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Michela Giraud: La verità, lo giuro! Buone battute ma lo show non decolla

Allo special su Netflix della comica romana manca il guizzo. Non convince del tutto la storia della battuta su Demi Lovato.

Dal 6 aprile è sbarcato su Netflix Michela Giraud: La verità, lo giuro!, special della comica romana diventata molto popolare con la partecipazione alla prima edizione di Lol – Chi ride è fuori su Prime Video, dopo l’exploit di Educazione cinica sul web e tanti anni di stand up comedy sul palco.

Dopo Francesco De Carlo, Saverio Raimondo ed Edoardo Ferrario, Michela Giraud è la prima comedian a sbarcare con uno show tutto suo visibile in 190 Paesi sulla piattaforma di Reed Hastings, ma nonostante alcune ottime battute in un’ora di spettacolo si ha l’impressione che a dispetto del titolo ci sia più che la verità qualche verosimiglianza di troppo.

Risulta per esempio difficile credere che la protagonista non sapesse cosa fosse un non binario, a proposito del tweet scritto su Demi Lovato che voleva farsi dare del “loro” e per questo veniva equiparata da lei al Mago Otelma. Criticata anche in maniera eccessiva su Twitter, si rivela onesta nel ricordare che in quei giorni aveva in uscita un film LGBTQIA+ per Prime Video (Maschile singolare), ma il discorso ha il sapore dell’autoassoluzione, con la citazione evitabile di un premio.  Precisiamo: magari l’attrice ignorava davvero cosa fosse un non binario, ma lo spettatore non riesce a crederci fino in fondo.

Funziona decisamente meglio la parte riservata ai maschi etero, con una battuta niente male (“Ci dovrebbero fare una serie tv, The Walking Etero“), mentre il segmento finale, di solito quello in cui il comico si mette più a nudo, riservato a sua sorella affetta da Sindrome di Asperger, è apparso riuscito a metà (notevole però la frase “Mia sorella odia i poveri e i brutti: è una disabile di destra“).

Rimane nel complesso una sensazione di incompiutezza in questo special comico su Netflix di Michela Giraud, nonostante si tratti di un grande talento comico – è capace di far ridere dandosi un microfono sulla fronte – che con i progetti giusti potrebbe davvero contribuire a innovare il linguaggio televisivo (come conduttrice è apparsa in grande spolvero al fianco di Nek nell’appuntamento pomeridiano dei Seat Music Awards, decisamente fuori fuoco invece in C’era una volta l’amore su Real Time).

P.S. Una nota a margine sul paratesto, ovvero i credits in bianco e rosa: è come se comunicassero “Avete visto? Abbiamo dato lo special a una donna!”. Maggiore fantasia cromatica non avrebbe guastato.