lavorare tre anni con lui. Ad un certo punto credo che si fossero però un po’ esaurite le possibilità di continuare la collaborazione: o facevo qualcosa di diverso a Non è l’Arena o sarebbe diventato abbastanza ripetitivo il mio ruolo all’interno del programma. Con il cambio di collocazione e anche con una leggero cambiamento del format, per alcune settimane non sono andata da Massimo e sono tornata così da Corrado, dove sono stata stimolata dal confronto con lui e il suo pubblico, che non rappresentano propriamente la mia coperta di Linus a livello di idee politiche che posso esprimere. Massimo e Corrado, due grandi professionisti, provenendo anche da due scuole giornalistiche diverse, Minoli da una parte, Santoro dall’altra, hanno due modi diversi di fare tv. Due format così differenti come Non è l’Arena e Piazzapulita possono aiutarmi a crescere e completarmi nella mia crescita televisiva.

È da più di un mese che non sei ospite di Piazzapulita: la collaborazione con Formigli è ancora in corso o è terminata?

La collaborazione con Corrado è ancora in corso: nelle ultime settimane non sono andata solo per una serie di impegni e concomitanze.

A Tv Talk hai detto: “Come opinionista porto avanti le mie idee, non quelle di una parte”. Saresti pronta a rinunciare all’opinionismo per passare in pianta stabile alla conduzione?

Per me è molto bello poter andare in tv per esprimere le mie opinioni dettate anche da anni di esperienza sul campo, con uno sguardo diverso quindi da chi fa solo giornalismo. Fino ad oggi l’ho fatto anche per il senso di libertà che prima non avevo quando dovevo andare in tv per difendere un partito. Per il futuro c’è indubbiamente il desiderio di andare verso la conduzione pura, non perché l’opinionismo non mi piaccia, ma perché richiede anch’esso tanta preparazione: non si va di solo mestiere. Se dovessi avere quindi un impegno più stabile di come è oggi Ciao Maschio, non potrei fare certamente entrambe le cose.

In una puntata del dicembre 2019 il professor Giorgio Simonelli dichiarò a Tv Talk di non ravvisare in te alcun talento televisivo. Tu rispondesti con un video sui social in cui alludevi al suo passato politico in un circolo locale del Pd. Ti comporteresti nuovamente così?

Le critiche io le ho sempre accettate, non accetto però il pregiudizio. È giusto che ognuno faccia il proprio mestiere e io rifletto su tutte le critiche costruttive che mi vengono fatte da giornalisti e critici televisivi. Ho scontato però a lungo un pregiudizio sulla mia provenienza dalla politica e questo peso l’ho portato tutto su di me. In quell’occasione Massimo Giletti mi difese e devo ancora ringraziarlo per aver fortemente creduto in me, innanzitutto in quel primo collegamento da Mezzojuso. Nel 2019 ero ancora vergine rispetto a questo mondo, alle critiche che potevano arrivare e tendevo ancora a rispondere più da politico che da volto televisivo: oggi risponderei diversamente. Rifuggo sempre però da quell’atteggiamento radical chic che un pezzo di tv ha nei confronti di certi personaggi: si consente tutto ad alcuni, mentre si è molto rigidi nei confronti di altri.

Un atteggiamento diffuso nella critica o fra chi lavora in tv, dietro le quinte e non?

Questo atteggiamento l’ho riscontrato da parte di tutti, anche da parte di chi fa tv. Erano tante le persone che mi guardavano con diffidenza.

Una su tutte?

Non mi va oggi di fare nomi: molte persone si sono ricredute quando ho iniziato la conduzione e hanno visto anche i risultati, con altre invece ho tentato di ricostruire dei rapporti.

Se oggi dovessi indicare un tuo talento o una tua particolare qualità alla conduzione, quale citeresti?

L’ascolto è una qualità che riconosco tutti quelli che lavorano con me, compreso il direttore Stefano Coletta, che è stato il primo a credere in me, affidandomi la conduzione di un programma. Io sono seriamente interessata nell’ascoltare gli ospiti quando parlano e questo permette di sviluppare un’empatia che supera anche il confine dello studio televisivo: continuo, infatti, a sentire tutti gli ospiti che sono stati da me.

Con Coletta hai dichiarato che c’era già stato un primo avvicinamento quando era ancora alla direzione di Rai3. Cosa stavate pensando di realizzare?

Noi ci siamo conosciuti quando lui era già direttore di Rai3 e avevamo pensato di fare qualcosa insieme. Lui mi diceva, vedendomi in contesti extra televisivi, che era sempre stupito dalla mia capacità di fare domande imbarazzanti con grande semplicità, come se a me fosse concesso fare domandi agli uomini che altri magari non potevano fare. Non avevamo parlato però di nessun programma specifico. Poi è stato repentino il suo passaggio su Rai1 e lì la proposta da parte sua è subito stata per un programma di genere che fosse un anti-Harem.

In passato, dopo l’esperienza a Ballando con le Stelle, hai rifiutato proposte che non ritenevi adatte per te. Si parlò di alcune prime serate estive di Linea Verde e di Linea Bianca. Col senno del poi, avresti potuto accettare questi programmi? Ti sentiresti in futuro adatta a condurli?

Linea Verde e Linea Bianca sarebbero potute essere delle belle esperienze in relazione al mio passato come ministro e come politico. Stefano Coletta, per dire, non mi ha mai visto però adatta a un programma del genere, proprio perché riteneva che fossero trasmissioni troppo in continuità con la mia vita precedente. Ho sempre gradito quei programmi e penso che attualmente li facciano bene le persone che li conducono e quindi non valuto neanche l’ipotesi di subentrare un giorno alla loro conduzione. In quel periodo mi arrivavano anche altre proposte che non avevano nulla a che fare con me.

Ad esempio?

Qualcuno mi disse che avrei potuto fare Detto Fatto. Ecco, Detto Fatto è un programma lontanissimo da me, anche per i miei interessi. Le Linee potevano invece essere un’ipotesi percorribile e ci fu anche una mezza proposta, anche se non è mai stata del tutto reale, dal momento che intervenne poi la politica.

Ciao Maschio è un programma di genere, che ha proprio in questa sua specificità una delle sue maggiori insidie. Com’è stato debuttare su Rai1 con un programma così, in una collocazione non particolarmente facile come quella della seconda serata del sabato sera?

Ancora mi chiedo se sono stata più ambiziosa o incosciente nell’accettare di andare in onda tutti i sabati sera contro la regina della televisione italiana, in una collocazione non facile, con un programma che già dal titolo mi ha fatto andare controcorrente. Ho voluto scommettere però su un nuovo format, aggiungendo la presenza nella prima edizione di Drusilla Foer  e quest’anno poi delle Karma B. Ad ogni modo, la dicotomia incosciente o ambiziosa è veramente perfetta per descrivermi.

Qualcuno direbbe che è sicuramente più ambiziosa viste anche le ultime dichiarazioni circa la possibilità di condurre un talk politico: “Mi piacerebbe condurre un format politico diverso, dove i protagonisti possano essere i cittadini”. C’è già qualcosa che bolle in pentola?

Mi piacerebbe un’evoluzione di Ciao Maschio: se oggi le interviste riguardano personaggi noti, in futuro mi piacerebbe più narrare storie di persone comuni, che possano portare la loro quotidianità in tv. Penso che sarebbe molto più interessante sia per il pubblico che per me. Ho trovato straordinari tutti gli uomini che ho intervistato a Ciao Maschio, ma ogni volta che c’è una storia interiore più forte ho messo più passione e più anima nel raccontarla. L’empatia che si crea fra me e l’essere umano che intervisto credo che sia la mia cifra.

Non ho colto però lo sguardo politico.

Non mi sono ancora data una risposta se restare sull’intrattenimento e sull’infotainment o andare più verso la politica. La politica è nel mio dna, ma non vorrei schiacciarmi troppo su quella che è stata la mia vita precedente dopo i tanti sacrifici che ho fatto in questi anni per staccarmi dal mio passato.

Qual è la valutazione che daresti alla Nunzia De Girolamo conduttrice, da zero a dieci?

Più di un sei non mi darei: premierei il mio sforzo per questa trasformazione, ma essendo molto severa con me stessa non sono mai contenta e ritengo di dover fare sempre di più. Nella vita sono una che è salita molto in alto, per poi sperimentare una caduta molto dolorosa. Oggi voglio fare tutto gradualmente, sapendo che l’esperienza e il percorso lento sono meglio del “yes, we can”.