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Mattarella e i suoi sette messaggi di fine anno. Dai 20 minuti dell’esordio al picco d’ascolti del 2020

Per Mattarella sette messaggi di fine anno. Dai 20 minuti di durata registrati all’esordio al picco d’ascolti del 2020, ‘grazie’ al lockdown

Sette anni di Sergio Mattarella che, televisivamente parlando, corrispondono a sette messaggi di fine anno. Come vorrebbe la prassi, come accaduto ai predecessori, eccezion fatta per Giorgio Napolitano, che toccò quota nove in seguito ad una rielezione che lo ha reso il Capo di Stato più longevo della storia della Repubblica. Le sue dimissioni, giunte nel gennaio del 2015, aprirono così le porte del Quirinale all’ex esponente Dc che dovette attendere quasi un anno per apparire in video la sera di San Silvestro.

Terrorismo islamico, lavoro, sicurezza, immigrazione. Questi i temi maggiormente affrontati nei discorsi di fine anno, con il dramma della pandemia venuto a galla solo in coda. Inevitabilmente.

Pronti via, Mattarella si concede un esordio di ben 20 minuti. Un record personale, non assoluto perché negli ultimi tre lustri Napolitano si era superato, bloccando nel 2012 gli italiani davanti allo schermo addirittura per 22 minuti.

Buonasera, un saluto molto cordiale a quanti mi ascoltano”, esordisce il presidente. “L’anno che sta per concludersi ha portato novità, alcune positive altre di segno negativo. L’occupazione è tornata a crescere e c’è stata l’uscita dalla recessione, ma il lavoro manca ancora a troppi giovani”. Poi l’affondo: “L’evasione fiscale ammonta a 122 miliardi, pari a 7 punti e mezzo di Pil”. Doveroso un ricordo di Valeria Solesin, uccisa nell’attentato al Bataclan, seguito dagli auguri a Papa Francesco.

Dodici mesi dopo i minuti complessivi scendono a 16. Mattarella cita sisma, disastro ferroviario in Puglia, Fabrizia Di Lorenzo (morta nell’attacco di Berlino) e apre una finestra sull’immigrazione: “La presenza dei migranti ha accresciuto un senso di insicurezza. È uno stato d’animo che non va alimentato, ma non va neppure sottovalutato. Non rendersi conto dei disagi significa non fare un buon servizio alla causa dell’accoglienza”. Reduce dalle consultazioni per la formazione del governo Gentiloni, all’indomani delle dimissioni di Renzi, Mattarella accenna al Referendum Costituzionale: “C’è stata un’alta affluenza, segno di un’alta maturità democratica. Ho ricevuto molte lettere per le mie decisioni sul nuovo governo. In tanti avrebbero preferito nuove elezioni subito. Non vi è dubbio che in alcuni momenti particolari la parola agli elettori costituisca la strada maestra, ma chiamarli al voto anticipato è una scelta molto seria. Occorre che vi siano regole elettorali chiare. Queste regole oggi non ci sono”.

Nel 2017 va in scena il discorso più breve del settennato: appena 10 minuti, la metà rispetto alla prima uscita. Il Capo dello Stato stavolta guarda alle Politiche, in programma a marzo: “Andremo a votare con una nuova legge elettorale, omogenea tra le due camere”. Puntuali i riferimenti a lavoro e sicurezza, ma sotto i riflettori finiscono soprattutto la tragedia di Rigopiano, l’alluvione di Livorno e le vittime dell’attentato di Barcellona.

Il 2018 è l’anno del governo giallo-verde e nei 14 minuti di intervento Mattarella evidenzia la vocazione europea dell’Italia. Non a caso. “L’aver scongiurato l’apertura della procedura di infrazione da parte dell’Europa dà stabilità. L’Italia ha scelto di investire nella dimensione europea e dobbiamo essere una voce autorevole”. Un pensiero va alle 43 vittime del crollo del ponte Morandi e ad Antonio Megalizzi, ucciso nell’attacco a Strasburgo.

Nei 16 minuti ritagliati il 31 dicembre 2019, Mattarella guarda agli anni venti con ottimismo, ignaro – come tutti – dell’incubo pandemico alle porte. “Dobbiamo riporre fiducia nelle famiglie italiane. Hanno affrontato i momenti più duri, superandoli con sacrificio”. Il presidente ne approfitta pure per ringraziare un’associazione di disabili delle Marche che gli ha donato una sedia: “Sopra c’è scritto: quando perdiamo il diritto di essere differenti, perdiamo il privilegio di essere liberi’. La conserverò con cura”.

Il 2020 è tutto incentrato sul covid. In 14 minuti il Capo dello Stato ripercorre un anno vissuto tra angoscia e speranza. “Vorremmo scuole e università aperte, anziani non più isolati per precauzione, fabbriche, teatri, negozi e ristoranti funzionanti, ospedali non investiti dall’emergenza. Dobbiamo fare memoria di quello che abbiamo vissuto. La pandemia ha scavato solchi profondi, ha aggravato vecchie disuguaglianze e ne ha generate di nuove. Al contempo sono emersi segnali importanti. Stiamo mettendo in atto il piano di vaccinazione. Mai un vaccino è stato realizzato in così poco tempo. La scienza ci offre l’arma più forte, prevalendo sull’ignoranza. Vaccinarsi è una scelta di responsabilità, un dovere. Di fronte a una malattia così fortemente contagiosa è necessario tutelare la propria salute e proteggere quella degli altri. Io mi vaccinerò appena possibile. Dobbiamo preparare il futuro, questo è il tempo di costruttori”. Complice il confinamento forzato e tutta l’Italia in zona rossa, il messaggio ottiene il picco d’ascolti, con gli spettatori che – considerando solo Rai1 e Canale5 – superano gli 11 milioni.

Il congedo, di 15 minuti, è dedicato alla fiducia e all’orgoglio. Mattarella è in piedi, per il secondo anno consecutivo: “Esprimo il mio grazie a ciascuno di voi per aver mostrato a più riprese il volto autentico dell’Italia. Sono stati sette anni impegnativi, complessi. Mi tornano in mente momenti felici e giorni drammatici. Ho percepito l’aspirazione diffusa ad essere una comunità”. Il vaccino resta il tema cardine: “Si avverte un senso di frustrazione, non dobbiamo scoraggiarci. I vaccini riducono danni e rischi, per sé e per gli altri. Ricordo l’impotenza e la disperazione dei primi mesi di pandemia. Cosa avremmo dato in quei giorni per avere un vaccino? Sprecare questa opportunità è anche un’offesa a chi non l’ha avuta. I vaccini hanno salvato vite e ridotto di molto la pericolosità della malattia. Dovremmo ricordare l’abnegazione dei medici, dei sanitari, dei volontari. I meriti di chi fidandosi della scienza ha adottato le precauzioni e ha scelto di vaccinarsi. La quasi totalità degli italiani che ringrazio per la maturità e il senso di responsabilità”.