Mario Acampa: “La tv dei ragazzi è una fortissima palestra. Mi piacerebbe fare un morning show brioso”

Mario Acampa, conduttore di La banda dei fuoriclasse: “Mi piacerebbe portare sulle generaliste un intrattenimento intelligente”

Mario Acampa è indubbiamente uno dei volti più rappresentativi di Rai Gulp. Commentatore del Junior Eurovision Song Contest nelle edizioni 2017, 2018 e 2019, conduttore di La banda dei fuoriclasse dall’aprile 2020 e approdato da questa estate anche su Rai 2 con O anche no, Acampa rappresenta una giovane promessa della televisione italiana.

La tua consacrazione come volto di Rai Gulp è legata alla conduzione di La banda dei fuoriclasse, un programma nato nella fase più emergenziale della pandemia, nella primavera 2020. Come sono stati quei primissimi mesi di trasmissione?

Se devo trovare una parola direi surreali. L’idea però di fare qualcosa per i ragazzi a casa è stato stimolante. Io raggiungevo il centro di produzione attraversando le strade di una città totalmente deserta. Arrivato lì, trovavo solo due operatori e un assistente di studio. In quel periodo però ho sperimentato davvero la vicinanza del pubblico da casa, che era il vero motivo per cui andavamo in onda.

La banda dei fuoriclasse è stato poi riconfermato e oggi fa parte della collaborazione che lega Rai e Ministero dell’Istruzione. Com’è cambiato in questa nuova edizione, da poco partita, il programma?

In questa nuova edizione abbiamo uno studio totalmente rinnovato e ci andiamo ad occupare soprattutto delle STEM, ovvero discipline come matematica, scienze, informatica. Affianco a me ogni giorno si alternano delle scienziate. I nostri divulgatori vanno poi a rispondere a delle domande, che, seppure apparentemente banali, ci permettono di scoprire sempre cose nuove. Il mio ruolo invece è quello di portare avanti l’interazione con il pubblico da casa, essendo in diretta.

Da anni fai la cosiddetta “tv dei ragazzi”. Che cosa rappresenta per te professionalmente? Nel farla ti senti caricato di una particolare responsabilità nei confronti del pubblico a cui ti rivolgi?

Innanzitutto rappresenta una palestra lavorativa fortissima, anche perché ti porta a interagire con i giovani, che non concedono facilmente l’attenzione alla tv, essendo abituati alla velocità di altri media. Le numerose ore di diretta sono poi davvero un grande possibilità di crescita personale, che mi sta tornando utile ora che mi sto cimentando anche in nuovi contesti. Certamente nella preparazione dei contenuti c’è una grande attenzione, prima di tutto per stimolare una visione complessa della realtà e perché attraverso la “tv dei ragazzi” si forma il pubblico di domani.

Nel passaggio su Rai 2 come inviato di O anche no hai sperimentato delle differenze rispetto a quanto fatto fino ad ora su Rai Gulp?

Il cambiamento dello stile di conduzione, inevitabile, non è stato pensato. Ho semplicemente cercato di capire quale fosse il mio ruolo, ovvero ascoltare empaticamente una storia e cercare quindi di capire chi ho davanti, creando una connessione. In questo mi hanno aiutato non solo le tante ore di diretta su Rai Gulp, ma anche il teatro.

A proposito di teatro, la recitazione, che ha fatto a lungo parte della tua carriera professionale, ora mi pare sia stata messa da parte. È possibile che un giorno tu la riprenda?

Ho fatto l’attore con profonda passione per tanto tempo. Ho visto questa esperienza come un percorso dentro me stesso, nella gestione delle mie emozioni, seguendo anche quello che è un approccio molto americano. Ora a teatro mi occupo di regia di opera soprattutto per ragazzi, avendo costruito un’opera kids show, strutturato come trilogia, con l’ultimo capitolo, L’anfora di Clio, reso questa volta film e presentato fuori concorso al Torino Film Festival. A breve poi lavorerò per una stagione ragazzi per un importante teatro.

Quali sono i sogni televisivi che nutri per il futuro?

Mi auguro sicuramente di poter continuare a scegliere progetti in cui credo e in cui mi diverto. Spero di potermi rivolgere a un pubblico più ampio e trasversale, come quello delle reti generaliste, con un progetto d’intrattenimento intelligente, magari anche con un morning show sullo stampo di Good morning America, con un approccio più brioso e meno informativo.

Il 19 dicembre torna su Rai Gulp il Junior Eurovision Song Contest. Sarai di nuovo al commento?

Spero proprio di sì!