Nando Martellini, Rai Sport ne festeggia i 100 anni

Un omaggio alla voce dei grandi eventi sportivi della tv proprio nei giorni delle polemiche sulla copertura Rai/Eurosport delle Olimpiadi di Tokyo 2020.

“Campioni del mondo! Campioni del mondo! Campioni del mondo!”: per chi è nato almeno negli anni ’70, Nando Martellini è la voce del trionfo degli Azzurri di Bearzot ai Mondiali 1982 in Spagna. Quel triplice urlo, seguito al triplice fischio dell’arbitro della finale del Mundial contro la Germania Ovest, è rimasto nell’immaginario collettivo ed è stata una pietra miliare per le telecronache sportive italiane, tanto da essere ripresa e omaggiata da Fabio Caressa al termine della finale del 2006 contro la Francia (anche se il ricordo va a quel “Il cielo è azzurro sopra Berlino” di Marco Civoli su Rai 1). Ma Nando Martellini non è certo solo quel triplice urlo in una finale mondiale che ha segnato la storia recente del paese, non solo del calcio: a ricordare la sua maestria ci pensa Rai Sport HD (DTT, 57) con una programmazione dedicata in onda sabato 7 agosto, proprio in occasione del centenario della sua nascita.

In questo omaggio non può certo mancare quella finale mondiale del 1982, che viene proposta in sintesi, così come viene riproposta la telecronaca del secondo tempo di Napoli-Juventus del 3 novembre 1985, con Maradona in stato di grazia, e un estratto di “Sprint”, con un servizio firmato da Ugo Tognazzi andato in onda il 27 marzo 1967 col commento in studio proprio di Nando Martellini. Una selezione di materiali curata da Pino Frisoli che ha trovato delle vere e proprie perle scavando nel ricchissimo archivio sportivo della Rai. Chicca da non perdere per gli appassionati è quella proposta da Rai Sport in prima serata: alle 21.40, infatti, va in onda un inedito – del cui ritrovamento il merito  va tutto a Frisoli – che testimonia della bravura di Martellini, ma anche delle condizioni in cui si è trovato a lavorare. L’inedito, infatti, riguarda la semifinale di andata della Coppa dei Campioni del 9 maggio 1968 tra Benfica e Juventus: la Rai non potè trasmettere il match da Lisbona a causa dell’indisponibilità dei ponti necessari per la diretta e così Martellini commentò la sintesi della partita dall’aeroporto di Fiumicino il giorno dopo, per la pagina sportiva del Tg delle 13.30.

In fondo anche oggi si potrebbe dire che il commento avviene lontano dai luoghi dello sport. Il caso di Eurosport alle Olimpiadi di Tokyo 2020 ne è una dimostrazione. E questo centenario non potrebbe cadere in un momento più significativo per lo sport in tv come quello che stiamo vivendo con i Giochi olimpici più parcellizzati e meno visibili degli ultimi anni.  L’omaggio a Martellini per i suoi 100 anni può essere l’occasione per una riflessione sullo stato del giornalismo sportivo, o meglio sulla telecronaca e sul commento degli eventi sportivi, piccoli o grandi che siano. Rivedere in azione un maestro come Martellini è l’occasione per fare il punto su una modalità di racconto che sembra in difficoltà, alla ricerca di un equilibrio tra ‘fatti’ e ‘stile’, tra forma e sostanza.

In questo senso l’esperienza delle Olimpiadi meno televisive degli ultimi anni ha stimolato critiche e riflessioni: da una parte c’è la ‘scuola’ di Franco Bragagna, dall’altra la tendenza sempre più ‘tifosa’ dei commentatori di Eurosport (diventati  un viral content per i social con le Commentators Reactions), nel mezzo continui tentativi di ‘svecchiare’ un racconto che però attinge le sue formule negli archetipi stessi della narrazione.

L’omaggio a Martellini permette, quindi, di fare un confronto col passato e ha anche un altro merito, quello di ricordare la ricchezza dell’archivio sportivo della Rai: ci si augura venga valorizzato come merita viste le chicche che conserva e che potrebbero essere di grande utilità anche per riflettere sulle forme, sull’evoluzione, sul ‘codice’ della telecronaca e del commento sportivo in questo secondo decennio del Duemila, quando sembra che tanto sia cambiato rispetto al racconto dello sport di un tempo, ma che forse non è poi tanto cresciuto o migliorato se paragonato alla classe che fu. Potrebbe essere l’inizio di un ‘genere’ e anche di uno sguardo meno stereotipato all”evoluzione’ di un genere.