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Mompracem, il rischio di Rai Documentari nella domenica di Rai 2

Mompracem – L’isola dei documentari vuole portare i doc nel primo pomeriggio domenicale: collocazione utile?

Rai Documentari cerca spazi nel daytime e ci prova con Mompracem, titolo che cita l’universo salgariano e sceglie la lussureggiante isola che fa da set e cornice alle avventure di Sandokan. Un tocco esotico e un tocco pop. “Un’isola lontana… sognata… un’isola dove immaginare un futuro diverso…” si legge su FB.

Il concetto di ‘isola’ rimanda inevitabilmente all’idea di ‘enclave’ di genere nei palinsesti generalisti, ‘avari’ di contenuti documentaristici nell’immaginario comune (e a un conto puramente matematico di ore diffuse). E così ecco arrivare Mompracem con i suoi 110′ nel daytime domenicale di Rai 2: si inizia domenica 10 ottobre e si parte alle 14.00, insieme alla ‘Zia Mara’ di Domenica IN, agli Amici di Maria De Filippi, agli approfondimenti giornalistici di Mezz’ora in più su Rai 3 in quello che fu lo slot di Quelli che il Calcio. In più, il debutto cade nel pomeriggio della finale per il terzo e quarto posto della Nations League, con l’Italia in campo contro il Belgio: come farsi del male, ancor di più perché QCC sarebbe stato nel suo habitat naturale in questa domenica di calcio internazionale. Ma del senno di poi…

Certo, il documentario può essere un’alternativa per chi non ha voglia di calcio ed è peraltro rimasto anche orfano del talent di Canale 5, slittato al lunedì per evitare la Nazionale in campo, ma è anche una scelta rischiosa se si vuole testare un contenuto ‘diverso’ in una collazione ‘diversa’ per le generaliste: fare un test del genere in un giorno così ‘diverso’ potrebbe rivelarsi un’idea ‘pericolosa’.

Ma cosa offre di ‘diverso’ questo Mompracem?

“Sarà una vera e propria vetrina del documentario, aperta a grandi scenari come la montagna, l’oceano, l’aria, i ghiacciai, i vulcani e molto altro. Tema portante sarà l’avventura umana e l’indagine dell’uomo, alla scoperta del mondo con una forte attenzione ai cambiamenti climatici. Un lungo viaggio nella conoscenza, fuori dalla quotidianità, in cui proporre ai telespettatori un nuovo percorso per capire e riappropriarsi dei valori profondi della vita”

si legge nella nota di presentazione. Fa eco il direttore di Rai Documentari, Duilio Giammaria:

“E’ l’occasione per esplorare e raccontare storie, legate ad eventi o a fatti che hanno segnato la nostra vita, o storie straordinarie, di frontiera, per permettere di avere accesso a ciò che non conosciamo o non abbastanza: dalla natura alla scienza, dall’archeologia all’arte, dalla geopolitica alle nuove forme di convivenza, dalla tecnologia al cinema, dall’ambiente alle grandi biografie di personaggi fino all’approfondimento della storia e della contemporaneità che scandisce il nostro tempo”.

Di tutto un po’, insomma. Una collection di documentari che spaziano, quindi, dalla natura alla società, dall’archeologia alla tecnologia. Si sceglie di partire con la storia di Slava, protagonista del doc “Odissea del lupo”: Slava è un giovane lupo europeo cacciato dal suo branco che deve cercare di sopravvivere da solo, percorrendo oltre 3000 km che lo portano dalle foreste della Romania alla Spagna passando per il Nord-Italia. Il suo viaggio è stato seguito dai biologi che si chiedono anche quale futuro ci sia per le specie che stanno tornando a ripopolare i nostri boschi. Ma c’è da dire che se si fosse optato per un approfondimento sulle condizioni di vita e sulle nuove abitudini di cinghiali e istrici nelle grandi città europee il successo sarebbe stato assicurato. Tanto più in periodi di ballottaggio…

Dicevamo, la novità. Non si tratta di produzioni interne ma di acquisizioni, come peraltro previsto dalle linee guida del dipartimento, chiamato ad “acquistare, pre-acquistare, coprodurre per il pubblico delle reti generaliste ed ha il compito principale di intercettare, soddisfare e ampliare l’offerta di documentari in accordo con le Reti e la Direzione Distribuzione“. Argomenti vari, quindi, non tenuti insieme da un filo logico e narrativo quanto da una cornice di genere e da un intento ‘educativo’:

“Una perfetta occasione per creare un appuntamento fisso e far familiarizzare il grande pubblico con un formato d’approfondimento e di svago sempre più fruito nel mondo, al contempo educativo e innovativo”

si legge ancora nella nota di presentazione.

Eppure di spazi dedicati al documentario naturalistico, sociale, travelling ci sono nei palinsesti Rai, anche con grandi ascolti e ormai entrati nelle abitudini di consumo: penso agli ascolti alti e consolidati di Geo nel daytime di Rai 3, ai contenuti di Kilimangiaro, appuntamento della domenica anch’esso su Rai 3. E soprattutto penso al ricchissimo palinsesto di Rai 5: il percorso ‘educativo’ per il bouquet Rai potrebbe essere anche quello di ricordare che esistono canali dedicati e ricchi di contenuti, ma non è questa la mission di Rai Documentari, che guarda alle reti generaliste. Eppure un pizzico di sinergia in più nella comunicazione – non solo nella progettazione – dei contenuti generalisti, tematici e web sarebbe auspicabile. In attesa di vedere i doc di Mompracem – L’Isola dei Documentari vi consigliamo di recuperare Tanta strada, il viaggio di un gruppo di amici lungo l’Emilia Romagna per raccontare la disabilità andato in onda in seconda serata qualche giorno fa e disponibile su RaiPlay. Questo sì meriterebbe una serializzazione.