Luna Park, un “Paradiso” in formato Netflix, sempre più in cerca di good vibes: la recensione

Una serie tv che cerca le buone vibrazioni tornando indietro nel tempo ed in una location che è fuori dal mondo ordinario: ecco com’è Luna Park

Isabella Aguilar, creatrice di Luna Park, la nuova serie originale italiana disponibile su Netflix da oggi, giovedì 30 settembre 2021, l’ha spiegato bene: “Netflix, dopo Baby, cercava una serie ‘feel good’. Ho pensato che intendesse un mondo in cui hai voglia di tornare e di restare”. Ed il mondo da lei creato è fatto per suscitare emozioni, sorprese, ma soprattutto per prendersi una pausa dal nostro, di mondo.

Luna Park, la recensione: verso un pubblico (anche) più maturo

La storia di Nora (Simona Tabasco) e Rosa (Lia Grieco), due sorelle separata da piccole e che ora, per volontà del destino, si ritrovano, permette a Netflix di compiere un ulteriore passo in avanti nel proprio percorso di produzione in terra italiana. Perché se con serie tv come Summertime, Suburra, Zero, Baby e Generazione 56K raggiungere il target giovane era diventata quasi un’ossessione, con Luna Park le cose, anche se di poco, cambiano.

Dal cast principale (giovani attori di talento di cui vedremo ancora il volto sul piccolo schermo in futuro) alle tematiche toccate (l’amicizia, l’amore, il desiderio di indipendenza) l’occhio viene sì costantemente strizzato a favore del pubblico meno adulto, ma va anche detto che Luna Park propone un intreccio di trame che va a cercare anche i più grandicelli.

A partire dall’ambientazione, un Luna Park della Roma degli Anni Sessanta che rende il contesto narrato ancora più favolistico e staccato dalla realtà di oggi e che permette di fare un viaggio nel tempo parlando un linguaggio differente da quello dei vocali su Whatsapp o dei computer sempre accesi.

Il cast interprete dei personaggi più grandi (ed anche qui si nota un bel salto di qualità: Calabresi, Ragno, Sacchi ed Indovina, giusto per citarne alcuni, regalano maggiore credibilità alla trama), ma anche lo stesso aspirante attore Giggi (Guglielmo Poggi) appartengono ad un tempo che non è più quello di oggi: le canzoni ballate, le parole utilizzate (sfido chiunque adolescente che guarderà la serie a dire che conosceva il termine “financo”) i contesti frequentati se per la maggior parte del pubblico della serie sarà Storia, per qualcuno potrebbe essere Memoria.

La nostalgia si fonde all’universalità di alcune tematiche, facendo di Luna Park la prima Original di Netflix Italia che cerca veramente di avvicinarsi ad una fascia di pubblico sopra i 40 anni. E’ chiaro che il riferimento resta la fetta più grande dei fruitori del servizio streaming, ma non è più l’unica presa in considerazione.

Luna Park e la “Bell’atmosfera” di Netflix

Luna Park serie tv
© Netflix

Da queste considerazioni, possiamo dire che Luna Park è la serie italiana di Netflix che più si distingue dalle altre. Un percorso, questo, iniziato già con Summertime e Generazione 56K e che ora prosegue esplorando un percorso che punta più alle “good vibes” piuttosto che alle dark stories. Aguilar scrive una serie che non ha la pretesa di fare la morale ma che, piuttosto, punta a diventare un rifugio per tutti coloro che cercano una storia semplice ma gradevole e ben recitata.

Ecco, in certi punti la semplicità prende il sopravvento, ma pazienza: Luna Park, a differenza delle altre serie lanciate da Netflix Italia, non si erge ad evento, ma vuole essere una compagnia per una pausa, o una serata senza pensieri. In questo senso, l’obiettivo è stato centrato.

Va detto, però, che Luna Park non è privo di difetti: la sopra citata eccessiva semplicità si risente soprattutto in alcune sottotrame, che sembrano inserite giusto per cercare vie alternative a quella principale e che non trovano il giusto sfogo. Netflix Italia non ha ancora trovato la “sua” serie con cui farsi conoscere al mondo.

Luna Park è il nuovo Paradiso?

Luna Park serie tvOsservando il rapporto tra le due giovani protagoniste, l’ambientazione storica ed il ruolo che hanno le famiglie nella formazione dei singoli personaggi, qualcuno azzarderà il paragone con L’Amica Geniale. Eppure, Luna Park sembra essere più vicino ad un’altra produzione Rai, di tutt’altro tipo: Il Paradiso delle Signore.

Anche in quel caso siamo negli anni Sessanta; anche in quel caso al centro dell’ambientazione c’è un luogo che diventa custode di segreti e sorprese ed anche in quel caso più trame si intrecciano intorno ai protagonisti. Luna Park non è una soap quotidiana, eppure se -facendo fantatelevisione- Netflix decidesse di puntare anche su quel genere, il format ideato da Aguilar ben si adatterebbe ad una pubblicazione quotidiana.

Proprio come Il Paradiso delle Signore, anche Luna Park si fa portavoce di un’atmosfera rassicurante ma capace di riservare novità, di divertire ed al tempo stesso mettere in primo piano storie più cupe, di usare la Storia a proprio vantaggio, inserendosi a metà strada tra la fantasia e la memoria.