Lucio Patanè, dalla vittoria a Cannes con Il Barbiere Complottista alla nuova fiction italiana (aspettando Boris 4): l’intervista

Da Don Matteo ad Un Professore, passando per Bang Bang Baby, Circeo e The White Lotus 2: Lucio Patanè ci dice la sua sullo stato della fiction italiana

Al 75esimo Festival da Cannes da poco conclusosi è stato uno dei protagonisti, tanto da portarsi a casa con il cortometraggio “Il Barbiere Complottista” di Valerio Ferrara il Premio La Cinef 2022, quello rivolto alle scuole di cinema di ogni angolo del mondo. Parliamo di Luciò Patanè, attore che tra tv, cinema e teatro ha all’attivo un curriculum di tutto rispetto.

Proprio in occasione della vittoria del corto in cui ha dato volto al protagonisti, TvBlog è riuscito a scambiare due chiacchiere con lui: ovviamente, abbiamo parlato non solo del corto vincitore a Cannes, ma anche di fiction italiana (che frequenta molto), di quanto sia cambiata e della sua partecipazione ad alcune serie molto attese che devono ancora andare in onda, tra cui un certo Boris 4

Ciao Lucio e benvenuto su TvBlog! Non possiamo non cominciare facendoti i complimenti per il primo posto ottenuto da Il Barbiere Complottista di Valerio Ferrara, di cui sei il protagonista, alla Selezione La Cinef di Cannes! Per chi ancora non lo sapesse, ti va di raccontarci in cosa consiste questo corto e dove è possibile vederlo?

“Ciao Paolo, e innanzitutto grazie molte. Il cortometraggio racconta le vicende di un barbiere della periferia di Roma che per accattivarsi le simpatie e l’attenzione della sua comunità e della sua famiglia fa delle ricerche su questioni improbabili e marginali che per lui però diventano di cruciale importanza rimanendo però vittima delle notizie non verificate di Internet e del meccanismo dei social media per cui non si è nessuno se non si hanno tanti “mi piace” e tanti ‘followers’. Ci sarà una Prima Nazionale ad un Festival ancora da definire e poi sarà possibile vedere il corto sul canale RaiCinema Channel su Raiplay”.

In un tuo post su Facebook ringrazi “un poco anche me”: ci descrivi la soddisfazione nel vedere un lavoro in cui si è creduto arrivare così in alto e vincere “contro” i prodotti provenienti da ogni parte del mondo?

“Sono molto contento perché è il frutto di un rapporto con il regista Valerio Ferrara che viene da lontano ed è anche frutto del lavoro fatto insieme sia prima delle riprese tra varie stesure della sceneggiatura, prove con gli altri membri del cast, che durante le riprese lavorando sulla messa in scena tagliando modificando e integrando le battute”.

Più che aver vinto ‘contro’ sono contento di avere vinto ‘per’: per noi che abbiamo realizzato questo lavoro con passione dedizione e cura dei dettagli, per questo gruppo di ragazzi che iniziano la carriera nel mondo del cinema con una gran bella iniezione di fiducia e autostima. E devo dire che se lo meritano proprio”.

 

Il Barbiere Complottista è una storia davvero dei nostri tempi, in cui tutto è finto e copertura di una verità che non ci viene detta. Una premessa che potrebbe funzionare anche in altri formati… Ce la vedresti bene una serie tv tratta da Il Barbiere Complottista? E se la risposta è sì, che cast immagineresti?

“Il discorso sarebbe molto lungo, ma è ormai da un po’ di tempo che con la cosiddetta narrazione avere degli strumenti per decifrare i fatti sembra essere sempre più difficile, anche perché i fatti non sono più separati dalle opinioni come usava fare il buon giornalismo di un tempo nemmeno troppo lontano. Verità e finzione sono sempre andate d’accordo nell’arte e penso al teatro, alla pittura e al cinema (basterebbe ricordare solo il film ‘Quarto potere’ di Orson Wells), ma quando si tratta della vita pubblica o della vita politica di uno Stato allora la questione si fa più complicata. Per Il Barbiere Complottista più che una serie televisiva vedrei meglio la realizzazione di un film, ma per quanto riguarda il cast dovresti chiedere al regista, non a me”.

Nel tuo curriculum puoi vantare praticamente ogni esperienza che si può ricondurre ad un attore: cinema, teatro, cortometraggi, serie e film-tv, ma anche pubblicità e web-serie. Si potrebbe pensare che per un attore ogni lavoro richieda particolare preparazione, ma di tutti questi generi, qual è (se c’è) quello che effettivamente può mettere maggiormente in difficoltà un interprete?

“In tutti i campi e in tutti i lavori e in particolare in ambito artistico che sia nel teatro nel cinema o nella serialità televisiva secondo me la difficoltà più grande per un’attrice o per un attore si presenta quando si danno le cose per scontate, quando non ci si mette in gioco e non ci si mette al servizio del regista, dei compagni di scena del progetto a cui si lavora. È lì in quei momenti che iniziano i problemi”.

Ti ho fatto questa domanda perché noi su TvBlog ci occupiamo soprattutto di fiction, ed in questi ultimi anni abbiamo assistito ad un’evoluzione in meglio della produzione seriale italiana. Tu sei partito da Don Matteo e sei arrivato a Circeo (che dobbiamo ancora vedere): da “insider”, hai notato quanto è cambiata la fiction italiana?

“Secondo me è cambiato l’approccio di tutti i soggetti che operano nel mondo della fiction e della serialità, a partire dalle reti fino alle produzioni: è già da qualche tempo che si presta molta più attenzione alla scrittura delle sceneggiature ed è da lì che parte tutto. Senza una buona scrittura è molto più difficile fare dei ‘buoni prodotti’ che poi possono anche essere venduti all’estero, generando valore e prestigio per tutto il nostro paese”.

Le piattaforme devono sicuramente aver aiutato… E qui arrivo a Boris: tu sei stato nel cast della prime tre stagioni e sei stato “convocato” anche per la quarta, attesissima, prossimamente su Disney+. Ora, pur sapendo che non puoi dirci assolutamente nulla… Dicci qualcosa, dai!

“Le piattaforme hanno sicuramente aiutato perché hanno portato più concorrenza ed un approccio più sistematico, quasi industriale se si può dire. Per quanto riguarda Boris, sono contento di essere presente nella quarta stagione con un ruolo che mi è piaciuto molto, e soprattutto di essere parte di questo ‘gruppo di lavoro’ che in realtà è più come un gruppo di amici che giocano insieme e si divertono: nei giorni in cui ero sul set sembrava di stare a casa e ogni dieci minuti si sentiva qualcuno del cast o della troupe che rideva, e non solo alle battute scritte sul copione. Di più non posso proprio dire”.

Lucio Patanè

In Un Professore su Raiuno, invece, sei Arnaldo, severo padre del timido Giulio: un personaggio non tra i principali ma importante per sottolineare l’eterno scontro tra genitori e figli. Ci vuoi parlare come hai lavorato sul rapporto Arnaldo-Giulio e puoi dirci se ci sarai anche nella seconda stagione?

“Permettimi di dirti che qui torniamo al discorso della scrittura e della messa in scena con la regia ferma e delicata di Alessandro D’Alatri che ringrazio ancora per avermi scelto e diretto. Per il ruolo di Arnaldo ho cercato di portare in scena la personalità di un uomo all’antica che magari da bambino aveva subito l’autorità del padre con la sua impenetrabile durezza, cosa che Arnaldo ripropone con suo figlio Giulio ma che smetterà di fare grazie alle parole del ‘Professore’ (Alessandro Gassman, con cui mi sono trovato benissimo) che lo faranno ravvedere permettendogli di recuperare il rapporto con il figlio. Per quanto riguarda la seconda stagione al momento ancora non so nulla”.

Il tuo futuro è però segnato da altre due serie: una è la già citata Circeo (co-produzione Rai Fiction e Paramount+), l’altra è la seconda stagione di The White Lotus, serie Hbo girata in Sicilia. Due serie assolutamente differenti l’una dall’altra: cosa puoi anticiparci dei personaggi che interpreti e, più in generale, delle serie stesse?

“In realtà le serie sono tre perché proprio in questi giorni sono disponibili le puntate finali di Bang Bang Baby (su Prime Video, ndr) e anche se con un piccolo ruolo sono molto contento di far parte del cast di questa serie innovativa che mischia i generi e i registri recitativi: sarò presente nella decima puntata. Per quel che riguarda Circeo e la seconda stagione di The White Lotus posso dire che sono state due bellissime esperienze: nella prima mi sono immerso nel clima sociale e politico degli anni ‘70 ed ho avuto così modo di approfondire quella vicenda raccapricciante stando in scena con delle attrici e degli attori bravissimi, ognuno dei quali ha dato il meglio di sé. Nella seconda mi sono trovato in una terra che amo particolarmente, in un contesto bellissimo di una macchina produttiva oleata ed efficientissima, con Mike White un fantastico regista sceneggiatore e produttore con cui abbiamo costruito il personaggio e che lasciava libertà di improvvisare. Per non parlare delle attrici e degli attori americani ed italiani con cui ci siamo molto divertiti”.

Ad oggi hai lavorato a tantissimi ruoli differenti: ce n’è uno che sogni di interpretare ma che ancora non hai avuto l’occasione di farlo?

“Mi piacerebbe interpretare un uomo di potere, un personaggio come Claudio lo zio di ‘Amleto’ di William Shakespeare o come ‘Riccardo III’, sempre di William Shakespeare”.

Ti ringrazio a nome di TvBlog e dei nostri lettori per il tempo che ci hai dedicato… In bocca al lupo per tutto!

“Ma sono io che ringrazio te per questa bella intervista e saluto i lettori di TvBlog. E crepi il lupo!”